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Dottor Tulp.Il superfarmaco anti Epatite C, la sanità italiana e le furbate indiane

Pubblicato il 5 febbraio 2015 da Giuseppe D'Introno
Categorie : dottor tulp

Hepatitis CIl nuovo super farmaco contro l’Epatite C costerà agli indiani solo un dollaro a pillola invece dei mille che la farmaceutica Gilead farà pagare in tanti paesi europei, Italia compresa. Stiamo parlando della molecola del sofosbuvir, il nuovo medicinale che conta di debellare l’epatite C dalla faccia della terra.

L’ufficio brevetti di Delhi ha, infatti, respinto la richiesta di registrazione del “Sovaldi” perché non lo ritiene sufficientemente innovativo e si potrà distribuire solo come generico, senza il pagamento di nessuna royalties. Una manovra tutta “made in India” per aggirare i costi proibitivi di questa terapia, ma che ha l’obiettivo di spiazzare le regole del mercato farmaceutico mondiale.

Infatti, il diniego della registrazione del brevetto comporta che le aziende che non hanno ancora firmato accordi del genere con la produttrice di Sovaldi, possono comunque immettere sul mercato la loro versione equivalente, cosa che abbasserà di molto il prezzo del prodotto e allargherà l’accesso alla cura, anche in altri Paesi che potranno importare il generico.

Il medicinale è stato approvato negli Stati Uniti nel novembre del 2013, mentre in Italia quest’anno, e vanta il 97% di guarigioni, ma è anche fra i più cari nuovi prodotti in circolazione: circa 1000 dollari a compressa.

Per Andrew Hill, farmacologo della Liverpool University, al prezzo attuale Sovaldi “è inaccessibile per un uso esteso nella maggior parte del mondo” quando “sappiamo da varie società farmaceutiche indiane che è possibile produrre pillole di sofosubuvir da 1 dollari l’una, per un totale di 100 dollari circa per tutti i tre mesi di trattamento necessari”.

In America, prima della furbata indiana, due grandi assicurazioni private hanno stretto accordi commerciali con i produttori dei nuovi medicinali, ottenendo una riduzione dei costi e diventando, di fatto, «prescrittori», al posto dei medici.

Qui a noi, il sofosbuvir ha appena avuto il via libera, l’Aifa (l’agenzia italiana del farmaco) ha negoziato sconti sulle terapie che, per accordi con l’azienda, non sono stati resi pubblici (si parla di cifre attorno ai 40 mila euro) e il governo ha stanziato un miliardo di euro per queste terapie.

In Italia, si potranno così curare, in soli 24 mesi, 50 mila persone, ma i candidati alla terapia sarebbero all’incirca un milione e mezzo. Se si trattassero tutti, il sistema sanitario potrebbe andare in bancarotta. E allora si sono scelte alcune categorie di malati da curare: quelli con la patologia più grave e con malattia meno avanzata perché possono essere guariti e così uscire dal circuito dell’assistenza.

I pazienti italiani, al momento, sono in attesa: sono le Regioni che devono decidere come spendere i soldi e già sono in molti a pensare in un viaggio curativo in India.

@barbadilloit

Di Giuseppe D'Introno

Una risposta a Dottor Tulp.Il superfarmaco anti Epatite C, la sanità italiana e le furbate indiane

  1. Io penso che l’Italia sta commettendo un errore a non curare tutte le persone affette da epatite c, capisco che la somma è grande ma non si può pretendere che i malati dopo anni si aggravano con cirrosi epatica e cancro del fegato, per aver diritto ad essere curato, ma che razza di intelligenza c’è in questo paese? Acquistassero il farmaco dal India, se necessario anche dal diavolo, ma non lasciassero che i malati cronici si aggravano, questa è crudeltà, senza neanche pensare che altre persone possono infettati.

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