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Parigi. La protesta di popolo contro la legge Toubira nuova ‘primavera francese’ (di destra)?

Pubblicato il 23 aprile 2013 da (da Parigi) Mario Marchal
Categorie : Corsivi Esteri

parigiQuesto é un articolo in prima persona, perché l’imparzialità e l’equidistanza giornalistica sono delle gran belle cose ma necessitano del tempo e del distacco necessario dagli avvenimenti tumultuosi di queste settimane, da stasera gran parte dei parigini sarà di nuovo in strada, ad oltranza, a protestare compostamente e a ricevere in cambio zaffate di lacrimogeno dalla polizia e insulti dalla classe politica assediata in parlamento, e colui che scrive sarà fra loro.

Non sono a conoscenza dei termini nei quali i media italiani stiano dando notizia della protesta popolare che infiamma le piazze francesi da oramai diversi mesi. Non lo so ma non nutro alcuna speranza che il trattamento riservato in Italia a questa maggioranza non-più-silenziosa del popolo francese sia diverso da quello da quello adoperato dai giornali e dai soloni mediatici francesi.

“Disinformazione e criminalizzazione” sono ormai le, più che palesi, parole d’ordine dettate dalla politica agli organi stampa. Peccato che il giochino cominci a rompersi di fronte alla capacità di mobilitazione del movimento e al suo essere fluido e trasversale; anche i più agguerriti propugnatori della legge Toubira (dal nome dell’attuale ministro della giustizia) faticano ad incollare l’etichetta di “retrogradi catto-tradizionalisti omofobi coadiuvati da skinheads facinorosi” al 63% (secondo gli ultimi sondaggi) dei francesi che si oppongono alla “filiazione per tutti”.

Perché la storia di questa legge della discordia è innanzi tutto una storia di impostura semantica. Proponendo l’affabile nome di “matrimonio per tutti” si è cercato di rendere dolce la pillola dell’istituzione pubblica di una sorta di eugenismo liberal. Presentando il “matrimonio” come un diritto del quale tutti i cittadini possono beneficiare senza discriminazioni legate all’orientamento sessuale si è bollata qualsiasi opposizione sul merito come intollerante, inutile dirlo, il peggiore insulto proferibile nell’occidente democratico.

Peccato che in tutti i codici civili di questi stessi paesi dell’occidente democratico il “matrimonio civile” non sia che un preambolo legato a doppio filo al riconoscimento biologico della filiazione. Perché il negare per decreto che una nascita non può essere che il frutto di un rapporto tra un uomo e una donna non è solo ingiusto nei confronti dell’oggetto conteso (il nascituro da un utero di servizio affittato per l’occasione) ma è anche profondamente retrogrado e reazionario: senza giri di parole, la maggioranza parlamentare socialista (confortata dai voti di qualche dissidente del centro-destra) sta inscrivendo nel codice il principio per cui “i bambini nascono sotto i cavoli”. Faccio fatica ad immaginare qualcosa di più reazionario.

E allora la protesta continua, malgrado gli insulti, le minacce, le manganellate e chi cerca di dividere il movimento fra quasi-buoni e cattivi. Qualcuno parla di printemps français come una lusinghiera allusione alle “primavere arabe”, qualcun’altro parla di “68 di destra”, ma forse pochi hanno capito che esiste una Francia che il politicamente corretto non ha ancora lobotomizzato, che è capace di grandi slanci, una Francia forse privata del suo passato ma che è pronta a giocarsi il futuro.

Di (da Parigi) Mario Marchal

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