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Quirinale/Vincitori&Vinti. La restaurazione di Re Giorgio e gli highlander D’Alema e Cav

Pubblicato il 20 aprile 2013 da Michele De Feudis
Categorie : Corsivi Politica

napolitanoRe Giorgio resta al Quirinale e costringe la regina Clio a svuotare gli scatoloni del trasloco in programma. La guerra di fine Seconda Repubblica registra il ritorno in campo di Napolitano, elemento stabilizzatore di un sistema sull’orlo di una crisi di nervi. Il secondo mandato è un unicum nella storia Italia. La corsa al Colle lascia sul campo di battaglia morti, feriti e qualche vincitore.

Napolitano. Scioglie la riserva per una ricandidatura solo dopo quattro infruttuose votazioni e una commissione dei saggi che resterà negli annales della Repubblica come un tentativo tanto sterile quanto surreale di dare una scossa al Palazzo. Ora gli tocca “gestire”, con la forza della rielezione, la crisi in atto. La Costituzione è carta straccia. Siamo già in pieno presidenzialismo.

Bersani. Il Pd nel giro di sei mesi è passato da partito egemone a soggetto politico disintegrato in mille rivoli. Lo smacchiatore di giaguari è letteralmente atterrato prima dai grillini e poi dalle fronde interne. Le dimissioni fanno calare il sipario su una delle più ambiziose riverniciature del postcomunismo italiano. Ma al segretario piacentino, oltre ai tanti errori, va riconosciuto l’onore delle armi per aver tentato di dare un profilo governista a un partito schizofrenicamente malato di cupio dissolvi.

Prodi. Usato e scaricato. Il professore emiliano è stato nuovamente tradito dal centrosinistra che aveva reso per due volte vincente nelle urne. La gratitudine non è un sentimento della politica. Ora potrà “pedalare” nei deserti del Mali, con una bici cinese…

Grillo. Emergono le prime forti contraddizioni nel progetto cinquestellato. La rivoluzione dei grillini non fa rima con rottamazione ma con riesumazione: è il caso del professor Stefano Rodotà, giovanotto di oltre ottant’anni, presentato come sacerdote nuovista quando ha un trascorso politico partitico ben definito. Tanto rumore per nulla?

Berlusconi. Dato per sicuro perdente, risulta più vivo e vegeto che mai nella fase post elettorale. Se alla presidenza della Camera c’è l’ostile Boldrini, al Senato Pietro Grasso non è tecnicamente una toga rossa, mentre al Quirinale è stato sventato il tentativo di portare l’eterno nemico Romano Prodi. Il peggio sembrerebbe essere passato.

D’Alema. Ha nuovamente sfiorato la nomination per il Quirinale. Ma a differenza di Prodi e del lupo marsicano Marini, non si è bruciato nella corsa e resta uno degli strateghi democratici più lungimiranti. E se andaste a rivedere “Controcorrente”, il libro intervista scritto con Peppino Caldarola…

Renzi. Ha cercato di svolgere un ruolo determinante nel Pd, azzoppando Marini e (forse) Prodi. Nel breve periodo non è un tattico eccelso. Ha dalla sua l’anagrafe. Basterà per non affogare nella palude dei democrat?

Monti. Non pervenuto. Anzi, qualcuno fa sapere che rosica. Il professore bocconiano è stato più o meno irrilevante. Il suo mentore, invece, è ancora lì sul Colle. Non gli resta che acquistare la biografia di Re Giorgio da www.ilfoglio.it.

Marini. Sindacalista di lungo corso, democristiano doc, è stato condannato ad una doppia trombatura. Alle politiche e nell’elezione per il Quirinale. Non meritava tanta acredine. I lupi ululano di rabbia in tutta la Marsica. Alla luna.

Vendola. Registrare tutti i suoi cambi di opinione negli ultimi tre giorni è un’impresa ardua. Alla fine rompe col Pd e vota Rodotà, il giovane Rodotà. Il grillismo malattia senile del postcomunismo pop? Ai posteri… Intanto, con la possibile implosione del Pd, il governatore pugliese torna in pista per aggregare le sinistre in crisi d’identità. Stavolta, però, non basterà un profilo internet per svolgere un ruolo centrale nelle prossime partite.

La Russa&Meloni. Le manifestazioni antiprodiane hanno fatto ritornare Giorgia ai tempi del movimento studentesco gli Antenati… La destra rinasce movimentista e puntando sul Capitano Ultimo rinnova il patto simbolico con l’area delle forze dell’ordine. Un possibile inciucio Pd-Pdl apre praterie per una opposizione sovranista. I fratelli d’Italia sapranno approfittarne?

@waldganger2000

Di Michele De Feudis

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