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L’analisi. Ecco come i ‘comunisti’ Napolitano e Rodotà hanno risollevato le sorti del Cav

Pubblicato il 21 aprile 2013 da Luigi Di Gregorio
Categorie : Politica

napolitano-wiredLe elezioni del 26-27 febbraio avevano decretato un vincitore assoluto (Beppe Grillo), un vincitore relativo (Silvio Berlusconi) – che nonostante la perdita di 6 milioni di voti rispetto al 2008 è andato vicinissimo alla vittoria – e uno sconfitto (Pierluigi Bersani) – anzi uno che ha “non vinto”. Tuttavia, il vero capolavoro del “non vincitore” Bersani e della classe dirigente del partito democratico doveva ancora arrivare. Aver perso tra i 10 e i 12 punti percentuali in 3 mesi (a dicembre 2012 il Pd viaggiava sopra il 30% e il Pdl intorno al 14%) è niente in confronto a ciò che è successo dopo, tra i tentativi di formare il governo di minoranza (o della “non sfiducia”) e l’ecatombe verificatasi negli ultimi 4 giorni per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Dopo quasi due mesi di inseguimento inutile ai grillini – con tanto di insulti e dirette streaming poco edificanti – Bersani e i suoi decidono, nel corso di una drammatica assemblea, di virare la rotta di 180° e di proporre per il Quirinale il candidato più gradito al centrodestra all’interno di una rosa di cinque nomi, Franco Marini. Il cambio repentino di rotta non va giù a una bella fetta del partito, anche – ma non solo – per le modalità con cui è stata messa in opera. L’assemblea – e ancor di più ciò che accadeva fuori dall’assemblea – aveva fatto intuire ciò che sarebbe successo il giorno dopo in Parlamento, ma la realtà ha superato la fantasia: il centrodestra ha votato compatto Marini, mentre il centrosinistra si è spaccato con Vendola e i suoi che hanno votato per Rodotà e il Pd che si è rilevato pieno zeppo di franchi tiratori (alcuni dichiarati, vedi i “renziani”) per “ammazzare” la candidatura votata a maggioranza dall’assemblea della sera prima.

Lo schiaffone arriva duro, tocca correre ai ripari: basta inseguire Grillo e dunque no a Rodotà – altro candidato col dna di centrosinistra – basta inseguire Berlusconi, nonostante Marini sia uno dei fondatori del Pd; meglio fare un nome che compatti il partito: Romano Prodi, l’uomo dell’Ulivo, dell’Unione e che ha dato i natali al Partito Democratico. Scelta approvata per acclamazione in assemblea e puntualmente impallinata nuovamente all’atto del voto segreto da circa 100 rappresentanti del partito di Bersani.

A quel punto, la coalizione maggioritaria non aveva più nomi possibili, li avrebbe bruciati tutti..Erano rimaste due sole alternative: convergere su Rodotà, in netto ritardo e comunque col rischio di bruciare anche lui e di aprire un nuovo fronte con Grillo e la sua comprovata inattendibilità come partner di un eventuale maggioranza; provare a convincere Napolitano a farsi rieleggere per mettere una toppa a questo enorme pasticcio. E’ andata in porto la seconda opzione, col paradosso che nel corso dell’ultima votazione abbiamo avuto un ballottaggio tra due comunisti storici e autentici – Napolitano e Rodotà – e un solo vero vincitore, l’anticomunista per definizione, colui che votò contro Napolitano 7 anni fa e che oggi può brindare a suon di sondaggi trionfanti di aver tritato il suo principale avversario politico: Silvio Berlusconi.

Risultato: oggi il Pdl è nettamente il primo partito nei sondaggi e il PD – per dirla à laBersani – è un “non partito”…

Di Luigi Di Gregorio

Una risposta a L’analisi. Ecco come i ‘comunisti’ Napolitano e Rodotà hanno risollevato le sorti del Cav

  1. …..beh…..PDl proprio NETTTAMENTE primo partito non direi proprio. L’articolista si e’ dimenticato di un certo Beppe grillo. Il MS5stelle sara’ all’articolista sicuramente sgradito ma piaccio o non piaccia era il primo partito alla Camera ed e’ in forte ascesa dopo i fatti degli ultimi giormi e il crollo verticale del PD.
    E’ un dato di fatto.
    Punto.

    Ago

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