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L’intervento. Se il patto del Nazareno esautora popolo e cancella la sovranità

Pubblicato il 5 febbraio 2015 da Giovanni De Luca*
Categorie : Parola ai lettori

nazarenoProspettive Future Centro Studi Pino Rauti verso l’Assemblea Nazionale dell’Associazione Prima l’Italia – per un nuovo percorso di dialogo in nome dell’identità e della sovranità nazionale ha elaborato un documento che anticipiamo su Barbadillo.it.

Dal Patto del Nazareno ad oggi

 Il patto del Nazareno, incontro misterioso fra due personaggi che non la raccontano giusta – spesso non la raccontano proprio- è ormai un tormentone al centro delle attenzioni della politica perché avvolto in una cappa di mistero e, come tale, desta curiosità fine a se stessa più che per i suoi reali contenuti. Del resto, che cosa avranno mai potuto “concordare”, due uomini che sembrano il riflesso di uno specchio dove è proiettata l’immagine del vecchio che si rivede nel giovane?

Il vecchio che la parabola in discesa non venga accelerata e di conseguenza scaraventata in una fossa, il giovane che la parabola in ascesa non abbia a trovare intoppi nel firmamento del Nuovo Ordine Mondiale.

Berlusconi ed il suo soggetto politico sono stati il collante di interessi propri e di conseguenza di quel mondo che aveva contribuito a consolidarli. Entrambi avevano necessità di andare “oltre” i partiti sintesi del secolo delle ideologie esautorate. Il cavaliere “errato”, ha rappresentato in un ventennio di “transito nel Kaos” una sintesi secondo la quale, tutto quello che aveva necessità di evolversi (gli interessi), veniva mutato (il portatore degli interessi) affinché nulla cambiasse realmente (il sistema).

Renzi ed il suo soggetto politico sono “Caronte”,il traghettatore che ha il compito di condurre il “bel paese” verso un sistema politico europeo che prevede due blocchi: quello “popolare” e quello “socialista”.

Unico esautorato e privato del diritto di sovranità il popolo, giacché gli è impedito persino di votare e di conseguenza delegare la propria rappresentanza. Oggi più che mai l’oligarchia al governo è emenazione delle lobby, delle multinazionali del profitto e del sistema finanziario internazionale. Corpi attivi del NWO.

Entrambi, Berlusconi con Forza Italia e Renzi con il Partito Democratco, sono obbligati a parlarsi in nome della “ricomposizione” e senza ombra di dubbio, della “accettazione” nei popolari europei di un gruppo unico italiano chiaro, ricomposto, ben definito e quanto meno litigioso possibile. Renzi è un ottimo anello di congiunzione, discepolo di una Democrazia Cristiana che con il “catto comunismo” ha rappresentato una forza determinante da sempre.

I voti di Forza Italia che da schede bianche si trasformano in deciso consenso per il neo eletto Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non sono solo uno schiaffo a Silvio Berlusconi, sono soprattutto un segnale trasversale di simpatia per la ritrovata casa comune dove, entro un decennio (sicuramente meno) nascerà un nuovo soggetto politico. Questo ai post socialisti ed ai post comunisti italiani va bene.

L’asse diretto è Renzi -Merkel e si muove sul filo “bianco”, non su quello “rosso”. Dall’implosione del Partito Democratico nascerà un nuovo soggetto politico post- dei post con l’area post comunista oggi in transito, alla ricerca di una nuova collocazione senza più un retroterra politico attualizzabile, dopo la sconfitta mondiale sul piano delle dottrine sociali che hanno ceduto il passo alla disumanità delle dottrine economiche. Persino Bertinotti ha abbandonato da mesi il campo e traslocato le sue “poche cose” in un area liberale e post moderna.

Possono “civatiani” e “cuperliani”, immaginare un percorso fuori dal Pd oggi? E con chi? Con il lobbista Vendola? Riuscirebbero a rappresentare una forza con un peso contrattuale in Italia ed in Europa che non sia, un mero sventolio di un qualcosa che trova applicabilità in Grecia, con Tsiprax ma che in Italia troverebbe scarso riscontro?

E poi Tsiprax contesta l’austerità, i post comunisti in Italia sembra che se ne compiacciano. Nei discorsi di Cuperlo e Civati, emerge la necessità di una collocazione politica personale nel Partito Democratico identificandolo come soggetto del potere, più che la reale difesa delle fasce sociali più deboli.

Paradossalmente la battaglia degli ultimi oggi la facciamo meglio noi, ma slegati di un soggetto ben organizzato che abbia legami strategici con le categorie, le strutture politiche, sociali e sindacali del territorio.

Veniamo a “noi”. Bisognava pensare prima che “il recinto fosse aperto”, che i buoi sarebbero potuti scappare. Oggi nel recinto ci sono finiti i presunti “Colonnelli” di una Destra che implodendo ha lasciato sul campo innumerevoli tribù. Il dramma è che ci hanno trascinato anche chi non ha partecipato alle loro libagioni. Responsabilmente non ci chiamiamo fuori, per amore delle Istituzioni -all’interno delle quali vogliamo che si svolga la nostra azione politica- ci sporchiamo nel pantano per nobili fini: uscire in piedi dal recinto e ricostruire Tempio, laboratorio, casa.

Oggi la destra in Italia è un “luogo comune” paragonabile alle tante tribù degli Indiani d’America confinati nelle riserve. Con la differenza che gli Indiani d’America, con il loro patrimonio culturale legato alle Tradizioni ed alla Terra, lì ci sono finiti nello strenuo tentativo di difendere gli equilibri naturali e l’orgoglio delle radici, in memoria dei loro Padri e per il futuro dei loro Figli; dalle nostre parti invece, la riserva ce la si è guadagnata per l’inettitudine, per la rinuncia, per l’abiura, per il tradimento sia nei confronti dei padri che nei confronti dei figli, ma quel che è più grave sia degli attuali padri e figli.

Il risultato a distanza di vent’anni esatti (perché in Italia il passaggio dei tempi si calcola in ventenni) è che non c’è più un Tempio dove pregare, un laboratorio dove lavorare ed una casa dove dormire. In eredità: il nulla.

E come in Italia anche in Europa, la Destra -o le destre- sono condannate ad errare, con qualche eccezione del contingente qua e là, con una connotazione propria dei tratti caratteristici di quella storia o di quel popolo. Un esempio che oggi fa moda è la Francia dei Le Pen e via, a correre dietro il mito del momento, più per il vuoto delle proprie idee, che per la sostanza degli altrui contenuti. Soprattutto in Italia, dove giudizio storiografico sulla situazione del momento, fra 50 anni sarà impietoso.

*Coordinatore Nazionale Prospettive Future Centro Studi Pino Rauti

Di Giovanni De Luca*

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