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Fa Cup. La favola del Bradford, ai quarti insieme ad Arsenal e Mc United

Pubblicato il 18 febbraio 2015 da Michele Mannarella
Categorie : Sport/identità/passioni Storie di Calcio

Un altro scalpo illustre per il piccolo Bradford City. A farne le spese stavolta è il Sunderland, costretto a cedere il passo alla Cenerentola del West Yorkshire che, con un gol per tempo, ottiene l’accesso ai quarti di finale della mitica e sempre imprevedibile FA Cup. Finisce invece la favola dell’altra squadra di League One ancora in gara, il Preston North End, sconfitto dal Manchester United, che nei quarti si ritroverà a giocare una sfida da brividi contro l’Arsenal.

Il tiro sporco di Billy Clarke che impatta

Il tiro sporco di Billy Clarke che impatta

Giant-killer. Prosegue la favola del Bradford City, squadra di League One (la serie C inglese) assurta al ruolo di ammazza grandi della Coppa d’Inghilterra 2014-15. Dopo aver sbattuto fuori dalla competizione più antica e fascinosa del mondo calcistico nientemeno che il Chelsea di Mourinho a Stamford Bridge circa 3 settimane fa, con un’epica rimonta da 2-0 a 2-4, i Bantams hanno vissuto un’altra serata memorabile eliminando i più quotati Black Cats del Nord Est grazie ad un perentorio 2-0, con una partita da altri tempi : campo fangoso e pesante al limite del praticabile (ma dall’innegabile fascino retrò), contrasti ruvidi, agonismo, corsa fino all’ultimo secondo e palla lunga. In un Valley Parade stracolmo e colorato di giallorosso, i padroni di casa partono subito forte e al terzo minuto sono già, incredibilmente, in vantaggio, grazie ad un tiro brutto e scoordinato di Billy Clarke che finisce addosso al capitano dei Mackems O’Shea che la devia incolpevolmente in rete, nell’incredulità dello stadio. Nella ripresa arriva anche il gol del definitivo kappaò : Jon Stead, uno dei giustizieri del Chelsea, raddoppia e tarpa definitivamente le ali al Sunderland, regalando i quarti di finale che mancavano ai Bantams dal 1976.

Ancora una volta incredibile, se si pensa al divario delle due squadre e dei due organici, e al fatto che in League One il Bradford è 9° e non sta facendo certo impazzire i suoi tifosi. I quali, comunque, verso la fine della partita hanno cominciato a far risuonare dagli spalti del Valley Parade un sarcastico “Are you watching BBC?- Ci stai guardando, BBC?” per rinfacciare alla nota emittente inglese, con il solito humour britannico, di non aver trasmesso in diretta la loro piccola squadra battere i giganti della Premier League.

Non è la prima volta che il Bradford City, sotto la guida di Phil Parkinson, sconvolge il calcio britannico. Già nel 2012-13 i giallorossi avevano raggiunto la finale della coppa di Lega contro lo Swansea, dove però persero con un netto 5-0 a Wembley, ma stabilendo comunque un piccolo record : sono stati il primo club a raggiungere la finale pur partendo dalla quarta serie. Ora si ritrova ad una vittoria dal ritorno nel glorioso Wembley per giocarsi le semifinali, e, perché no, sognare di alzare nuovamente la coppa dopo quella del 1911, ad oggi l’unico trofeo del club. Prima però c’è da affrontare il tignoso Reading, squadra della B inglese e affatto semplice da eliminare.

Mancò la fortuna, non il valore. Si è interrotta ai quarti di finale, invece, l’avventura del Preston North End, costretto ad arrendersi tra le mura amiche ad un Manchester United troppo più forte, anche se troppo brutto per essere vero. I red devils, infatti, hanno sudato più del previsto per qualificarsi al turno successivo. Tant’è che, al Deepdale Stadium di Preston, a passare in vantaggio sono stati proprio i padroni di casa, grazie a Laird al 47’, che hanno fatto sognare l’impresa. Dopo la paura dell’eliminazione, arriva la rimonta degli eredi dei Busby Babes : prima Herrera al 65’, poi Fellaini 7 minuti dopo ribaltano il risultato. Chiude il discorso Rooney all’88° minuto su rigore. Ora lo United dovrà affrontare forse l’avversario più difficile, l’Arsenal detentore del trofeo e fortemente intenzionato a fare il bis, che negli ottavi ha sconfitto per 2-0 il Middlesbrough – giustiziere del Manchester City – grazie ad una doppietta di Giroud.

Le altre partite. Torna alla vittoria anche l’Aston Villa, dopo il brutto periodo cui ha fatto seguito l’avvicendamento in panchina tra Paul Lambert e Tim Sherwood, e lo fa battendo 2-1 il Leicester. Il Reading, prossimo avversario del Bradford, ha eliminato il Derby County a domicilio per 1-2, e con lo stesso risultato il Liverpool ha espugnato l’ostico Selhurst Park, tana del Crystal Palace. Imponente trionfo del Blackburn, squadra di B, che batte con un 4-1 senza appello lo Stoke City, squadra di metà classifica della Premier League. Pesantissima sconfitta anche per il West Ham, che deve abbandonare la coppa dopo un perentorio 4-0 rifilatogli dal West Bromwich Albion nel catino bianco blu del The Hawthorns. Curiosa contestazione di alcuni tifosi del West Ham al proprietario David Sullivan, in procinto di abbandonare lo stadio in una bizzarra mise d’ispirazione sovietica, mentre si stava consumando la bruciante sconfitta degli Hammers. Una contestazione dura ma pacifica, come dimostra un video, a dispetto di quanto riportato da alcuni tabloid inglesi che avevano addirittura parlato di aggressione. I tifosi claret and blue gli stavano urlando, non senza una logica, “perché diavolo te ne stai andando prima? Io a casa ci devo tornare in treno, non con una c***o di Rolls Royce o un c***o di aereo” .“Non me ne sono mai andato prima, ma questa è la peggiore partita della stagione”.

Questo lo scenario dei quarti : Bradford City-Reading, Liverpool-Blackburn, Aston Villa-West Bromwich e Manchester United-Arsenal. La magia di questa coppa sta proprio in questo. Il perpetuarsi a cadenza annuale di sfide tra piccole contro grandi, scontri “fratricidi” tra big, squadre in difficoltà in cerca della chiave di volta per dare un senso ad una stagione anonima se non fallimentare, e piccole storie pronte a diventare leggenda. Tutte pronte a contendersi fino all’ultimo secondo la possibilità di alzare la coppa o anche solo calcare il leggendario prato di Wembley, stadio mitico che richiama sempre trasferte oceaniche, siano esse di tifoserie abituate ai grandi palcoscenici o di carneadi sognanti i propri giorni di gloria. Tutti, indistintamente, alla ricerca di una storia da raccontare ai propri nipoti quando avranno i capelli grigi. In barba a chi, a queste latitudini, cerca di arrogarsi il diritto di scegliere se una piccola può o meno osare sfidare le grandi per ragioni di appeal mediatico e quant’altro vuole il copione del calcio di oggi, sempre più un business e sempre meno uno sport.

@barbadilloit
@mannish87

Di Michele Mannarella

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