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Il caso. Ingroia, Di Pietro e De Magistris: il declino imprevisto del partito delle toghe

Pubblicato il 11 aprile 2013 da Fernando Adonia
Categorie : Cronache Politica

ingroia de mag di pietroIl Csm dice la sua: Ingroia va ad Aosta. Punto. Ma a fare cosa? Come disse profeticamente Silvio da Arcore: «A intercettare gli Stabecchi». Finisce dunque nel modo peggiore possibile la vicenda politico-professione del magistrato più rivoluzionario presente tra le procure, ovvero dell’ultimo comunista in terra d’occidente. L’organo di autogoverno delle toghe mette, infatti, un paletto fermo su di lui e sulle manovre veterodemocristiane di un Rosario Crocetta “raccogli tutto”, protagonista assoluto in Sicilia di una rivoluzione mediatica che ha tutto il sapore di una campagna elettorale permanente.

Se Berlusconi dunque ha sempre parlato di toghe rosse, forse con un pizzico di sacro, e appunto per questo odiato, realismo; oggi deve essere smentito sul campo. Ma nel bene. Il Csm ci salva dal pastrocchio civile di vedere Ingroia al vertice della Riscossione Sicilia spa, ovvero gli esattori della Regione siciliana. Forse Crocetta ha voluto non vedere quanto sia pesata, nella sconfitta elettorale del cartello di Rivoluzione Civile, la proposta di confiscare i beni degli “evasori fiscali”. Una proposta a metà strada tra lo chic e lo choc, ma che lo stesso ha fatto sudare freddo all’Italia intera. Il Bel paese è infatti la nazione occidentale con la più alta pressione fiscale. Dove, anche il più diseredato, oggi, è per forze di cose un evasore, anche inconsapevole. Le presunte toghe rosse ci hanno salvato dunque dal Comunismo, ma quello vero. Quello che, non solo si fa garante dei più poveri, ma che odia davvero chiunque non sia del loro convento. È giusto, dunque, ringraziale.

Intanto però l’esperienza dei magistrati in politica rivela tutti i suoi limiti. Di Pietro è scomparso dalla scena. Il neo Presidente del Senato, Pietro Grasso, è sull’orlo di una crisi di nervi, costretto a schivare giornalmente le frecciate di un Marco Travaglio ebbro di giustizia e quelle di un altro pm dal curriculum irreprensibile, Giancarlo Caselli. Che dire poi di Luigi De Magistris. Di farcela, ce l’ha fatta. La Rivoluzione è scoppiata davvero. E a suon di bombe carta pure. Ma contro di lui. Non parliamo infatti dell’assalto al Palazzo d’inverno. Ma di quello del municipio del capoluogo partenopeo. Preso d’assalto in forza di un tema tanto caro al proletariato della steppa vesuviana, la Ztl. O Gigetto, ma c’hai cumbinato!?!

Di Fernando Adonia

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