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Caso Aldrovandi. Provocazione di un sindacato di polizia a Ferrara e senso della divisa

Pubblicato il 27 marzo 2013 da Tommaso Della Longa
Categorie : Cronache

aldrovandiSull’omicidio di Federico Aldrovandi esiste una verità processuale: a giusto 2012 la Cassazione ha condannato definitivamente i quattro poliziotti a 3 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio colposo. Esistono dei manganelli spaccati sul corpo di un ragazzino massacrato di botte da quattro poliziotti. Esistono le testimonianze. E non possiamo dimenticare i tentativi di depistaggio, le minacce ai testimoni, il coraggio di una donna immigrata, unica ad aver voluto dire la verità. C’è la dignità di una famiglia distrutta dal dolore della perdita di un figlio e di un fratello. E il coraggio che mamma Patrizia e papà Lino hanno mostrato davanti a tutta l’Italia, facendo una battaglia di giustizia e civiltà per il proprio figlio, ma anche e soprattutto per i nostri figli e per tutti noi.

Poi ci sono “poliziotti” che andrebbero processati per “alto tradimento” e che invece ancora oggi raccontano menzogne e disonorano la divisa che portano. Colleghi che li applaudono e lì supportano. Un sindacato che manifesta per loro. Un penoso parlamentare europeo di FLI, tal Potito Salatto, che per il suo quarto d’ora di notorietà si presenta a Ferrara. Per fare cosa? Per manifestare con i poliziotti sindacalisti del Coisp proprio sotto le finestre di Patrizia Moretti, la mamma di Federico, per solidarizzare con i quattro colleghi condannati per l’omicidio del figlio. Una provocazione? Non solo, un atto senza decenza. Eppure, davanti al sindaco che gli chiede di spostarsi di qualche metro, l’onorevole di cui sopra si scalda e mette in piedi un teatrino vergognoso per finire sotto qualche flash. Come finisce questa situazione incredibile? La mamma di Federico deve scendere in strada con le foto del corpo martoriato del figlio. I manifestanti, solo a quel punto, senza dire nulla si allontanano.

Bisognerebbe chiedere a questi signori se sanno cosa significa onorare una divisa e rappresentare la cittadinanza. Fargli capire che così si rende ancora più visibile la loro mancanza di dignità e una sorta di superiorità imposta, come se a loro tutto fosse concesso, anche ammazzare un cittadino innocente e inerme. Se si sono mai chiesti cosa significa perdere un figlio così, in maniera violenta, senza un perché. Poi bisognerebbe chiedersi com’è possibile che esista un eurodeputato come Salatto che solidarizza con questi sceriffi de’ noantri per un po’ di notorietà . La speranza è che i cittadini si ricordino bene nomi e cognomi di politici così, come quello dell’ex senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, che è andato a trovare i poliziotti in carcere dicendo che non erano assassini. Che se li ricordino bene tutti per fare in modo che non vengano mai più eletti. E che si ricordino altri quattro nomi: Paolo Forlani, Monica Segatto, Luca Pollastri, Enzo Pontani, ovvero i quattro aguzzini di Federico Aldrovandi, perché tutti sappiano per sempre chi sono e cosa hanno fatto. E perché non possano portare mai più la divisa e non possano mai più rappresentare tutti noi.

Di Tommaso Della Longa

3 risposte a Caso Aldrovandi. Provocazione di un sindacato di polizia a Ferrara e senso della divisa

  1. Quanto a tal Potito Salatto, stiamo parlando di un essere abominevole in attesa di processo per truffa ai danni dello Stato per una cifra che supera i 20 milioni di euro, non di uno scarafaggio qualsiasi.

    http://snipurl.com/26pchqm

  2. Purtroppo nel pezzo mi sono dimenticato di citare anche un altro parlamentare indecente, ovvero Daniela Santanchè, che dopo la condanna di Spaccarotella, il poliziotto che uccise Gabriele Sandri, disse che la sentenza era “ingiusta” e che l’agente in questione “non era un assassino”. Una puntualizzazione per ricordarci nomi e cognomi di chi NON CI DOVREBBE RAPPRESENTARE MAI PIU’!

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