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Ora l’Iran schiera in prima linea le donne ninja

Pubblicato il 23 febbraio 2012 da Hans-Peter Briegel
Categorie : Scritti

Non è un modo esotico per scaricare i nervi dopo una giornata alla Goldman Sachs e nemmeno uno stratagemma per contrastare la decadenza delle carni. Per le donne iraniane, in buona parte ancora immuni dagli scadimenti delle veneri occidentali, il ninjutsu è una missione di vita. Sono, infatti, oltre tremila le signore perfettamente addestrate a combattere secondo i codici di questa secolare arte marziale giapponese, impiegata con profitto dai nipponici in situazioni di conflitto non ortodosso.

Pugni e calci devastanti, ma anche prese ed acrobazie di rara difficoltà, oltre al ben noto arsenale di spade, archi, nunchaku e shuriken: padroneggiare tutto questo è il minimo sindacale per diventare kunoichi e cioè una donna ninja, una guerriera temprata nel fisico, equilibrata nello spirito e micidiale nell’azione. Sia ben chiaro, i risultati non si ottengono facilmente. Per conquistare un livello accettabile e mantenerlo nel tempo bisogna allenarsi una vita intera, dai 5 ai 56 anni senza soste. Eppure, nonostante le evidenti difficoltà, la truppa di aspiranti combattenti conta oltre 24.000 unità pronte a trasformare l’Iran nel nuovo set di un kolossal in stile La Tigre e il Dragone.

Nella monumentale riconversione alla lotta delle energie del gentil sesso, tuttavia, non c’è nulla di filmico: l’obiettivo, a quanto pare, è quello di addestrare le donne in funzione anti-israeliana e di poter godere del prezioso contributo di un’inedita armata rosa qualora la situazione dovesse precipitare. Nonché di fornire un’alternativa concreta alla diffusione del Krav Maga, tecnica di combattimento elaborata a metà del secolo scorso dal militare cecoslovacco Imre Lichtenfeld su richiesta del governo israeliano e adottata, fra gli altri, da Cia e Mossad. Naturalmente non si tratta di un’arte marziale, bensì dell’ennesimo prodotto occidentale, efficace quanto si vuole, ma pur sempre concepito in laboratorio, pompato dalla cultura dominante e promosso da Hollywood attraverso la pellicola Via dall’incubo con Jennifer Lopez. Un film, non a caso, diretto proprio al pubblico femminile. Ma l’Iran, come sempre più spesso accade, ha rilanciato la sfida, in barba a tutti i pregiudizi occidentali che vorrebbero le donne di Teheran sempre e comunque relegate in panchina. Se bisognerà combattere ci saranno anche loro.

Di Hans-Peter Briegel

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