17

Libri. “Sulle scogliere di marmo” di Jünger, l’epica del “noi” nella voglia di ricominciare

Pubblicato il 26 agosto 2015 da Renato de Robertis
Categorie : Cultura Libri

jungerUno scontro finale. L’ascolto delle voci funeste del nemico. E il nemico è forte. Il suo esercito di tagliagola va all’assalto, non si ferma tra la pianura e le scogliere. Non è un film. È la grande metafora di Ernst Jünger del romanzo “Sulle scogliere di marmo” (1939). In questi mesi, abbiamo riletto o “Le tempeste d’acciaio”(1920), il romanzo della Prima guerra mondiale che è stato collegato al centenario del conflitto. O siamo stati sedotti dalla recente pubblicazione “San Pietro”(1957), il ‘diario sardo’ con cui lo scrittore contempla un Mediterraneo sacro e primigenio. Con questo impegno critico, però, non abbiamo più aggiornato un’opera jüngeriana dal gusto epico, ossia, un’altra volta, non siamo entrati nel disegno allegorico del romanzo “Sulle scogliere di marmo.”

In questo romanzo, una terra pacifica è devastata dalle soldatesche del malefico Forestaro. Le sue truppe sono impetuose. Intanto il popolo della scogliera è smarrito e tiene “consiglio di guerra anche prima di una battaglia perduta” e tiene pronte le spade per l’ultima battaglia. Ma il popolo che pare sconfitto non è  condannato dal destino. I popoli imparano molto dalle sconfitte. I suoi guerrieri diventano dei modelli. Modelli sofferenti… Nelle interpretazioni dei classici letterari, i guerrieri battuti che resistono, ora dopo ora, in fondo siamo noi.

In questo senso l’opera “Sulle scogliere di marmo” ritorna al lettore come epica. La consapevolezza della rovina, le minacce storiche che devastano la comunità, le civiltà che scompaiono: questi i motivi dell’epica jüngeriana. “Vi sono epoche di decadenza (…) che si vanno disfacendo; e se siamo impigliati in tale epoca, anche noi barcolliamo qua e là…” E il trovarsi sul precipizio è peculiarità di questo romanzo. Le case bruciano. I traditori sorridono. Le truppe avverse devastano ma la narrazione finisce poi in una corsa valorosa che salva il popolo tra “un mare di fiamme.” Con ciò lo scrittore tedesco disegna il riscatto finale. E la sua poesia è eroica. Dovrebbe essere inserita nei manuali di epica dopo i racconti in versi delle gesta dei guerrieri franchi o dei cavalieri di Britannia. Con una nuova tensione interpretativa,  “Sulle scogliere di marmo” rappresenta un testo di epica contemporanea, cioè il romanzo della dignitas, della vittoria insperata, e del ritorno alla “pace della casa paterna.” Jünger così è omerico. Il Forestaro è crudele come il Ciclope. La nebbia e le ombre del romanzo spingono a pensare ad un Ade medievale. Come nell’Odissea, poi le cose non reali diventano vere, tanto che un “cerchio di serpenti” si scaglia contro l’esercito selvaggio del Forestaro.

Il problema critico è sempre lo stesso: tentare il ritorno ad una ‘mistica della letteratura’, chiedere slanci ideali alle pagine scritte, ritrovare così il discorso sul destino dell’uomo. Appunto per questo, rileggere “Sulle scogliere di marmo” significa voler assegnare alla letteratura un’identità premonitrice; proprio perché “la parola è regina e maga ad un tempo”, come dice la voce plurale del romanzo. Ed ecco la centralità tematica: la narrazione di Jünger è un noi. La voce dello scrittore è plurale. Essa alimenta una necessità critica pressante: il voler riscoprire modelli di un noi narrante. Per andare lontano dalla dimensione individuale del romanzo. Per scrivere di noi che “…cadiamo allora da torbide gioie in torbidi dolori; e la coscienza del nostro disperdimento, la quale è pur sempre vivace in noi, ci fa sembrare più allettevoli passato e avvenire…”

Aver resistito mentre gli invasori devastavano. Aver atteso. Esser poi tornati alla casa paterna distrutta per ricostruirla. Questo rileggiamo in un libro che chiede agli uomini di restare uniti. Uniti contro bottegai e squartatori. Un romanzo questo che si sottrae all’individualismo e alla fine avverte di riedificare la casa della comunità ripartendo, inevitabilmente, dalle rovine,“Non una casa viene costruita, non un’architettura progettata, ove la ruina non sia implicita, posta quale pietra di fondamento…”

@barbadilloit

Di Renato de Robertis

17 risposte a Libri. “Sulle scogliere di marmo” di Jünger, l’epica del “noi” nella voglia di ricominciare

  1. Sulle Scogliere… è un simbolo della libertà. Il forestaro era forse Hitler. Al giudizio dell’articolista si puo’ aggiungere che Junger è libertà e ritorno alla giustizia.

