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L’abbecedario. La settimana politica tra un apriscatole, una vendoliana alla Camera e gli occhiali (a raggi x) del Cav

Pubblicato il 17 marzo 2013 da Antonio Rapisarda
Categorie : Scritti

M5S-apriscatole-per-aprire-il-ParlamentoApriscatole. Posizionato, come ascia di guerra, su uno scranno della Camera, l’apriscatole racchiude il programma politico del M5S: «Apriremo quest’Aula come una scatola di tonno», tuonavano infatti il primo giorno i grillini, poche ore fa cioè. Una dichiarazione d’intenti che ha fatto tremare peones, miliziani della casta e habitué della buvette. Poi, alla prima votazione importante – quella che portato Piero Grasso all’elezione in Senato – il fronte compatto dell’apriscatole si è già sfaldato. Nel segreto dell’urna deve essersi inceppato.

Boldrini Laura. Il Pd tenta di uscire dal cul de sac in ci si è cacciato nel tentativo di normalizzare Beppe Grillo con un colpo di scena dell’ultimo minuto: la scelta di Laura Boldrini per la terza carica dello Stato. Tutto facile, del resto, alla Camera, dove la maggioranza è sicura dato “l’odiato” porcellum. Nel suo discorso di insediamento la Boldrini però, conosciuta per il suo incarico all’Onu in tema di rifugiati, vola alto, come se la sua fosse una designazione di principio e non l’estremo tentativo di acchiappare i grillini. Un esempio? «Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Abbiamo l’obbligo di fare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri: dobbiamo garantirli uno a uno. Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale». Habemus vendo lianam. In preallarme Checco Zalone…

Congiuntivite. Il Cavaliere, vittima di una fastidiosa congiuntivite (uveite per essere precisi), non ha potuto presenziare – a quanto pare legittimamente – alla sua sfilza di processi settimanali. Ma la votazione del presidente di palazzo Madama, per il neosenatore Berlusconi, valeva eccome lo sforzo di sfidare le intemperie e le contestazioni. L’istantanea di Silvio Berlusconi con gli occhiali scuri per proteggere gli occhi ammalati seduto sul suo banco è entrata, ovviamente, nella galleria fotografica della giornata. I soliti maligni, sul web, hanno ipotizzato subito il reale motivo delle lenti: i famosi e potentissimi occhiali a raggi x – proprio quelli in vendita sulle riviste che si leggono dal parrucchiere – per vedere attraverso. Le tendine delle votazioni, ovvio. Che cosa pensavate?

Francesco (vescovo di Roma). Dalla fine del mondo è arrivato il nuovo papa. Francesco si chiama, e, fin dal primo momento, ha stupito per la novità che rappresenta fin dalla scelta del nome. Si dice che così sia uscita sconfitta la cordata italiana, con annessi curiali e anticuriali. Ma i veri sconfitti sembrano essere proprio loro, i vaticanisti di ogni latitudine che non avevano considerato l’attuale vescovo di Roma nel toto-nomine. Tutti eccetto Vittorio Messori, il principe degli esperti d’Oltretevere che, a quanto sostiene, aveva pronosticato l’elezione di Bergoglio. Il vaticanista non aveva detto nulla prima «per non rubare il mestiere allo Spirito Santo». A Barbadillo però ha preannunciato, in esclusiva, che è già a conoscenza che il campionato di calcio finisce a maggio, che pasquetta anche quest’anno sarà di lunedì e soprattutto che il prossimo candidato premier del centrodestra non sarà Angelino Alfano.

Povertà. Il papa rispolvera il motto francescano di “povertà”. Non importa se la sua riflessione sia tutta interna al concetto cristiano di rinuncia più che pauperismo di maniera. Perché  la sinistra cool – quando sente parlare di povertà – sente l’irresistibile richiamo della foresta. Dal buen retiro di Capalbio, infatti, è tutto un twittare dall’i-Pad seduti al tavolo di un ristorante bio non prima di aver consumato un aperitivo a chilometro zero stretti in una giacchetta finto-povero-vintage. Pare che un dirigente del Pd, in un’intercettazione che impazza nelle procure, abbia chiesto tutto eccitato a un alto prelato vicino alla scuola del cardinale Martini: «Abbiamo il Vaticano?»

Di Antonio Rapisarda

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