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Il caso. Ignazio Marino: la sinistra antifascista e laicista ha il “suo” candidato sindaco di Roma

Pubblicato il 12 aprile 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Cronache Politica

Ignazio MarinoUn medico al capezzale della Città Eterna. Il centrosinistra, insomma, ha scelto di affidarsi a Ignazio Marino per le prossime elezioni amministrative: il chirurgo dovrà fronteggiare l’uscente Gianni Alemanno la cui popolarità – da tempo – non appare proprio al top tra i romani. La candidatura di Marino è scaturita al termine delle primarie di coalizione in cui il medico ha letteralmente stracciato il giornalista David Sassoli, la candidatura più vicina all’establishment del Pd.

 Polemica sui rom avvistati in massa alle urne a parte, il fatto politico sta che pure le primarie romane, come quelle di Napoli (ricordate la polemica dei voti ‘cinesi’ pagati a 10 euro l’uno? Eletto Cozzolino ma prologo della vittoria di Gigino De Magistris), non sembrano essere servite a portare acqua al mulino del centrosinistra “di governo”. Anche perché la cura del dottor Marino, finora, è parsa alquanto blanda. La sua ricetta per la Capitale, per adesso, prevede una bella dose di beneficenza, un po’ di retorica antifascista e qualche idea forse un po’ strampalata per sconfiggere la criminalità organizzata, del tipo “liberalizziamo la droga”.

 Certo, fa parte del gioco e chi si candida a sindaco della capitale d’Italia non può certo limitarsi ad un programma amministrativo senza nessun accenno alla sfera valoriale e “metapolitica”. Il rischio che corre Marino (ed il centrosinistra) però è quello di radicalizzare un confronto già di per sé aspro. Strategia validissima per chi si presenta alle ali estreme – o all’ombra delle Cinque Stelle -, non certo per chi vorrebbe essere elemento di sintesi del maggior partito moderato.

Insomma, se non ci saranno clamorose rivisitazioni, Alemanno rischia di ritrovarsi al Campidoglio senza un vero motivo. Perché? Prima di tutto perché non si possono vincere le elezioni puntando, ad esempio, solo sul solito allarmismo di maniera (dovremmo tornare a sorbirci le prediche sulla celtica di Alemanno? Restituiranno la patente di “destra” al genero di Rauti? Dio non voglia…), né sull’attivismo laico e volontarista indirizzato a Terzo Mondo, migranti e affini (non perché non sia meritorio, ma perché oggi le priorità sono cambiate, Boldrini e Civitanova Marche insegnano).

Il dottor Marino insomma, adesso, è chiamato a fare il trapianto più duro, anche più impegnativo di quelli effettuati all’inizio degli anni ’90: dovrà essere in grado di accattivarsi pure i voti del centrodestra. Se no prepariamoci ad una Roma a Cinque Stelle perchè un Alemanno bis, almeno per il momento, appare molto meno scontato.

@giovannivasso

Di Giovanni Vasso

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