  2. Ma stiamo parlando dello stesso Junger che scrisse le tempeste di acciaio con dedica particolare ad Adolf Hitler soprannominato dallo stesso ‘ Al Fhurer Nazionale ‘ e che.lo stesso Hitler salvò dalla prostrazione dei congiurati con la famosa frase ‘ junior non si tocca ” ? Insomma non vorrei vedere arruolato anche E.JunGer tra le fila degli antifascisti, visto che ultimamente se ne vedono e sentono di tutti i colori … June e Von Salomon erano semplicemente molto più a destra dello stesso Hitler …

  3. La vendetta di Catilina ha scritto:
    26 agosto 2015 alle 10:59
    Ma stiamo parlando dello stesso Junger che scrisse le tempeste di acciaio con dedica particolare ad Adolf Hitler soprannominato dallo stesso ‘ Al Fhurer Nazionale ‘ e che.lo stesso Hitler salvò dalla prostrazione dei congiurati con la famosa frase ‘ Junger non si tocca ” ? Insomma non vorrei vedere arruolato anche E.JunGer tra le fila degli antifascisti, visto che ultimamente se ne vedono e se ne sentono di tutti i colori … Junger e E.Von Salomon così come la maggioranza degli intellettuali della Rivoluzione Conservatrice Tedesca erano semplicemente molto più a destra ( ..e anche molto piu’ a sinistra ) dello stesso Hitler …

    stesso Hitler …

  4. Il libro è una allegoria del bene e del male.quando usci molti lo lessero come un l’allusione al nazismo. Oggi ‘sulle scogliere …’si intuisce alcune tra le più cupe prospettive del nostro tempo. Non si tratta di dediche o percorsi dello scrittore… qualcuno si vada a leggere il romanzo!!!Perché non si può parlare di giustizia per il romanzo di junger?

  5. E” chiaro che ci troviamo davanti ad un gigante della cultura e della letteratura mondiale, ad un militare, ad un intellettuale fuori dal comune, ad un Titano, … Ma dentro le Scogliere ognuno ci legge cio’ che vuole, così come nel Trattato del Ribelle. Questo concetto di vedere nel Nazismo il male assoluto e’ superficiale e fuorviante quando cime come Heidegger, Schmit e Junger lo hanno propiziato, appoggiato e vissuto anche se in modo critico ‘ da destra ‘ .
    Il romanzo l’ ho letto così come Al Muro del Tempo, e sopratutto il carteggio di ‘ Oltre la linea ‘ con Heidegger.
    Non so’ se il senso del tragico puo’ chiamarsi Giustizia, forse, ma assomiglia molto al dispettoso gioco degli Dei di cui molti Rivoluzionari Conservatori erano da sempre coscienti.
    Sulle Scogliere segue questa linea …
    La loro vita e’ stata opera di Terrena Giustizia.
    E per questo che gli rendiamo onore.
    Per quello che hanno scritto e per quello che erano …

  6. Libro meraviglioso, e molto bella anche la recensione. Ha ragione Catilina, il riferimento non è certo ad Hitler . Poi è chiaro che Junger non fosse nazista (ma neanche antinazista), egli era vicino a posizioni filo aristocratiche, quindi magari mal tollerava certi retaggi socialisti presenti nel regime hitleriano.La Rivoluzione conservatrice (come giustamente ha detto Catilina) è l’ambito culturale nel quale va inquadrato, così come altri autori ,i quali però, pur avendo avuto incarichi nel regime( Lernet Holenia e von Rezzori ad esempio) scrissero subito dopo la fine della guerra dei romanzi per dimostrare quanto fossero ostili al regime . Cosa che coerentemente Junger non fece mai.

  7. Ho scritto un’inesattezza in quanto Lernet Holenia e Rezzori non possono ufficialmente considerarsi nell’ambito della Rivoluzione conservatrice(al quale appartiene appieno Junger), ma muovevano comunque da posizioni monarchiche, specie Lernet Holenia, che ne”lo Stendardo”ha rappresentato più di ogni altro scrittore, il dolore per la fine dell’impero austro ungarico.

  8. Questa storia di “Im Stahlgewittern” con la dedica a Hitler proprio non convince, pardonnez-moi. In quanto a Lernet-Holenia e al giovanissimo Rezzori con incarichi di partito non mi risulta proprio… Rezzori era pure suddito romeno.

