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La polemica. La faciloneria dei “grandi” media italiani e Magdi Allam esperto di mondo arabo

Pubblicato il 26 marzo 2013 da Adriano Scianca
Categorie : Corsivi Personaggi

MagdiAllamNella surreale vicenda inerente la conversione e la riconversione di Magdi (Cristiano?) Allam c’è un aspetto inquietante che non può essere sottaciuto e che riguarda il livello di autorevolezza e affidabilità del sistema dei media in Italia. È facile attaccare Grillo quando fa le sue sparate contro la casta giornalistica, meno facile è costringere a una ormai improrogabile autocritica gli opinion maker dei giornali e delle tv. Con questa ennesima giravolta, infatti, Allam sembra avere universalmente perso ogni briciolo di credibilità. La sua fissazione per il fondamentalismo, per l’islam, per un’identità italo-occidentale vissuta in modo parossistico hanno da tempo travalicato le frontiere fra la realtà e la macchietta. Nei commenti generali, oggi, la parabola politica e religiosa di quest’uomo suscita per lo più ilarità, sarcasmo, neanche si trattasse di un Corona qualsiasi.

Eppure fino a pochissimo tempo fa la firma di Magdi Allam era una delle più ricercate dell’intero panorama giornalistico italiano. A lui venivano offerti editoriali di prestigio, comparsate in tv, praterie editoriali enormi. Citando wikipedia, sul punto piuttosto documentata: “Dopo avere collaborato con i quotidiani il manifesto e con l’agenzia di stampa Quotidiani Associati, dove scrive articoli di politica internazionale, entra a La Repubblica, dove lavora come editorialista e inviato speciale. Nel 2003 Stefano Folli lo porta al Corriere della Sera offrendogli la carica di ‘vicedirettore ad personam’, una qualifica superiore a quella ricoperta a la Repubblica e che solleva Allam da ogni responsabilità sulla linea politica del giornale”. Calcolando che il suo abbandono della Chiesa è stato poi annunciato sul Giornale abbiamo di fronte una penna che ha attraversato tutto “l’arco costituzionale giornalistico”, con incarichi e ruoli altisonanti e ben in vista.

Ora, perché l’intero sistema dei media ha deciso di dare credito a una persona del genere? Oltre un certo livello entra certamente in gioco un calcolo preciso: quello di puntare sullo scontro di civiltà, artificiosamente coltivato da alcuni ambienti politici e mediatici, che infatti negli stessi anni hanno offerto tribune di prestigio anche ai deliri senili di Oriana Fallaci. Sarebbe tuttavia semplicistico ridurre tutto a un piano stabilito a tavolino. Chi vuole manipolare scientemente l’opinione pubblica lancia degli input, ma è poi un sistema di feedback che gira in automatico e spontaneamente a rilanciare e a far girare l’informazione.  Insomma, qualcuno che gioca sporco c’è, ma non serve nessun Grande Vecchio, basta fare affidamento sulla cialtroneria e sul conformismo di un sistema autoreferenziale come è quello giornalistico.

Parliamoci chiaro: quali che siano stati gli sponsor di Magdi Allam, la sua fortuna come “esperto di mondo arabo” deriva anche dalla faciloneria di chi invece dovrebbe vagliare criticamente le informazioni per mestiere. In altre parole: essendo di pelle olivastra, di nome esotico e avendo l’etichetta iniziale di “islamico moderato”, Allam si prestava bene a svolgere un ruolo stereotipato. “Con quel cognome deve essere per forza un esperto di islam”: il timore è che più che le grandi manovre della lobby neocon sia stato questo tipo di meccanismo dilettantistico a spianare la strada all’editorialista. Perché è esattamente così che funziona. Il sofisticatissimo sistema dei media risponde a logiche di conformismo e superficialità che fanno spavento, grazie alle quali Allam può diventare un fine analista esattamente nella stessa logica per cui uno svizzero deve essere preciso, un cinese esperto di arti marziali e un brasiliano un implacabile attaccante. Il ragionamento da bar messo in bella copia.

Del resto qualcuno dovrà un giorno scrivere la storia della cronaca giornalistica delle cosiddette “primavere arabe”, per esempio, con fior di analisti strapagati che ci hanno ripetuto ogni giorno che migliaia di ragazzi erano scesi in piazza grazie a Twitter per chiedere più democrazia. Anche in questo caso, a monte c’è sicuramente un’informazione pilotata ad arte, ma poi basta lasciar fare alla dabbenaggine dei media per avere un bel pacchetto di idiozie all inclusive. E questo, signori, significa che abbiamo un grosso problema da risolvere.

Di Adriano Scianca

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