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Il caso. Io a 75 anni (senza cappotto) con le Sentinelle leggendo Bernanos

Pubblicato il 5 gennaio 2015 da Michele Mascolo
Categorie : Cronache Cultura

mascoloCome ti trovavi, di domenica mattina, in ora che i più solitamente destinano al beota dolce far niente o alla fruizione passiva della sbobba scodellata da mamma tivvù (la seconda alternativa, ai fini dell’attività cerebrale, è l’esatta replica della prima), in una piazza gelida, in prossimità del livido mare di gennaio?

E come hai potuto resistere al freddo, in piedi, per un’ora giusta, magro come sei, senza aver addosso uno straccio di cappotto, di giaccone, di piumino (senza cipria, of course), o di montgomery (detto così tra gli amici intimi. Per gli altri, visconte di Alamein)?

bernanosE come ti è venuto in mente di portare con te e di leggere pubblicamente, senza nascondere il titolo, il saggio di Bernanos (La liberté, pour quoi faire ?), edito da Gallimard nel 1953, quando il suo autore aveva cessato, già da cinque anni, di lottare contro la ferocia della stupidità universale ?

Georges Bernanos è stato romanziere e pamphlettista da trattare con i guanti; ma tu non ne porti più, dal lontano dicembre 1967 (erano i guanti in “pelle marrone” dell’uniforme di sottotenente di fanteria, in quel mese abbandonata per sempre), e le mani cominciano ad essere rosse, e anche moderatamente screpolate, a dicembre, per riacquistare un decente aspetto avvocatesco soltanto in aprile.

In ogni caso,senza tanta sofferenza (al freddo, come alla malvagità del prossimo, ci si abitua, prima o poi), e a mani nude, hai potuto ripescare, questa mattina, alcune tranches de vie che dormivano il sonno di Aligi, dentro un te stesso impoverito dalla solitudine, e che quarant’anni fa ti avevano fatto fremere di ammirazione per l’autore de “I grandi cimiteri sotto la luna”.

“Ma senza i Santi, ve lo dico io, la cristianità sarebbe un gigantesco ammasso di locomotive capovolte, di carrozze incendiate, di rotaie contorte e di ferraglia che finisce di arrugginirsi sotto la pioggia. Nessun treno circolerebbe più sulla strada ferrata invasa dall’erba. So bene che tra voi alcuni dicono che assegno una parte troppo bella ai Santi, che do troppa importanza a gente che senz’altro sta ai margini, e che ho torto a paragonarli a tranquilli funzionari; tanto più che, a dispetto di ogni tradizione amministrativa, essi beneficiano dell’avanzamento per merito e non già per anzianità, e che li vediamo passare bruscamente dal modesto impiego di operaio qualunque a quello di ispettore generale o di direttore della compagnia, proprio quando sono stati sbattuti fuori dalla porta, come santa Giovanna d’Arco, per esempio”.

 E però, mentre tornavi a casa, con il piede sinistro, misteriosamente gonfio, che aveva cessato di dolerti, ti sei chiesto se sia ancora un mondo vivibile quello nel quale i saggi di Bernanos hanno bisogno di un “vecchio signore” di settantacinque anni, della sua “triste figura” donchisciottesca e delle sue mani nude e arrossate dal freddo, per ritrovare la luce di una delle tante piazze d’Italia e la discutibile gloria di una citazione.in un sito semi-clandestino.

Per i guanti, grandi assenti di questa cronaca domenicale, valgono i poveri versi imparati alla scuola elementare, il cui autore, malgrado ricerche, ti è rimasto sconosciuto: “Mani callose, pronte; mani inguantate, avare. Ti disseta la fonte, e non ti disseta il mare”. Bernanos, lui, ci avrebbe scritto sopra almeno un saggio, da disseppellire non prima dei prossimi quarant’anni.

Di domenica mattina.

@barbadilloit

Di Michele Mascolo

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