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Destre. Ora un soggetto politico senza nostalgie che sappia essere altro dal berlusconismo

Pubblicato il 22 marzo 2013 da Michele Barcaiuolo
Categorie : Scritti

a destraIn questi giorni post elettorali , si e’ assistito ad un fitto dibattito sul ruolo , il futuro e, per alcuni intellettuali d’area, la scomparsa della destra politica.
L’italia resta la nazione dei 58 milioni di commisari tecnici, dei 30 milioni di costituzionalisti(tante sono le proposte per uscire dall’attuale situazione figlia delle urne) e dei 4-5 milioni (gli italiani di destra) di critici e delusi che guardano perennemente il bicchiere mezzo vuoto.
Sulle colonne di Barbadillo e non solo, ho avuto modo di leggere attente analisi che spiegavano scientificamente la distruzione della destra.Ognuno di noi ha da questo punto di vista una propria lettura. La mia e’ molto semplice: la perdità della bussola politica e l’incapacità di dotarsi, al contrario di quanto fatto nei primi anni di Alleanza Nazionale , di illuminati suggeritori politici ed intellettuali, di Gianfranco Fini negli ultimi 5 anni. Infatti ritengo che le dichiarazioni di Fini su voto agli immigrati, referendum sulla procreazione, e fascismo “male assoluto”,tanto per citare gli esempi piu’ celebri, siano causa dell’allontamento del popolo di destra da quello che era il suo leader , perlomeno esterno, riconosciuto, molto di piu’ dello “ smarcamento “ da Silvio Berlusconi.
La deriva centrista montiana , con tutto cio’ che rappresenta , ha fatto il resto.
La cancellazione sistematica degli ex-an dalle liste del PdL per far posto ai Razzi e agli Scilipoti di turno la dice lunga su quale possa essere il ruolo della destra all’interno del PdL: una testimonianza non visibile all’esterno ; e pertanto incapace di poter seminare e di poter crescere , a maggior ragione in un partito privo di democrazia interna, e vittima della tattica del leader capace di giravolte(“monti leader del centrodestra” “monti stampella della sinistra” nel giro di quarantotto ore), che solo il consistente elettorato non attento puo’ ,per ora,trascurare.
Nessun intellettuale d’area ha salutato l’ingresso in Parlamento di Fratelli d’Italia come un successo, soprattutto considerando le condizioni date: nascita di un nuovo simbolo a 40 giorni dalle elezioni, campagna elettorale completamente autofinanziata dai candidati senza un euro di finanziamento pubblico, scomparsa mediatica figlia da un lato della scelta di coerenza per un assetto bipolare (ora tripolare ?) e dall’altro figlia di un sistema, quello dei sondaggi, che non solo si e’ rivelato per l’ennesima volta completamente inattendibile , ma che resta comunque in grado di condizionare le scelte degli elettori e delle presenze , su invito , sui media tradizionali .
Nove fiammiferi ha scritto Michele De Feudis,riferendosi ai nove deputati eletti da Fratelli d’Italia, io preferisco chiamarli nove braci, i fiammiferi infatti si spengono dopo una piccola fiammata che dura un paio di secondi, le braci hanno la capacità di generare un nuovo fuoco a patto che non vengano trascurate mediaticamente perfino da chi si sente intellettualmente vicino a loro.
Creare una Destra, che non sappia di mero nostalgismo e testimonianza, che sappia distinguersi da Berlusconi e dal Pdl su: legalità, selezione della classe dirigente,coerenza e visione di futuro senza per questo dover rinnegare la propria identità e la propria storia e’ impresa ardua ma possibile: limiti ed errori ci sono e sono stati fatti, forse il compito degli “intellettuali d’area” dovrebbe essere oltre che evidenziare quest’ultimi, saper suggerire una rotta e una destinazione , perche’ a navigare in mare aperto ci siamo abituati tutti , ma farlo stando sulla stessa nave sarebbe piu’ bello e piu’ utile.

@barcaiuolo

Di Michele Barcaiuolo

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