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Radiocalcio. Lo straziante Minuetto di Moratti: pazza Inter, amala

Pubblicato il 20 aprile 2015 da Giovanni Vasso
Categorie : Storie di Calcio

morattiDove trovare un’amata uguale a me? Angusto sarebbe il cielo per contenerla! (V. Majakovskij)

È un’incognita ogni sera sua. Un’attesa pari a un’agonia. Troppe volte vorrebbe dirle di no ma poi la vede, derelitta a mezza classifica, e tanta forza non ce l’ha. Lo strazio di Massimo Moratti, da un anno e mezzo fuori dall’Inter. Dicono – ma lui smentisce – che vorrebbe riconquistarla. Sarebbe disposto pure a far coppia con Ernesto Pellegrini, il suo predecessore, ad avviare un azionariato popolare. Vederla lì, lontano da lui e nelle mani dell’indonesiano Thohir gli fa male. Pazza Inter, amala. Thohir non la ama. Troppo manageriale, freddo, distaccato.

Il portafogli si ribella all’Inter, ma il suo corpo, il suo cuore, la sua mente no. Per ora non può far altro che assicurare la sua eterna disponibilità. Di giorno, di notte. Tanto ogni interista lo sa: male che le andrà, da Moratti, avrà sempre tutto ciò che vuole fosse anche solo per un’altra notte, nera e azzurra di passione.

Potrà smentire quanto vuole, Massimo Moratti. Ma rinnegare la passione mai. Come non l’ha rinnegata nemmeno quando era ancora presidente onorario e Thohir, per agevolarsi la successione, gli aveva lasciato un ruolo onorifico ma senza nessun potere vero. Non poteva dirgli sempre di sì e sentirsi piccolo così tutte le volte che gli si rinfacciavano le esigenze mutate delle grandi squadre al tempo degli sceicchi e degli oligarchi nel calcio.

I pensieri vanno e vengono, la vita è così. Di orizzonti, oggi, non ne se vedono. Spiragli per un passaggio, per un ritorno appaiono pochi. Il tempo ne approfitta, come ha fatto l’Inter a Moratti, e ruba il resto dell’eterna irresponsabile e appassionata gioventù di un presidente troppo innamorato. Gioventù che, per mille prosaiche ragioni, ormai non può aver più.

L’amore vero non si sa che sorriso abbia. Forse quello austero e fiero di Javier Zanetti, quello invadente e ingenuo di Alvaro Recoba, quello fragile e triste di Ronaldo e Adriano o quello virile e determinato di Josè Mourinho e Bobo Vieri. Massimo Moratti dovrebbe ammettere di non saper sceglierne uno tra tanti.

@barbadilloit

@giovannivasso

Di Giovanni Vasso

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