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La mappa. Nelle metropoli il Pdl perde e il Pd tiene. Il M5S è votato non solo dai giovani

Pubblicato il 3 marzo 2013 da Luigi Di Gregorio
Categorie : Corsivi

elezioniCome sottolineato da tutti, il Movimento 5 Stelle è il vero vincitore delle ultime elezioni. Primo partito alle elezioni della Camera dei Deputati, ha dato una enorme prova di forza ai “grandi partiti” tradizionali – PD e PDL – che hanno perso in 5 anni oltre 10 milioni di voti complessivi. La forza del Movimento 5 Stelle è ormai pressoché uniforme su tutto il territorio nazionale, come dimostra questa mappa per province elaborata dal CISE – LUISS.

Mappa Province Elezioni Camera 2013

 

Anche la provenienza dei voti del Movimento 5 Stelle risulta molto eterogenea e dunque punisce praticamente tutti gli altri partiti. Dalle analisi fin qui svolte dall’Istituto Cattaneo e dal CISE sui flussi elettorali, emergono casi in cui i voti a Grillo & Co. sono arrivati da sinistra e sinistra radicale (come a Torino, Bologna e Firenze), casi in cui sono arrivati prevalentemente dalla Lega Nord (come a Brescia o a Padova), casi in cui sono arrivati in grande percentuale anche dal PDL (come a Napoli o a Reggio Calabria) e infine casi in cui invece sono arrivati praticamente da tutte le forze politiche (come a Palermo). Complessivamente non male anche la percentuale di voti ottenuta dalla componente del “non voto” delle elezioni precedenti.

A queste osservazioni, va aggiunto che, confrontando i risultati delle prime 20 città per abitanti (cd. “voto metropolitano”), emerge che il PD ha un rendimento superiore alla media nazionale (27,2% contro 25,4%), che il PDL ha un rendimento inferiore alla media (20,2% contro 21,6%) – e fin qui nulla di nuovo, è da tempo che il voto metropolitano premia di più il PD rispetto al PDL – ma emerge anche che il M5S ha un rendimento pressoché identico nelle grandi città e nel resto d’Italia (25,8% contro 25,5%), ad incrementare ulteriormente la percezione di assoluta trasversalità del movimento.

E’ inoltre opinione diffusa che sia il movimento dei giovani. Non è così. O meglio, che molti giovani l’abbiano votato è indiscutibile – e ciò spiega anche il miglior rendimento alla Camera rispetto al Senato – ma ha preso voti ovunque da Nord a Sud e da qualunque classe anagrafica.

Ora viene la prova più difficile per il M5S. Può un movimento restare tale, senza organizzazione interna, anche quando ormai rappresenta quasi 9 milioni di elettori? Può continuare a prendere decisioni-chiave sulla base di un “non-statuto”? Può, in altri termini, sopravvivere alla diarchia Grillo-Casaleggio senza batter ciglio? Quanti nuovi casi Favia o Salzi dovremo aspettarci?

Ai posteri (neanche tanto…).

Di Luigi Di Gregorio

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