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Il caso. Si riapre la velenosa querelle giudiziaria. Ma il conto non lo pagherà solo il Cavaliere

Pubblicato il 8 marzo 2013 da Antonio Rapisarda
Categorie : Cinema Politica

silvioUn problema di opportunità. Non di legittimità. Il caso delle nuove inchieste giudiziarie – condite dalle sentenze in arrivo sul caso Ruby e Mediaset – contro Silvio Berlusconi rappresenta uno di quei nodi gordiani che non permettono l’ingresso dell’Italia nella Terza repubblica. Come se non bastasse la crisi economica e il caos politico, la “questione giudiziaria” è rientrata prepotentemente nel dibattito pubblico, proprio nei giorni in cui l’Italia dalle urne è uscita travolta da uno “tsunami” politico che necessita di risposte di sistema.

Rispetto a questo tipo di emergenza, la condanna inflitta a Berlusconi sul caso Fassino-Consorte assomiglia – purtroppo – a tutto tranne che a un’azione conforme con la tradizione giudiziaria italiana: trattasi, infatti, della prima condanna per un reato del genere, ossia per violazione del segreto istruttorio. Una condanna che non avrà alcuna ripercussione (cadrà in prescrizione) ma che si pone come un macigno rispetto alla possibilità di normalizzare il dialogo politico dopo la parentesi dei tecnici. Sanno anche i bambini, infatti, che se i giudici dovessero inquisire ogni violazione del segreto istruttorio sarebbero finiti sotto processo tutti i nemici del Cav, dato che intere campagne pubblicate sono state il frutto di fiumi di intercettazioni (coperte da segreto) girate dalle procure ai giornali amici. E così, evidentemente, non è stato.

È chiaro, insomma, che il caso del “più intercettato” che finisce condannato per una intercettazione si pone come manifestazione sensibile di un cortocircuito su cui i poteri dello Stato – quindi non solo la tanto vituperata politica – dovrebbero riflettere. Oltretutto nel momento in cui lo scandalo Mps richiama alla mente proprio le responsabilità (e i protagonisti politici targati rigorosamente gauche) di quella stagione.

A chi giova, allora, tutto questo? A Bersani certo, che in questo modo può chiudere ogni eventualità di dialogo con il centrodestra. A Grillo, che in questo modo monetizzerà ancora di più il consenso anticasta. A chi tifa un nuovo governo tecnico, perché fallirà l’aggancio del Pd ai grillini e non sarà possibile alcuna intesa sul modello tedesco. E tutto questo gioverà anche a Berlusconi stesso che, in previsione di elezioni anticipate, avrà un argomento a lui caro da spendere. E gioverà, infine, a una precisa cordata della magistratura stessa che, da venti anni ormai, si è messa in mente di riformare lei lo Stato. Indovinate, allora, a chi non giova? Un indizio: sono circa 60 milioni e vivono in un posto chiamato Belpaese…

Di Antonio Rapisarda

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