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L’intervista. De Benoist: “Al primo ministro Valls non restano che BHL e Joey Starr”

Pubblicato il 11 marzo 2015 da Nicolas Gauthier
Categorie : Le interviste Politica

Alain de BenoistSignor de Benoist, Michel Onfray assicura che sarà sempre in empatia con una idea giusta, che sia di destra o di sinistra, piuttosto che con un’idea falsa, che sia di destra o di sinistra. Questo il parere che sembra accomunare voi e Manuel Valls. Ma che significato può avere questa polemica? E poi, voi siete a destra o a sinistra?

Potrei rispondervi che ho idee di sinistra e valori di destra, ma è da molto tempo che non mi definisco più rispetto a questa dicotomia, che oggi è completamente obsoleta. Inoltre, io non sono un attore della vita politica, ma solo un osservatore. Mi rendo conto, infine, dell’incapacità della stragrande maggioranza di uomini politici di capire qualcosa del dibattito di idee. Le idee dividono, è risaputo, quando vogliono prima di tutto riunire. Manuel Valls, che è quasi incolto, non fa eccezione alla regola. L’unica cosa che lo preoccupa è di sapere come qualificare il Partito socialista al secondo turno delle presidenziali del 2017. Non sono i lettori che lo interessano, ma gli elettori.

La domanda che bisogna porsi è questa: perché attaccare Michel Onfray durante la campagna elettorale? La risposta, a mio parere, è che Onfray gioca per Valls il ruolo della “statua del comandante”. Lungi dall’essere “diventato di destra”, contrariamente a quanto afferma il primo ministro, lui gioca sulle sue posizioni libertarie e socialiste proudhoniane. Così non ha altro che disprezzo per un governo riformista liberale che ha tradito tutte le sue promesse per mettersi al rimorchio dei mercati finanziari e, in materia di politica estera, al servizio degli americani. Michel Onfray è la cattiva coscienza di Manuel Valls!

Manuel Valls assicura che tra il Grece (Gruppo di ricerca e di studi sulla Civiltà europea, ndt), circolo di riflessione di cui voi siete stato uno dei fondatori, e il Club de l’Horloge, non ci sarebbe differenza. Il Primo ministro dice che siete responsabile della “matrice ideologica del Front National.” Se ciò fosse vero, il partito di Marine Le Pen dovrebbe essere “europeista” e regionalista, professando un socialismo alla Charles Peguy alternato con le tesi della decrescita. È grave?

Ho pubblicato fino ad oggi quasi 100 libri, più di 2mila articoli e 600 interviste. Manuel Valls, beninteso, non ne ha letto neanche una riga. Di me non conosce che ciò che ha letto sulla scheda che gli hanno inviato. Naturalmente non ho mai fatto parte del Club de l’Horloge, e il ruolo di “matrice ideologica”, che generosamente mi assegna dovrebbe far fare una bella risata allo stato maggiore del FN. Ma tutto questo è senza importanza. Questo dimostra solo che, anche in questo settore, la classe dirigente vive nella negazione della realtà. Manuel Valls è una piccola cosa nervosa e gli scatti di mento alla Mussolini a malapena nascondono il senso di smarrimento. Egli vede che gli intellettuali lo hanno abbandonato, che oltre un buon terzo dei Francesi simpatizzano per il Front National, che il popolo prende le distanze, che non gli restano che Bernard-Henri Lévy e Joey Starr. Questo per dire che è meglio aver torto con Bhl che ragione con Onfray, il che è rivelatore. Fa parte di quella classe dirigente che ora sente il terreno cedere sotto i piedi. Le sue parole patetiche dimostrano che è totalmente fuori di testa.

La “speakerina” Léa Salamé vi rimprovera, su France Inter e per Michel Onfray interposto, i vostri impegni giovanili, sia in favore della Rhodesia che dell’Algeria francese. Quest’ultimo gli ha risposto in diretta che altri intellettuali come Bernard-Henri Lévy e Philippe Sollers, erano maoisti. Anche in questo caso, è plausibile?

Credo che la ragazza pon pon di France Inter non sia qualcuno con cui si possa parlare di ermeneutica o di fenomenologia! Con l’opera di Michel Onfray, deve avere lo stesso rapporto di Fleur Pellerin con quella di Patrick Modiano. Per quanto mi riguarda, ho certamente evoluto le mie posizioni in mezzo secolo di lavoro di pensiero, ma non ho mai rinnegato nulla. Ho inoltre spiegato a lungo il mio itinerario nella mia autobiografia, Memoire vive, pubblicato da Bernard Fallois tre anni fa. Continuo a esprimermi nei miei libri, nelle riviste che dirigo, Krisis e Nouvelle Ecole, e la rivista Eléments, di cui sono l’editorialista. Invece di procrastinare, io sono ostinato.

(Intervista di Nicolas Gauthier, traduzione dal francese di Manlio Triggiani, da sito boulevardvoltaire.fr)

@barbadilloit

Di Nicolas Gauthier

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