  9. La riflessione è fuori asse. L’articolo parla di narrazione epica,di ritorno ad una letteratura senza ‘io’.
    Il bello di junger è l’atmosfera artistica.
    -Nοbis

  10. 20 luglio, mi fa piacere che tu abbia scelto, uno dei racconti di Lernet Holenia più antinazisti (scritto dopo la fine della guerra…).
    Comunque, su Lernet Holenia, ti cito un articolo del Secolo d’Italia “Alexander Lernet-Holenia, l’Austria Felix di quel giallista un po’anarca”,dove si dice apertamente che lo scrittore austriaco fu a capo della sezione di drammaturgia dell’ufficio cinematografico militare,nella Germania nazista, ma avevo letto qualcosa di simile anche in altre parti . ovvio questo non vuol dire che fosse nazista, anzi non lo era affatto, oltretutto era amico del grande scrittore ebreo (e conservatore) Leo Perutz.Di fatto era filo aristocratico e non apprezzava il socialismo insito nel nazismo, e neanche l’antisemitismo, cosa che l’account un po ‘ anche agli altri esponenti della rivoluzione conservatrice. Rimane il fatto che definirlo un antinazista è francamente troppo, visto il ruolo avuto, ed in un romanzo come il “Conte di Saint Germain”(tra l’altro un capolavoro), emerge anche qualche umore, anti tedesco tout Court, oltre che antinazista. Permettimi è un po’ troppo….
    Su Rezzori, forse hai ragione (dico forse, perché non trovandomi in casa, non ho a disposizione il testo dove avevo , forse, letto la notizia), rimane comunque il fatto che nella cattivissima Germania nazista, il buon Rezzori ci si trasferisce nel 1938, e lì fu autore di programmi radiofonici e produttore di film . Perché trasferirsi in un posto che ti fa tanto schifo?
    Dico così perché la sua opera del dopoguerra” Un ermellino a Cernopol”(tra l’altro bellissima), presenta elementi anti tedeschi (attenzione non antinazisti, perché le vicende si svolgevano prima del nazismo, e non in Germania, sebbene vi siano parecchi tedeschi in città) che sfiorano il razzismo.
    A scanso di equivoci, nessuno dei due autori assolutamente è un nazista, nulla hanno a che vedere con ciò, ma il loro presentarsi come feroci antinazisti, e addirittura anti tedeschi nel dopoguerra è sconcertante.
    Detto questo specifico anche che amo entrambi gli autori alla follia, specie Lernet Holenia (a proposito cara Adelphi a quando una nuova traduzione dello scrittore austriaco? ).

  11. Ne scrisse anche Gianfranco Franchi sul glorioso Lankelot:

    http://www.lankelot.eu/letteratura/junger-ernst-sulle-scogliere-di-marmo.html

  12. Non concordo con la recensione di Lankelot, “Sulle scogliere di marmo” come un romanzo antinazista, mi sembra una lettura superficiale, anche se tutti questi scrittori di area aristocratica non amavano il nazismo (e furono tra i protagonisti del fallito attentato del 1944), allo stesso tempo vissero come una grande umiliazione gli avvenimenti dopo la prima guerra mondiale, dai trattati di pace, alla caduta della monarchia e all’avvento di regimi democratici . Se pur non amassero granché Hitler e i suoi sodali, il vero nemico erano le liberaldemocrazie e il comunismo (o comunque le varie forme di socialismo), non emigrarono fuori dalla Germania, ed alcuni di loro servirono nell’esercito per amore della propria patria (vedi Benn).Con alle porte una nuova guerra, che remassero contro il governo(di cui pure giustamente non apprezzavano parecchie cose) del proprio paese al punto da scrivere contro di esso un’opera letteraria, mi sembra francamente azzardato.Come non si spiegherebbe il perché Hitler avesse deciso di salvare Junger dalle purghe seguite al fallito attentato del 44(salvataggio di cui parla anche Galli, mi sembra nel suo”Il nazismo magico”).E se il Forestaro fosse Stalin, o Lenin….?

  13. Effettivamente la recensione di Lankelot sembra un po’ semplicistica… In quanto a me, penso che fondamentalmente lo scontro proposto da Juenger in “Auf den Marmorklippen” sia, come scrive Quirino Principe, quello tra Kultur e Zivilisation, ed indubbiamente il nazismo (come il bolscevismo) appartiene alla seconda.

