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Fli ammette il flop, non si scioglie e ci riprova con (l’ennesima) assemblea di fondazione

Pubblicato il 7 marzo 2013 da Renato Portaluppi
Categorie : Politica

futuro-e-liberta«Computer, telefonini e televisioni della sede di via Poli di Fli funzionano regolarmente e il contratto di leasing è ancora attivo, non c’è alcuna smobilitazione». Ci tiene a smentire – con un linguaggio da bollettino militare – l’ufficio stampa di Futuro e libertà che quella in atto negli uffici del partito a Roma sia una ritirata. E, in effetti, è lo stesso Gianfranco Fini – al termine del vertice “in casa” – a spiegare come «sciogliere o non sciogliere Fli non è oggi che si può decidere». Il partito di Fini, almeno per il momento, non chiude bottega. Ma a quanto pare cerca (l’ennesima) evoluzione: «Nelle prossime settimane sarà avviato, con tutte le forme partecipative possibili, un ampio confronto che si concluderà con una Assemblea di fondazione che vedrà protagonista una nuova generazione e un nuovo gruppo dirigente». Proprio questo passaggio ricorda una battuta felice che un cronista di agenzia, durante un incontro finiano, si lasciò scappare: «A quante assemblee di fondazione di Fli siamo arrivati?».

Ironia a parte, è stato il giorno della verifica per Futuro e libertà. Fini, come recita il comunicato ufficiale, si è assunto tutta la responsabilità del risultato disastroso di Fli alle Politiche. Uno 0,4% che ha infranto ogni velleità di rappresentare in Parlamento quella destra “repubblicana, legalitaria ed europea” che avrebbe dovuto incarnare l’alternativa al berlusconismo. E invece nulla. Anzi, ironia della sorte, l’unico parlamentare in quota Fini nella prossima legislatura sarà Benedetto Della Vedova, un ex radicale. Mentre uno degli ultimi transfughi dal partito, Aldo Di Biagio, è stato eletto all’estero sotto il vessillo di Mario Monti.

La traversata nel deserto, tanto invocata dall’ex leader di An, si è trasformata in naufragio. Tant’è che sotto accusa è finita l’intera classe dirigente che sarà «azzerata», non senza il mea culpa che lo stesso Fini ha ammesso per un fallimento politico personale che non ha pari nella storia della destra italiana. Nel frattempo, in attesa di capire che cosa ne sarà di loro, per diversi finiani è giunto il momento di capire cosa fuori dall’Aula. Non si sente parlare da giorni e giorni di Italo Bocchino, ad esempio. Mentre “entusiasta” della nuova mutazione sembra essere il solo pasdaran rimasto: Fabio Granata. E gli altri? C’è chi, in previsione delle elezioni comunali di Roma, ha deciso di impegnarsi appoggiando la candidatura civica di Umberto Croppi. Altri ancora hanno preso una vacanza dall’Italia al riparo dallo “tsunami” di Grillo. Si parla, poi, anche di un libro – scritto da Enzo Raisi – che dovrebbe raccontare l’avventura di Futuro e libertà: con un finale che, a quanto pare, non è più una sorpresa.

Di Renato Portaluppi

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