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Il reportage. “Così abbiamo impedito la nascita a Pomezia di un nuovo caso Green Hill”

Pubblicato il 9 marzo 2013 da Elena Barlozzari
Categorie : Reportage non conformi

Green-Hill-beagle_fullVenerdì 8 marzo, un giorno in cui si mescolano profumi di mimose e vittoria. Si legge infatti in un comunicato diffuso per conto di RTC (Research Toxicology Centre) che il suo Consiglio d’Amministrazione, su richiesta della Menarini, rinuncia alla sperimentazione su otto beagle nel tentativo di «stemperare il clima di tensione con le associazioni animaliste» mettendo la parola fine ad una mobilitazione scomoda, durata quasi 48 ore senza alcuna interruzione, che merita d’esser descritta.

Sono le 9 di mattina passate di giovedì 7 marzo, quando il telefono inizia insistentemente a suonare ed una voce allarmata recita dall’altra parte della cornetta: «Ci sono otto beagle, in arrivo all’aeroporto di Fiumicino, destinati agli stabulari della Menarini», l’altro interlocutore presto riaggancia. Sono bastate poche parole ad innescare un tam-tam di interventi; commenti e segnalazioni che rimbalzando da un forum all’altro portano gli animalisti di tutta Italia alla mobilitazione. Si scatena la caccia a quel furgone fantasma, che nessuno ha visto ma di cui tutti parlano, l’obiettivo è impedire che i cani vengano internati.

L’eco della protesta raggiunge anche Barbadillo, che già il mese scorso s’era occupato di sperimentazione animale ed in particolare della “Menarini Ricerche S.p.A.” di Pomezia, oggetto di continue denunce e contestazioni da parte del fronte animalista. Non resta che andare sul posto, capire e carpire quanto più possibile. Ad accoglierci una città spoglia, piccoli bar e grossi stabilimenti costeggiano la Via del Mare e scandiscono un paesaggio assente. Arriviamo in Via Tito Speri e le impressioni non cambiano. La sede del centro di biotecnologie Menarini è grande, sorvegliata da numerose telecamere e, per l’occasione, anche da volanti e blindati. Ci sono gli animalisti, sorridenti ed incazzati come al solito.

Riccardo Oliva, presidente di Memento Naturae, è determinato: «Quei cani qui non entrano, presidieremo lo stabilimento organizzandoci in modo da avere continuo ricambio di presenze, ad oltranza». Il motivo? «In questo laboratorio vengono condotti test tossicologici preistorici che risalgono al 1927 denominati “Lethal Dose 50%” e “Lethal Concentration 50%” dove le percentuali indicano la popolazione di cavie destinate a perire in seguito alla somministrazione della sostanza».

Incontriamo anche Stefano Fuccelli, del Partito Animalista Europeo, costituito a Roma ed attivo già dal 2006. Racconta che gli animalisti hanno piantonato la Menarini senza sosta, bloccato ed ispezionato uno ad uno tutti i tir in transito su Via Tito Speri senza trovare però nulla. Ma dove sono allora gli otto beagle? Ed il furgone fantasma? A questi interrogativi Fuccelli risponde: «C’è giunta voce che i cani sono stati sdoganati nel primo pomeriggio all’aeroporto di Fiumicino, per poi essere temporaneamente stallati altrove in modo tale da aggirare gli attivisti e non alimentare ancora la campagna mediatica ai danni dell’azienda».

Qualche passo dopo incontriamo Mattia Biancucci, portavoce di Istinto Animale. Sono apartitici e tutti vegani, loro davanti alla Menarini sono sempre stati in prima fila, anche oggi: «Il nostro slogan è “Educati per agire” – spiega – essere qui ora significa dare forma al nostro pensiero, non potevamo mancare. Resisteremo ad oltranza». Con Michele Migliucci di “Fare Verde”, poi, ritorniamo a parlare di Green Hill: «Quella vittoria ha determinato un segnale forte – racconta -, uniti si può davvero aprire ogni gabbia, salvare ogni vita. Tutto questo però non può prescindere dall’informazione, divulgare le nostre idee quotidianamente è necessario quanto restare qui fuori ad impedire che questi otto cani vengano rinchiusi». Tra un intervento e l’altro, arriva la sera. Diverse sigarette s’accendono, continua il via vai di attivisti ed alcuni ragazzi hanno portato un thermos di caffè caldo da dividere con gli altri. La notte sarà lunga, ma chi lotta contro la vivisezione sa aspettare. L’indomani, poi, la bella notizia: l’azienda fa un passo indietro:  i beagle sono salvi. Missione compiuta.

Di Elena Barlozzari

2 risposte a Il reportage. “Così abbiamo impedito la nascita a Pomezia di un nuovo caso Green Hill”

  1. Grandi ragazzi, grande impegno!

  2. Ma il presidio è ancora effettivo da quello che so, in attesa che i beagle vengano consegnati alle ass.ni… speriamo che presto si abbiano notizie definitive!

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