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Il caso Menarini. Anche i beagle attendono quella “fumata bianca” che significa libertà

Pubblicato il 13 marzo 2013 da Elena Barlozzari
Categorie : Reportage non conformi

beagleAnche a Pomezia s’attende la fumata bianca. Dopo lunghi giorni e fredde notti, il presidio permanente davanti alla “Menarini Ricerche S.p.A” potrebbe sciogliersi. La fine della mobilitazione iniziata giovedì scorso dipenderà dall’esito dell’incontro che avverrà nella mattinata di oggi, a porte chiuse, tra gli attivisti ed i vertici dell’azienda, voluto per individuare in base a disponibilità e merito l’associazione più idonea ad ottenere l’affidamento dei beagle.

In una nota diffusa in queste ore dal PAE, Partito Animalista Europeo, apprendiamo che quest’ultimo “è stato convocato dal Consiglio d’ Amministrazione in merito all’affido degli 8 beagle” a seguito delle numerosissime richieste inoltrate all’azienda da parte di associazioni che non hanno preso parte alla protesta, perciò “il PAE, nella sua posizione di terzietà (inquanto non interessato all’affido) presenzierà per garantire il riconoscimento solo a quelle coinvolte nel sit-in davanti ai cancelli della Menarini” ovvero “Animalisti Italiani, Attivisti per i diritti degli animali Pomezia, 100% Animalisti, Feder FIDA, Istinto Animale, Memento Naturae, Roma for Animals”.

Si chiude quindi a sette la rosa delle sigle “papabili” a ricevere in consegna i beagle. E si diffondono già i primi rumors circa una presunta competitività tra gli eleggibili, ma gli animalisti ci tengono a precisare che non si tratta di questo “la concertazione di oggi non è voluta per assegnare un trofeo ad alcuni piuttosto che ad altri, la vittoria è comunque condivisa da tutte le associazioni in uguale misura, quanto piuttosto per tutelare i cani, evitando che finiscano nelle mani di chi, non avendo preso in alcun modo parte alla protesta s’è dimostrato disinteressato alle loro sorti e quindi inidoneo all’affido” così risponde Riccardo Oliva, presidente di Memento Naturae.

L’affiatamento tra tutti gli attivisti interessati è altresì testimoniato dalla nascita di una sigla unitaria, “Coordinamento Antivivisezione Pomezia”, ideata in accordo tra le associazioni, ed utilizzata per rispondere in modo corale al comunicato con cui la RSU Menarini li accusa d’aver attentato con la violenza alla dignità ed alla proprietà dei lavoratori “dietro il “belletto” della lotta etica e di principio”. La versione offerta dal “Coordinamento Antivivisezione Pomezia” è ben diversa, descrivono d’esser stati aggrediti per primi con “calci e sputi” dagli stessi dipendenti. Anche Pier Paolo Cirillo, responsabile di Feder FIDA, nutre forti dubbi circa l’attendibilità del comunicato RSU, sottolineando come “gli attivisti hanno civilmente e pacificamente spostato il presidio da Via Tito Speri alla Via del Mare, dimostrando quindi un atteggiamento conciliatore che non combacia affatto con quello descritto dalle RSU aziendali”.

 

Di Elena Barlozzari

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