    Ho letto anche l’articolo di Bernardi Guardi riguardo Lernet-Holenia sul Secolo d’Italia… Francamente non ho i mezzi per verificare la veridicità dell’informazione, anche perché non è riportata da nessun’altra parte, ma del resto, proprio perché informazione d’eccezione, potrebbe essere proprio così.

    In ogni caso Wolf complimenti per le letture! 😉

  14. Grazie 20 luglio, ricambio i complimenti, a quanto pare amiamo gli stessi scrittori.

  15. Da quello che rammento lo scontro tra Kultur ( Civiltà ) e Zivilitation ( Civilizzazione ) rimanda a Spengler. L’ analisi critica al nazionalsocialismo da parte della Rivoluzione Conservatrice parte dallo studio di A. Mholer ed e’ stato ripreso anche da E. Nolte. Ribadisco tuttavia che la critica viene fatta ‘ da destra ‘ ovvero il Nazionalsocialismo compiuto viene letto come ‘ fenomeno non propriamente tedesco ma più legato al cosiddetto modello francese ( quindi illuminismo più che Romanticismo ). Nolte in particolare sostiene che il partito NazionalSocialista ha rappresentato ‘ il centro dello schieramento politico’ mentre la l’estrema destra e l’ estrema sinistra ( le ali nazionalrivoluzionarie) propriamente legate alla Kultur hanno fallito.
    Questo solo per dire che e’ impossibile leggere l’ intero movimento tedesco senza integrarlo nella mobilitazione totale compiuta dal Nazionalsocialismo ( non utilizziamo cortesemente il termine dispregiativo e conforme di Nazismo) e soprattutto cerchiamo di non far passare Junger, Heidegger, Schimt , Moller Van De Bruck come dei conservatori liberali, perché comevdice Nolte erano molto, molto molto più a destra dello stesso Hitler. Tanto per capirci stanno cercando di far passare perfino il pensiero di Evola e la sua critica ‘ da Destra ‘ come una specie di antifascismo.
    Senza polemica e solo per spirito di chiarezza ed approfondimento in un tempo che rende tutto troppo liquido.

  16. No, ovviamente nessuno considera Junger, così come altri autori della Rivoluzione conservatrice come” conservatori liberali” . Il liberalismo, al pari delle ideologie socialiste, rappresenta anzi il vero grande nemico per questi pensatori.Con il nazionalsocialismo, i rapporti sono stati contraddittori, per certi versi aveva suscitato speranze, per altri sconcerto per la brutalità di certe posizioni .Ma alla fine quasi nessuno di loro ha assunto posizioni liberali(ringraziando gli Dei), anche se vi sono rare dolorose eccezioni, come Thomas Mann, l’autore delle “Considerazioni di un impolitico”, che considerava suoi maestri autori anti liberali come Goethe e Nietzsche, emigrò molti anni dopo negli Stati Uniti, ed oltre che fare propaganda anti nazista, assunse posizioni decisamente più vicine alle liberaldemocrazie.
    In quanto ad Evola, dovette quasi fuggire dalla Germania, tanto era visto con sospetto dalle autorità nazionalsocialiste (Catilina in effetti mi verrebbe più semplice scrivere “nazista”, parola assai più corta),però una delle accuse era quella di essere un “reazionario”, in poche parole era troppo a destra rispetto al regime hitleriano (che non dimentichiamolo è pur sempre un prodotto della modernità).In alcune aggiunte, dopo la guerra, al suo capolavoro” Rivolta contro il mondo moderno”, Evola analizzando gli schieramenti contrapposti nel secondo conflitto mondiale, espresse un giudizio negativo verso i fascisti, ma aggiunse che erano certamente assai peggiori le liberaldemocrazie occidentali e il comunismo sovietico. Credo che tale giudizio potrebbe valere anche per la maggior parte degli autori della Rivoluzione conservatrice, ovviamente compreso Junger.

  17. A 20 luglio,vorrei indicare un’altra fonte,a parte quella nell’articolo di Guardi,dove si accenna all’incarico di Lernet Holenia nel Terzo Reich.In una vecchissima edizione Bompiani de “Il Conte di Saint-Germain”(e forse vi è anche negli altri testi Bompiani dello scrittore),alla fine del romanzo,vi è una ricca cronologia della vita dell’autore austriaco,curata da Paola Maria Filippi,negli anni 1939-1945 vi è un passaggio:”Rimane ferito ed in seguito gli viene affidato l’incarico di redattore capo nell’ufficio cinematografico dell’esercito”.
    Su Rezzori,invece,devo aver ricordato male,anche se rimane il fatto che nel 1939 andò a cercare fortuna nella Berlino capitale della Germania nazista ad un passo dalla guerra.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>