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Italia a 2 velocità. Roma-Milano “vola” con la Freccia Mennea. Cento km in Sicilia? Sei ore

Pubblicato il 3 aprile 2013 da Andrea Sessa
Categorie : Cronache Reportage non conformi

treniCon la “Freccia” intitolata al grande Pietro Mennea quei 600 chilometri, quelli che dividono Roma con Milano, verranno percorsi in treno praticamente in due ore. Mentre dalla città meneghina per raggiungere Torino occorrono poco più di quaranta minuti per 140 chilometri. Non c’è che dire: un grande risultato. Adesso prendete lo stesso portale di Trenitalia e provate a digitare: da Palermo a Catania, ossia per 190 chilometri? Più di quattro ore. Per non dire da Catania a Ragusa dove, per percorrere appena cento chilometri, si impiegano fino a sei ore (sic!). E poi dicono che i meridionali sono i soliti piagnoni: questa è la palese differenza di investimenti, risorse e trattamento riservata al Meridione. Questa è l’Italia delle due velocità.

Eppure c’erano una volta le ferrovie siciliane. Attraversavano tutto il nostro entroterra, costeggiavano litorali da sogno, contenevano nei vagoni affollati i sogni dei tanti migranti che con la “Freccia del Sud” cercavano migliori fortune, trasportavano i pendolari al lavoro e facevano spalancare gli occhi ai turisti stupefatti. C’erano per l’appunto. Adesso, come si vede, ben poco è rimasto di quelle ferrovie: chilometri di binario unico, vetture che ancora sono alimentate a diesel, lentezza esasperante, ritardi cronici e mancanza di collegamenti. Il quadro delle ferrovie isolane, in maniera analoga a quello delle ferrovie sarde, è a tinte fosche.

Chi scrive ha avuto il nonno ferroviere a Vittoria, in provincia di Ragusa. Una città adagiata in una pianura sterminata e fertile, con un traffico ferroviario di tutto rispetto, specie per le merci e snodo importante verso Gela. A Vittoria vi era anche una struttura per ospitare i ferrovieri che venivano numerosi dalle altre città della provincia, la quale dopo decenni di abbandono e incuria adesso diverrà un centro di accoglienza per i migranti. Adesso sono pochissimi e sparuti i treni che passano da Vittoria: andando alla stazione vi sono invece sciami di autobus che portano gli studenti a Ragusa, Catania e Palermo. I signori del trasporto sul gomma hanno avuto la meglio su una ferrovia lenta, inefficiente e rimasta pressoché immutata dagli anni ’30 a oggi.

Facendo una ricerca sempre sul portale Trenitalia si scopre il livello del servizio delle ferrovie: per percorrere i circa 100 chilometri che separano Vittoria da Catania il treno più veloce, che cambia a Gela, ci impiega quattro ore, mentre – come dicevamo all’inizio – si arrivano a toccare picchi anche di sei ore con un costo che è più elevato rispetto al bus. Le ultime novità riguardano l’intenzione di Rete ferroviaria italiana di vendere gli scali merci ferroviari, ciò potrebbe dare il là anche a speculazioni immobiliari da parte di privati e di chiudere i rami secchi costituiti dai “secondi binari”, lasciando quindi parecchie stazioni con un solo binario e riducendo la possibilità di scambi e incroci di treni. In pratica un altro passo verso il baratro.

Baratro che già lo scorso mese si è ampiamente toccato con svariati collegamenti soppressi, come quelli da Palermo, con Trapani e Agrigento, e quelli tra Catania e la città dei templi e una serie di linee interne alle diverse province. Il tutto per un totale di 105 collegamenti soppressi. Per percorrere i circa 100 chilometri tra Trapani e Palermo in treno ci vogliono almeno due ore e mezzo, mentre dal capoluogo a Catania occorrono oltre quattro ore, visto che esiste soltanto un regionale veloce in tutta la giornata che impiega tre ore, mentre da Messina a Siracusa (160 chilometri) occorrono non meno di due ore e mezza.

Anche la splendida piccola stazione che si trova proprio ai piedi del castello di Donnafugata, nella provincia iblea, è una storia tutta siciliana. La stazione fu voluta dal barone Corrado Arezzo, il quale, come al solito, con le raccomandazioni politiche riuscì a far deviare il tracciato della Ragusa – Comiso in modo da poter avere a disposizione i treni proprio sotto la sua dimora. Adesso, quella che dovrebbe essere una  stazioncina gioiello e tenuta in perfetto ordine per le frotte di turisti che visitano il castello, set anche di alcune puntate di Montalbano, è tristemente chiusa. Il cancelletto è  tenuto chiuso da uno spago malfermo e la sporcizia regna ovunque, quando va bene passa un solo treno. Mandando al diavolo proprio il settore che ci dovrebbe far vivere: il turismo.

Per non parlare del ritardo cronico dei treni siciliani: il comitato pendolari isolano ha calcolato 7035 minuti complessivi nel solo mese di febbraio. E così il siciliano attende solitario in mezzo ai binari un treno che non passerà mai.

Di Andrea Sessa

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