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Il caso. Il perbenismo rosa censura Fabri Fibra: escluso dal concerto del Primo Maggio

Pubblicato il 17 aprile 2013 da Giovanni Marinetti
Categorie : Cronache Musica

Fabri Fibra "guerra-e-pace"Se non è censura questa, è qualcosa che le assomiglia molto: niente concertone del primo maggio per Fabri Fibra. I sindacati ci hanno ripensato – dopo averlo invitato come big – e hanno dato il benservito al rapper. Il motivo, ovviamente, è dettato dal politicamente corretto: dicono che Fabri Fibra lancerebbe, nelle sue canzoni, messaggi contro le donne. I movimenti femministi si sono scatenati  e il “misogino” è stato bruciato sull’altare di un certo perbenismo rosa. Più che sensibilità tutelate, sembra la vittoria di una forma moderna di discriminazione. Perché, insomma, il punto è che un artista viene escluso per la sua arte, non conforme a certi parametri.

Il rap, poi, è sempre rappresentazione della società, compresa la sua parte più violenta. Lo stesso Fabri aveva già spiegato all’Huffington Post: «Il rap, come il cinema, racconta delle storie, alle volte crude alle volte spensierate. Spesso le rime e il rap servono per accendere i riflettori dove c’è il buio. Nemmeno Quentin Tarantino, con i suoi film spesso crudi, crede o incita alla violenza; quella non è la realtà. I suoi film non sono documentari. Il rap segue lo stesso principio». Il sospetto, allora, è che Fabri Fibra sia stato escluso perché non fa parte “del giro” di compagnia, un corpo estraneo facile da colpire. Perché lo avessero invitato, lui vera stecca del coro, è un mistero. Molto meglio un cantante che fa allegria e “compagno”, terzomondismo di maniera rassicurante per il popolo del concertone.

Colpisce fortemente, però, che nessuno degli altri partecipanti abbia preso una posizione forte, come accaduto ne 2004, quando al concertone fu imposta la diretta “in differita”; oggi, nessuno grida allo scandalo. E questo è, a modo suo, scandaloso. Sarebbe bello se gli altri artisti invitati minacciassero di disertare il concerto in nome della difesa della libertà di pensiero. Perché le occasioni perse sono due: quella di parlare di violenza sulle donne, permettendo a Fabri Fibra di spiegare il suo pensiero e quindi la cultura rap; quella di ascoltare una voce fuori dal coro, che male non farebbe ai ragazzi del pubblico.

Aveva capito tutto Elio, e bastava ascoltare il suo ultimo singolo, Il complesso del primo maggio. Eppure, il problema, più che “il complesso della festa del lavoro”, è di quelli che, provocatoriamente, potrebbero essere definiti i complessati del primo maggio. Diciamocela tutta, l’uomo del “Rap futuristico”, il concertone non se lo meritava proprio. Tutto sommato, tutto è bene quel che finisce bene.

Di Giovanni Marinetti

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