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MedioOriente. La guerra e Croce Rossa: nei 4 anni di conflitto in Siria 48 operatori morti

Pubblicato il 12 aprile 2015 da Francesco Filipazzi
Categorie : Esteri
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Un’ambulanza blindata donata dalla Croce Rossa Italiana alla Mezzaluna Rossa Siriana. (Tratta da cri.it)

La Croce Rossa, che nei paesi islamici è Mezzaluna Rossa, è simbolo di neutralità e punto fermo di ogni intervento umanitario. Organizzazione che non opera sotto bandiere di stati, ha come unico scopo quello di curare i feriti e di salvare vite, in qualsiasi situazione essi si trovino.
La regola di non sparare sulla Croce Rossa è sempre stata una regola basilare in ogni conflitto, ma purtroppo sembra essere un ricordo. Come spiegano i responsabili della Movimento internazionale di Croce rossa e Mezzaluna rossa a Vita.it, i conflitti in Medio Oriente stanno purtroppo registrando un aumento del rischio per gli operatori umanitari mai registrato prima. “Nei 4 anni di conflitto siriano sono morti 48 operatori, un numero spropositato e senza eguali nella storia: una mancanza di rispetto per il lavoro di Croce e Mezzaluna rossa ma anche un attacco deliberato alla popolazione civile, dato che i nostri volontari in prevalenza sono membri delle comunità locali”.

Riscontri a questa notizia, sono recuperabili sul sito della Croce Rossa Italiana, una delle migliori del mondo, dove possiamo leggere la preoccupazione degli operatori per una situazione che non si era mai verificata. “Queste persone cadute erano tutte dedite all’aiuto degli altri nelle condizioni più difficili e pericolose. Tutte le parti in conflitto devono rispondere agli obblighi imposti dal diritto internazionale umanitario e non possono attaccare il personale umanitario, gli ospedali o le ambulanze.”

Il diritto internazionale infatti prevede che sparare su operatori sanitari e bombardare ospedali, siano azioni da punire come crimini di guerra. I conflitti di questi anni però hanno registrato una ferocia e una sostanziale perdita di ogni tipo di freno inibitore. Le milizie che agiscono sono in molti casi auto convocate o raccolte con reclutamenti sommari e non fanno quindi parte di eserciti regolari. Non vige quindi nessuna forma di disciplina, così come non esiste una gerarchia vera e propria che possa imporre  lo stop delle violenze, come accadeva nei conflitti fra stati.

Una situazione che si aggraverà sempre di più, se le forze regolari non interverranno per porre fine ai massacri.

@barbadilloit
@cescofilip

Di Francesco Filipazzi

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