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Roma. “Bambini all’Inferno” di Cecilia Gentile: racconti di infanzia sofferta a Gaza

Pubblicato il 27 marzo 2013 da N.M.
Categorie : Corsivi Cronache

I-bambini-di-GazaUn toccante evento culturale si è svolto a Roma domenica 24 marzo. Nella Sala “Pietro da Cortona” dei Musei Capitolini in Piazza del Campidoglio, l’Amministrazione di Roma Capitale, rappresentata dal consigliere Federico Mollicone nella sua qualità di presidente della Commissione Cultura, ha dato il suo patrocinio per l’organizzazione dello spettacolo intitolato “Bambini all’inferno” dedicato a ricordare la vita dei giovanissimi palestinesi residenti nella “Striscia di Gaza”. Come è noto, quel territorio che si affaccia sul Mar Mediterraneo e confina con l’Egitto, con il deserto del Sinai e con il territorio controllato da Israele, è di fatto una specie di campo di concentramento a cielo aperto che non può avere contatti con nessuno dei territori confinanti, neanche con la Cisgiordania dove risiede l’Autorità Nazionale Palestinese, e per sopravvivere deve affidarsi ai magri aiuti delle organizzazioni internazionali, al contrabbando con l’Egitto tramite i numerosi tunnel sotterranei che lo collegano a quel Paese, agli scambi con le tribù di nomadi beduini vagolanti nel deserto, ai collegamenti per l’elettricità e l’acqua erogati – sotto controllo e con improvvise sospensioni – da Israele.

Lo spettacolo in questione deriva da un libro scritto dalla giornalista Cecilia Gentile per la Casa Editrice Salani intitolato appunto “Bambini all’Inferno” nel quale l’autrice narra episodi appresi quando circa due anni fa visitò la “Striscia” ed entrò in contatto con i bambini palestinesi, che sono quasi la metà della popolazione – circa un milione e settecentomila persone – di quell’area. Sono bambini che non ridono, che non giocano, che non sognano, che non parlano. Bambini senza infanzia, senza diritti e senza speranza: vittime incolpevoli, private di ogni diritto – il diritto di parola, di testimonianza, di opinione. Bambini che però, nonostante tutto, vogliono studiare per avere un futuro migliore.

Lo spettacolo, cui era presente il segretario della Legazione Palestinese a Roma, consisteva nella recitazione di brani tratti dal libro effettuate dalle attrici Rossella Brescia, Vanessa Gradiva, Fioretta Mari, intervallate da sonate al pianoforte della pianista Annamaria De Martino e da inni religiosi, operistici e morali cantati dal coro delle “voci bianche” del Teatro dell’Opera diretto dal maestro Josè Maria Sciutto.

I brani recitati raccontavano molte storie tra le più significative. Quella di Amal, che ha visto uccidere il padre ed il fratellino sotto i propri occhi ed è rimasta quattro giorni sotto le macerie della propria casa distrutta dalle truppe israeliane, che ha ancora quindici schegge nella testa e sopravvive con dolore fisico ed tristezza morale; quella di Khaled, che ad otto anni è rientrato a Gaza dall’Egitto, dove era stato inviato, attraversando un tunnel lungo un chilometro, per tornare dalla sua famiglia; quella di Bilal, che sogna di diventare un giorno un soldato del Califfato islamico in Palestina; quelle di Omar ed Adhman che desiderano solo una bicicletta per non fare più un’ora a piedi in mezzo alle macerie per recarsi a scuola; quella di Musa, un ragazzo amante della danza colpito alle gambe dal mitra di un “colono” israeliano che non può più camminare come prima, senza parlare della danza. E tante altre simili, che ci fanno conoscere la vera situazione in quei territori e come siano i bambini a pagare il prezzo più alto dell’occupazione militare israeliana e dell’assedio a Gaza. I loro occhi, i loro cuori, le loro menti sono stati devastatati e sconquassati dalle immagini dei parenti morti davanti a loro e dalle case rase al suolo dai bulldozer; dalla paura degli attacchi improvvisi, dal rumore delle bombe e delle sirene, dai pianti e dalle urla di dolore.

Il successo che ha riscontrato lo spettacolo, testimoniato anche dalle numerose persone che non hanno potuto entrare nella sala gremita di pubblico, ha indotto gli organizzatori a pensare di replicarlo.

Di N.M.

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