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Politica. Il richiamo della foresta (a sinistra) e i primi passi del Movimento Cinque Stelle

Pubblicato il 8 aprile 2013 da Gianfranco de Turris
Categorie : Corsivi Politica

grilloCome previsto anche dal sottoscritto, ma del tutto prevedibile, i “cittadini portavoce” del M5S non si sono saputi sottrarre al richiamo della foresta del PD e della sinistra in genere. Infatti, tra i 165 eletti a Camera e Senato moltissimi provengono da quelle esperienze politico-ideologiche estremamente difficili da rimuovere o dimenticare.

La votazione di Grasso come presidente di Palazzo Madama è stato un primo sintomo. La marcia No-TAV in Val di Susa, un secondo esempio. Le voci, anche con contestazione in piazza, contro la mancanza di un appoggio al tentativo di Bersani, sono un altro sintomo. Dichiarazioni sparse, messaggi e interventi in Rete da parte della “base”, dimostrano di che pasta sia fatto il popolo grillino: nato per “distruggere il sistema” (parole del comico genovese) se potesse entrarvi e consolidarsi dentro, ne sarebbero contentissimi. Infatti poi, lo gestirebbero come loro meglio piace: si vedano quali sono le leggi che proporrebbero (e per frenare queste fughe in avanti il Beppe li ha riuniti quasi tutti in una scampagnata-conclave per redarguirli, indottrinarli e tracciare la loro via futura. Tutto in segreto, loro che amano la trasparenza ma solo quando deve essere altrui!)

Che il M5S sia percepito all’esterno come una “costola della sinistra” (per usare il famoso termine dalemiano nei confronti della Lega quando tradì Berlusconi) lo prova anche la singolare decisione di alcuni esponenti di sinistra della comunità ebraica romana che si sono dimessi dalle loro cariche in polemica con il loro presidente, Riccardo Pacifici considerato vicino al sindaco Alemanno, che ad un giornale israeliano aveva dipinto i movimentisti come peggio dei nazisti e affermando che i suoi correligionari avrebbero lasciato l’Italia se avessero preso il potere! Non è vero, non è così e quindi noi ci dimettiamo!

Ora si avvicina la data per la votazione del nuovo capo dello Stato con un parlamento spaccato in tre o quattro gruppi equivalenti. Il PD, che ha la maggioranza dei mille elettori a partire dalla quarta votazione, potrebbe fare – grazie al Porcellum che il centrodestra ha inventato e non ha voluto cambiare – quel che gli pare, ma se volesse una “scelta condivisa” si rivolgerà al centrodestra o ai grillini? Questi ultimi, a quanto pare, il loro candidato ce l’hanno già: quel Romano Prodi che tanta straordinaria prova di sé diede quando era a presidente dell’Iri e presidente del consiglio…

Fosse eletto lui, veramente si dovrebbe dare le dimissioni da italiani, e dovremmo ringraziare gli amici di Destra che hanno votato cinquestelle per dispetto, per rabbia anticasta, per aiutare Grillo “ad abbattere il sistema”. Il risultato sarà invece le tre massime cariche dello Stato in mano alla sinistra e un cattolico progressista, impresentabile, che sa esprimersi solo per borbottii, che ridacchia insulsamente, che vive di luoghi comuni, come presidente della Repubblica per i prossimi sette anni.

Non è che, del resto, gli altri noni proposti da sinistra siano migliori: da Zagrebelsky del Clan Repubblica, aedo dell’antifascismo, a nomi assurdi e provocatori come la pm Boccassini e la giornalista Gabanelli! Anche il  loffio sindacalista democristiano in pensione Marini. Spero sia soltanto una battuta quella che indica in Amato il candidato del centrodestra, cioè un esponente della Prima Repubblica che casca sempre in piedi, trova sempre dove sistemarsi, ha pensioni di centinaia di migliaia di euro l’anno, ed è quello che ci rapinò i nostri conti corrente tra il sabato e la domenica di un ventennio fa, antesignano più cinico di quel che è stato fatto a Cipro. Non è credibile.

Staremo a vedere come finirà, sperando di non assistere all’eterogenesi dei fini.

Di Gianfranco de Turris

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