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Il caso. Le esibizioni delle Femen e la reazione di Putin: “Di politica si parla con i vestiti”

Pubblicato il 10 aprile 2013 da Alfonso Piscitelli
Categorie : Esteri

putin-femen-merkelIl colmo per una Femen: mostrare il seno (assai esiguo) a Putin ed essere presa allegramente per i fondelli da quello che non ci sta a passare per il “grande dittatore”.

Putin in verità ha affrontato e risolto con arguzia agguati ben più complicati. Non è stato difficile per lui smontare l’ennesima provocazione conformista che il gruppetto delle Femen ha messo in scena durante la sua visita ad Hannover. Mentre la Femen mostrava la sua tettina scialba e strillava contro le discriminazioni dei gay in Russia, Putin sorvolava con allegrezza. “La loro azione mi è piaciuta anche se non ho capito bene quello che urlavano, perché gli agenti della sicurezza che potevano essere più gentili hanno fatto bene il loro lavoro”. A mettere ko le contestatrici erano stati non i rudi agenti dei servizi russi, ma gli altrettanto rudi agenti della Polizei tedesca. Ha concluso serafico l’ex agente del KGB “Non è stato niente di terribile, anche se sarebbe meglio avere i vestiti quando si vuole discutere problemi politici”.

Le Femen invece amano esporre la loro “nuda” verità sia in materia di politica che di teologia. Negli ultimi mesi hanno manifestato in piazza San Pietro,hanno segato una croce in Ucraina (forse per non essere da meno delle Pussy Riot): era la croce che sovrastava il monumento alle vittime del comunismo in una nazione in cui Stalin negli anni Trenta aveva pianificato lo sterminio per fame di sette milioni di persone!

Un passo troppo audace l’hanno compiuto in Tunisia rivendicando il diritto al possesso personale del corpo femminile contro le limitazioni della Sharia. Qui purtroppo l’adepta maghrebina delle Femen ha pagato di persona l’aver voluto spingere la contestazione fuori dagli ambiti tolleranti dell’Europa. Della Femen tunisina si sono perse le tracce e siamo arcisicuri che nei prossimi anni le attiviste continueranno a inveire contro le cupole del Vaticano e del Cremlino, ma si guarderanno bene dal rompere le scatole ai salafiti…

Ma chi c’è dietro la seconda di reggiseno delle Femen? Pare che le Femen come le Pussy Riot appartengano alla scuderia della medesima agenzia di spettacolo e che questa agenzia riceva finanziamenti dal solito signor Soros.

Nella grande partita a scacchi tra la dirigenza russa e le organizzazioni di impronta filo-occidentale il gruppo femminista-arrabbiato aggiunge un tocco color carne. A metà gennaio le Femen manifestavano a seno nudo in piazza San Pietro mentre Benedetto XVI parlava, mostrando sulla carne scritte del tipo “In gay we trust”. Ma per un petto nudo non è crollato San Pietro così come non crolla San Pietroburgo.

Torniamo alla voce finanziamenti: finanziatori stranieri versano ogni mese la quota d’affitto di 2.500 dollari per la loro sede di Kiev. Sempre con finanziamenti stranieri le Femen hanno aperto a Parigi un centro di addestramento delle modelle attiviste. Tra i nomi dei generosi sponsor sputano quelli del miliardario  tedesco Helmut Geier e dell’americano Jed Sunden, “uomo d’affari americano con molti interessi a Kiev”.

Ogni trasferta di protesta costa qualche migliaio di euro, più ovviamente il tornaconto personale delle modelle. La leader Femen ha candidamente affermato: «Cerchiamo di farci invitare per ridurre le spese».

Di Alfonso Piscitelli

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