6

Il caso. Veneziani: “Chiude il cucù, lascio Il Giornale”

Pubblicato il 3 marzo 2015 da Marcello Veneziani
Categorie : Cultura

VENEZIANI

Cari Lettori,

ora vi spiego. Siete in tanti a scrivermi e telefonarmi per sapere come mai non appare più il cucù sul Giornale. Non posso andar via come un clandestino. Il Giornale mi ha comunicato la decisione di chiudere il mio rapporto di lavoro. Subito o al più entro l’estate. La decisione dell’Editore è presa e finirà in modo consensuale.

La motivazione formale è lo stato di crisi dei giornali e del Giornale stesso che impone tagli e prepensionamenti. Al Giornale, si sa, esprimevo una linea dissonante, la mia rubrica era un’isola. Cominciai a scrivere sul Giornale venticinque anni fa, chiamato da Indro Montanelli, ne uscì quando mi parve che la sua posizione non rappresentasse più i suoi lettori e la necessità di una svolta nel Paese; vi ritornai con Feltri per due volte. Lascio a ciascuno pensare al risvolto politico, giornalistico, ma anche umano e professionale, della vicenda in corso; vi risparmio il mio stato d’animo. Chi ha idee come le nostre non è facile che trovi tribune accoglienti. Tengo a farvi conoscere lo stato delle cose, senza polemiche, anche per rispondere a quanti in precedenza mi chiedevano come mai la rubrica quotidiana saltava così spesso negli ultimi tempi, non per mia negligenza. Ho un ruolo pubblico, rappresentativo di un’area d’opinione, la mia attività è esposta in vetrina ogni giorno. Dunque è giusto essere trasparenti fino alla fine e giustificare a voi lettori, che siete i miei veri editori, la futura assenza e la scomparsa della rubrica cucù, dopo quattro anni di vita. Ho già vissuto situazioni analoghe, alcuni ricordano precedenti esperienze, censure, licenziamenti, casi come l’Italia settimanale ma non solo. È il prezzo amaro della libertà e dell’incapacità di essere cortigiani, ruffiani e puttani. Non è un mistero che da tempo reputo conclusa la parabola politica di Berlusconi: da anni non esprime una posizione politica e non interpreta il sentire del suo popolo, perché è preso nelle proprie vicende e nella tutela, pur comprensibile, dei suoi interessi.

Lo scrivo da tempo, in un crescendo di toni, da La rivoluzione conservatrice in Italia, ed. 2012 (“la fine del berlusconismo”), poi sul Giornale stesso e giorni fa sul Corriere della sera. Criticai pure la “pascalizzazione” di Berlusconi, i messaggi sulla famiglia, i trans, l’animalismo. Non ebbi esitazioni a criticare Fini quando era ancora in auge, perché ritenevo che stesse uccidendo la destra, e il tempo poi ci dette amaramente ragione. Per lo stesso motivo non ho esitato a dire che Berlusconi fu la causa principale del trionfo elettorale e poi della dissoluzione del centro-destra. Lo portò al governo e poi alla rovina, col concorso determinante di poteri ostili e alleati ottusi, giudici e media; aggregò forze diverse e poi le disgregò. Espulse pezzi uno dopo l’altro, fino al vuoto, farcito di quaquaraquà. Le mie idee saranno giuste o sbagliate, lo dirà la prova dei fatti, ma quei giudizi nascono da un ragionamento, privo di rancori o vantaggi personali, mosso da passione di verità e da una testimonianza di vita e di coerenza, costi quel che costi. Cercherò di non chiudere il rapporto con voi che mi seguite da tempo e siete abituati al gusto aspro della libera verità, anche quando è scomoda, per noi stessi o per chi abbiamo, in spirito di libertà, sostenuto. Finché ne avrò la possibilità, scriverò dove mi sarà permesso dire quel che penso, e non mancherò di far sentire la mia voce e anche i miei pensieri dell’anima, quelli meno legati all’attualità.

Vi voglio bene, sul serio

Di Marcello Veneziani

6 risposte a Il caso. Veneziani: “Chiude il cucù, lascio Il Giornale”

  1. il caro marcello ritorna all’ovile?
    perderai economicamente me riguadagnerai in credibilità e coerenza e forse autostima, la parabola era solo per mediaset e la fininvest non per gli Italiani a quella parabola abbiamo (magari per interposta persona)sacrificato idee, morti, principi e almeno una 40 di anni della nostra vita e a differenza di molti ex camerati a me non danno fastidio i trans i gay i neri ma la illegalità dilagante l’averla condivisa e giustificata la rinuncia e la negazione di tutti i principi e le idee che ci tenevano uniti negli anni 70 le schifezze e le peggiori illegalità che vengono fuori da quei pochi posti (per fortuna ) dove hanno governato EX e ribadisco EX MISSSINI anche tu eri andato a finire al servizio del nano – si diventa vecchi quando si parla degli anni passati è proprio vero!

  2. Immagino che il posto del cucù ci sarà occupato da una rubrica di Luxuria sui locali gbltaeiou. Il Giornale è ormai diventato un contenitore di spazzatura indifferenziata, ecco che per gli sporadici articoli di Solinas, De Turris e dei poeti Conte e Ramat (e pochi altri che dimentico), per il resto marchette e balle spaziali.

  3. Immagino che il posto del cucù sarà occupato da qualche rubricaccia sui locali gbltaeiou o altre baggianate di gradimento della signorina di B., magari a firma Luxuria o similia. Il Giornale è ormai diventato un contenitore di spazzatura indifferenziata, si salvano gli sporadici articoli di Solinas, De Turris e dei poeti Conte e Ramat (e pochi altri che dimentico), per il resto marchette e balle spaziali.

  4. Bene, Marcello, con affetto (anche pensando al risvolto umano e professionale della vicenda) direi: finalmente!

  5. Caro Veneziani ,continui ad avere la mia simpatia e soprattutto il rispetto .

  6. Se non si sentiva più a suo agio in un certo ambiente giornalistico, Veneziani avrebbe fatto meglio ad anticipare l’editore, dimettendosi. (E poi, per paradosso, il copyright di Cucù era di Berlusconi, che fece questo verso alla Merkel, a significare una sostenibile leggerezza che Veneziani ha cercato di emulare nella sua rubrichetta con le sue battute e i suoi calembours, ovviamente a pagamento). Ma, poi, nella scuderia degli autori Mondadori, Veneziani ci rimarrà o no? Rimane sempre la collaborazione fissa con la RAI? Comunque, statene certi, leggeremo i suoi elzeviri da qualche altra parte, se non mostreranno rancori. Del resto, avrebbe dovuto aspettarselo: assumendo il pensatore liberale Piero Ostellino, il Giornale non poteva tenere certo a libro paga un pensatore reazionario…

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>