0

Malvinas. Londra usa i social network per destabilizzare l’Argentina

Pubblicato il 9 aprile 2015 da Alessandro Grandi e Mauro Margoni*
Categorie : Esteri

Opposition supporters rest in Tahrir Square in CairoLa Gran Bretagna rafforza la sua presenza militare nelle isole Malvinas (Falkland, secondo la lontanissima Londra), di fronte alle coste dell’Argentina, con la scusa di una improvvisa ritrovata volontà di Buenos Aires di metter fine alla dominazione coloniale britannica nel sud del continente americano.

Più militari per tutelare la bandiera ed i pochi abitanti? In realtà non è proprio così. Innanzi tutto perché l’oggetto del contendere non è la difesa degli allevamenti di pecore sulle isole, ma lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi individuati al largo delle coste argentine. Una scoperta, a circa 170 km a nord delle isole, che varrebbe svariati miliardi di sterline. E poi perché l’offensiva di Londra contro Buenos Aires è scattata ben prima. Con l’operazione Quito, svelta dai documenti resi noti da Edward Snowden. Un’operazione organizzata già nel 2008 ed avviata l’anno successivo. Con l’obiettivo dichiarato di impedire all’Argentina il recupero delle isole. Gli strumenti individuati dall’intelligence inglese (Jtrig) non prevedevano, fortunatamente, nuovi attentati in Argentina ma “la manipolazione delle persone attraverso l’utilizzo delle reti sociali”.

Dai documenti emerge, tra l’altro, che nonostante la sostanziale indifferenza dimostrata ufficialmente da Barak Obama a proposito delle vicende delle isole Malvinas, in realtà la statunitense Nsa (l’agenzia della sicurezza nazionale) ha offerto piena collaborazione all’intelligence britannica (Gchq). A preoccupare Londra, che pregusta mega affari con il petrolio argentino, non è ovviamente un’offensiva militare di Buenos Aires, ma il clima che si sta creando in tutta l’America Latina, con un crescente consenso per la richiesta di Cristina Fernandez Kirchner di avviare un negoziato per una soluzione pacifica del problema con la sovranità argentina sulle isole di fronte alle proprie coste. Si vuole evitare, da parte argentina, il ripetersi della tragica guerra del 1982 che costò a Buenos Aires oltre 700 morti (un terzo le vittime inglesi). Per questo nei documenti svelati da Snowden emerge anche il tentativo della Gchq di interferire nelle vicende degli altri Paesi latino americani in modo da creare tensioni che penalizzassero l’immagine esterna dei vari governi locali. Manovre che toccavano anche gli aspetti economici, proprio per impedire una crescita complessiva dell’area. Perché un’America Latina più forte e più unita avrebbe maggior peso nel sostegno a Buenos Aires.

*Articolo pubblicato da NododiGordio.org

@barbadilloit

Di Alessandro Grandi e Mauro Margoni*

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>