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Charlie Hebdo. Contro il terrorismo siamo già in guerra, ma dalla parte sbagliata

Pubblicato il 8 gennaio 2015 da Andrea Cascioli
Categorie : Esteri

Gunmen kill 12 at French magazine Charlie HebdoLa guerra che qualcuno ha evocato in queste ore, dopo il massacro di Parigi, è già realtà. Solo che a combatterla non è la Francia, che insieme al resto dell’Occidente ha contribuito semmai a fomentarla, ma i popoli del Medio Oriente in lotta da anni contro il peggior fondamentalismo islamico.

È la guerra del 22enne Yahya Adnan Shoughry, soldato della 93esima Brigata dell’esercito siriano, che un video di pochi secondi ritrae nell’atto di sfidare i carnefici dell’Isis con le sue ultime parole: “giuro su Dio che vi annienteremo”. È la guerra di Elias Mansour, 84enne di Homs: l’ultimo cristiano a rimanere in città insieme al figlio handicappato, prima di venire assassinato dai ribelli. È la guerra di Arin Mirkan, miliziana curda e madre di due figli, immolatasi in un attacco suicida a Kobane per non cadere viva nelle mani dell’Isis.

Di tutte le tragedie, i volti e gli eroismi di quella terra ci ha raggiunti solo un’eco stanca, fino a ieri mattina. Ma anche il fanatismo dei probabili artefici della strage alla sede del “Charlie Hebdo” si è temprato nel conflitto siriano, dove i due fratelli franco-algerini hanno combattuto.

Ecco, se oggi “siamo tutti Charlie”, e non potrebbe essere altrimenti, è perché ieri non siamo stati capaci di essere tutti Yahya, Elias, Arin. Perché abbiamo dimenticato che l’eccidio della Siria, con 200mila morti e 3 milioni di profughi in quattro anni, nasce dalla benevolenza dell’Occidente verso i nemici del nemico Assad. Perché fingiamo di non sapere che il solco tra noi e l’Isis è difeso dal sangue dei più acerrimi avversari dell’Occidente nella regione, che si tratti della Siria di Assad, di Hezbollah o degli sciiti iracheni. Mentre i suoi alleati, dal Qatar all’Arabia Saudita e dalla Turchia ad Israele, sono spettatori compiaciuti quando non complici e finanziatori di chi sgozza prigionieri inermi in mondovisione.

In queste ore vediamo tornare alla carica personaggi che il comune senso del ridicolo dovrebbe già aver sepolto da anni, insieme ai loro vaticini sullo scontro di civiltà e ai deliri mistici di Oriana Fallaci. Sono i neocons di ogni risma che dall’11 settembre ci hanno di volta in volta convinti della necessità di polverizzare l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia e la Siria, salvo scoprire che dove cadevano regimi invisi al Pentagono nascevano emirati islamici e fortini di terroristi.

A questi oracoli alla rovescia è il caso di dire la verità, una volta per tutte: è vero, siamo in guerra. Solo che voi siete sempre stati dalla parte sbagliata.

@barbadilloit

Di Andrea Cascioli

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