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Storie d’Italia. Pietro Orlandi spera in papa Francesco per scoprire la sorte di Emanuela

Pubblicato il 3 aprile 2013 da Fabio Sciarpelletti
Categorie : Cronache Scritti

papa orlandiLa spada infuocata di San Michele, che troneggia su Castel Sant’Angelo, si è rivolta sul vicino Vaticano tracciando un fendente che ha diviso la Basilica di San Pietro in due, separando per sempre passato e presente, allontanando i cerimoniali e gli oggetti di potere storici dal nuovo vescovo della città eterna. Papa Bergoglio arriva dalla fine del mondo, non indossa l’anello d’oro, si cucina da solo e predica la misericordia. In pochi giorni ha conquistato il mondo, donandogli fiducia e speranza, ma sarà davvero così diverso dai suoi predecessori?

C’è una famiglia che lo spera in particolar modo. La famiglia della ragazza con la fascetta che amava suonare il flauto. La famiglia di Emanuela Orlandi. Ed è per questo che il fratello Pietro ha voluto incontrare il Papa all’uscita della chiesa di Sant’Anna. Emanuela non varca la soglia di casa da quasi trenta interminabili anni. Da quel 22 Giugno 1983, il giorno che è scomparsa,  sparita nel nulla. I numeri rendono bene l’idea di quanto la sua famiglia abbia sofferto la sua assenza, e quanto profondo il vuoto che l’introvabile verità ha scavato. In questi trent’anni si sono succedute varie ipotesi e varie indagini che ancora non hanno risolto il caso, classificato come uno dei  più grandi misteri d’Italia. Nella macabra vicenda sono stati coinvolti rispettivamente: lo stato italiano, lo stato vaticano, lo Ior, il Banco Ambrosiano, i servizi segreti di mezzo mondo, la banda della Magliana e il suo capo Renatino De Pedis, così come lo stesso Giovanni Paolo II  e il suo attentatore Ali Agca.

Tra questa intrigata matassa, l’unico filo conduttore che collega i tanti personaggi tirati in ballo  sembra essere proprio lo stato pontificio, che, però, come stessa ammissione dei magistrati sembra aver fino ad ora contribuito alla ricerca della verità in maniera poco convincente e con un atteggiamento quasi latitante. In Vaticano hanno sempre fatto sapere che sulla vicenda non hanno nessun rapporto segreto e che non ci sono novità da divulgare. È proprio questo che Pietro Orlandi ha chiesto a Papa Francesco: cambiare l’atteggiamento dello stato di San Pietro sulla vicenda, cancellare il velo d’omertà. In particolare ha chiesto che si rendano pubbliche le telefonate del famoso “americano” che il 5 luglio 1983 ha contattato per le prima volta la famiglia Orlandi. Con un italiano incerto e poche battute in inglese sconcertò i presenti con una richiesta secca: «Libereremo tua figliola, dice, in cambio della scarcerazione di Ali Agca».

Seguirono altri contatti e a luglio l’uomo misterioso telefonò ancora, lanciando un ultimatum sulla vita della piccola Emanuela. Quando sembrava esserci un punto di contatto con i rapitori l’americano restò in silenzio, il vuoto venne riempito da un altro soggetto, il fronte Turkesh i cui messaggi altro non erano che depistaggi della Stasi e del Kgb per tenere sotto scacco l’odiato papa polacco anticomunista Wojtyla. A settembre poi accaddero due fatti sconvolgenti: il 4 l’uomo dall’accento inglese fece trovare una busta all’interno di un furgone Rai, contenente un messaggio a penna e uno spartito di Emanuela. Poi il corrispondente da Roma della Cbs ricevette una lettera profetica il cui messaggio evoca brividi sinistri: “Un episodio che rimorderà la nostra coscienza”. Qual è il significato di questo ultimo messaggio? Preannunciava la morte dell’ostaggio? O Emanuela è ancora  prigioniera in qualche parte del mondo continuando a vivere una vita che non le appartiene?

Pietro Orlandi sostiene che tra l’americano e il Vaticano ci sia stata una serrata trattativa e che le registrazioni di quelle conversazioni siano state conservate dalla Santa sede e archiviate in un plico segreto. Probabilmente chiamato con lo stesso codice della linea telefonica riservata con cui i sequestratori contattavano direttamente lo stato pontificio, prefisso “158”. Per ora sono state soltanto rese disponibili stralci di chiamate dalla scarsissima qualità audio e con contenuti poco rilevanti. Pietro vuole andare fino in fondo ed è deciso per questo a chiedere un’udienza privata a Papa Francesco.

Di Fabio Sciarpelletti

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