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L’analisi. Che succede se l’invincibile armata dei grillini scricchiola al primo ingaggio?

Pubblicato il 17 marzo 2013 da Luigi Di Gregorio
Categorie : Politica

grillini-in-parlamentoLa Sicilia sta diventando una costante per il Movimento 5 Stelle. In Sicilia, alle elezioni regionali, si è certificato il boom del movimento e ieri, a causa di due candidati siciliani alla presidenza del Senato, si è certificato il primo serio “scricchiolio” dei senatori “grillini”. Grillo l’aveva detto che quell’art. 67 della Costituzione non gli piaceva affatto: lasciare libertà di pensiero e azione ai parlamentari, senza una disciplina di partito, rischia di mettere a repentaglio la compattezza delle sue truppe. E ieri, al primo tentativo, si è verificata una seria spaccatura.

Immancabile è arrivata la scomunica del leader dal suo blog, che se l’è presa anche con la prassi del voto segreto. Perché loro sono per la trasparenza…d’altronde, tutti abbiamo visto in diretta streaming la riunione del loro gruppo al Senato, così come tutti abbiamo visto i primi incontri degli onorevoli (pardon, cittadini) neo eletti. Ah, no, scusate la diretta streaming non c’era. Ma non l’avrò trovata io, evidentemente non sono pratico del web. Il commento più significativo di ciò che è avvenuto ieri forse è quello che riporta Fabrizio Roncone oggi sul Corriere citando il senatore Cioffi: “La verità è che noi siamo come dei bambini…bambini che non hanno esperienza”. Già, in parte ce l’aspettavamo.

Ieri notte però il loro “megafono” ha tuonato: “Nel codice di comportamento del M5S è scritto: votazioni in aula decise a maggioranza dai parlamentari. Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo, spero ne tragga le dovute conseguenze”. Suona già come nuove epurazioni in arrivo, il gruppo M5S al Senato potrebbe assottigliarsi fin da subito. D’altronde, i bambini vanno educati finché si è in tempo…

E’ probabile che questo precedente porti a serrare i ranghi in vista delle scelte future. Ma sarà in ogni caso un processo doloroso. I cittadini con lo zainetto e la bici parcheggiata in piazza Montecitorio dovranno prendere atto, e di corsa, che la politica è anche strategia, tattica, guerra di posizione e che ciò comporta spesso segretezza, incoerenza e coscienze tutt’altro che libere. E capiranno che un movimento che ormai rappresenta quasi 9 milioni di italiani non può resistere senza un’organizzazione interna. La complessità implica organizzazione. Senza organizzazione le strade sono due, o si implode per anarchia o si sfocia nella dittatura del leader. E mi pare evidente che entrambe le possibilità, a questo punto, siano ben avviate.

Di Luigi Di Gregorio

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