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StorieDiCalcio. Il destino del Normanno, la gioventù perduta di Rizzitelli

Pubblicato il 14 marzo 2015 da Giovanni Vasso
Categorie : Storie di Calcio

Beati i poveri di spirito ché loro è il Regno dei Cieli.

rizzitelli

Ruggiero è nome d’altri tempi. Evoca calate medioevali, terre brumose di Francia abbandonate per il sole di Sicilia. Bisanzio, i califfi e gli uomini del Nord. Suggerisce i sogni d’Ariosto: le donne, i cavalier, l’arme e gli amori. Furia e inganno. Storie di chiarissima nobilità e truci miserie, guerre e intrighi. Gente che si fece aristocrazia seminando sangue sui campi d’Europa.

Lui in terre normanne c’è nato, ecco spiegato – forse – il perchè del suo nome. E’ nato tra le saline dell’Ofanto, nelle Puglie. Il suo paese, nel tempo, ha cambiato nome, così come il Mezzogiorno ha cambiato sovrano: San Ferdinando di Puglia diventò – nel 1879 – borgo eponimo della regina consorte dei nuovi padroni, Margherita di Savoia. Sì, quella della pizza, la moglie di Umberto I.

Nel calcio ogni domenica è una guerra. Nobiltà ce n’è poca, miserie molte di più anche negli anni d’oro della pedata italiana. Ruggiero se ne va, giovanotto, in Romagna, a Cesena. Da lì calerà a Roma. Dove diventa idolo, dove diventa Rizzigol, dove si afferma indiavolato normanno dell’area di rigore: Ruggiero Rizzitelli. Dall’88 fino al ’94, i “suoi” numeri parlano di 29 gol in 154 presenze. Protagonista di un’epoca d’evoluzione romanista: era arrivato all’Olimpico l’anno di Renato Portaluppi, quello di Aridatece Cochi e c’era Nils Liedholm, il principe Giannini e il baffone deutsch Voeller. Se ne andò via, al Torino, nel 1994 lasciando il  mai troppo amato Carletto Mazzone e Abel Balbo insieme a un ragazzino promettente che allora muoveva i primi timidi passi nel giro della prima squadra, Francesco Totti.

Caterve di gol a Torino, dove lo ricordano soprattutto per le purghe tremendissime alla Juventus acchiappatutto della Triade. Poi Ruggiero andò al Bayern di Monaco dove aiutò il Trap a vincere tutto ciò che c’era da vincere Oltralpe. La nazionale se la giocò praticamente subito: devotissimo ad Azeglio Vicini, il ct delle Notti Magiche, gli dedicò il gol (inutile) alla Norvegia mentre in panca – dopo la disfatta di Russia che costò il posto al cittì –  già era salito il profeta dei profeti, lo  scintillante autocrate Arrigo Sacchi. Che se l’ebbe talmente a male da non convocarlo mai più.

Quindi il fisiologico declino consumato tra Piacenza e la “sua” Cesena e le ultimissime apparizioni pallonare con Gigi Maifredi a Quelli che il Calcio. Era finita la prima e già cominciava la seconda vita, tranquilla, tra ristoranti e piccoli investimenti. Fino a un’aula grigia di tribunale.

Ruggiero Rizzitelli, il normanno plebeo, ha perso tutto. S’era fidato dell’uomo sbagliato, del cosiddetto Madoff dei Parioli. Pochi giorni fa è accaduto l’impensabile. Ruggiero, parte offesa nel processo romano, ha pianto denunciando la sua condizione. Avrà pensato al sangue, al sudore e alle lacrime di cui ha innaffiato i campi di mezz’Italia. Non si diventa calciatori per grazia divina, a meno che non ti chiami Maradona, Van Basten o Cruijff. Tutto ciò che gli rimaneva del tempo passato a calciare su un rettangolo verde se n’è andato in fumo. Ha visto svanire i risparmi di una vita e, insieme, quanto gli restava (tanto, tantissimo) della sua gioventù.

@barbadilloit

@giovannivasso

Di Giovanni Vasso

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