1

Lavoro. Ugl al bivio: riscoperta del sindacalismo nazionale o declino

Pubblicato il 16 dicembre 2014 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Cronache

uglAnche l’Ugl ha partecipato all’ultimo sciopero generale. Qualcuno se n’è accorto? Oggettivamente in pochi. Relegata nei “titoli di coda”, dopo Cgil e Uil, l’Ugl ha avuto qualche citazione al margine, poca cosa rispetto al presenzialismo delle altre due Confederazioni.

Cgil e Uil (insieme alla Cisl, assente in questa occasione) continuano ad usufruire delle rendite di posizione frutto di decenni di monopolio sindacale. Difficile, in questo contesto, pensare di strappare la scena alla Camusso e al neosegretario Barbagallo. Al di là dei soliti organi d’informazione “di parte”, certe “disattenzioni” non nascono però casualmente. Non è infatti facile “bucare” la notizia se non si collega a certe presenze (l’Ugl era all’interno di molte manifestazioni con Cgil e Uil) qualche elemento di distinzione, apparendo “al traino” delle altre Confederazioni.

I temi dello sciopero generale (SI alla tutela dell’articolo 18 – NO alla precarietà; SI al CCNL del Pubblico Impiego – NO al TFR in busta paga; SI alle risorse per i pensionati) erano condivisibili e scontati. Ma a chi è storicamente l’erede del sindacalismo nazionale e rivoluzionario qualcosa di più, forse, bisognerebbe chiederlo, non tanto in questa occasione quanto come strategia complessiva, adesso che, archiviata la gestione-Centrella, con il suo strascico giudiziario, e chiusa la parentesi-Geremia Mancini, un segretario purtroppo mai nato, intorno a Paolo Capone vengono ad appuntarsi le aspettative per un rinnovamento autentico della quarta Confederazione italiana.

Dati per scontati i temi generali della mobilitazione, condivisi dalle altre sigle, preso atto che l’azione sindacale va sviluppata sui luoghi di lavoro, nella difesa concreta e diretta dei legittimi interessi dei lavoratori, agli eredi del Sindacalismo Nazionale bisognerebbe anche chiedere – non certo per un vezzo intellettuale – per quale modello di società essi vogliano battersi, per la conquista di quali spazi partecipativi, per la messa in campo di quali “ricette” economiche, insomma intorno a quali “bandiere” intendano chiamare a raccolta un mondo del lavoro sempre più confuso e frustrato.

C’è spazio per un riformismo capace di rispondere contemporaneamente ai temi della governabilità e alle grandi questioni sociali, lasciate irrisolte dalla crisi del classismo e dei vecchi modelli di welfare? Ci sono “strumenti” sindacali e politici, in grado di riattivare aspettative, che paiono sopite, ed un’energia morale ormai dispersa nei mille rivoli dell’individualismo e del relativismo etico? Dove cercare autentiche politiche di coesione sociale? Può il “decisionismo” di facciata, proposto da Matteo Renzi, dare risposte concrete alle domande di partecipazione, di solidarietà, di giustizia sociale, di sana amministrazione, che crescono, al di là della bassa tensione politica ed elettorale, nel Paese? Possono queste domande saldarsi con un nuovo modello di rappresentanza politica? Ed in che senso? E quale può essere – di fronte a queste domande – il ruolo del Sindacalismo Nazionale?

Ecco, al di là degli slogan, pur necessari, e delle parole d’ordine d’occasione, intorno a queste domande vorremmo che il Sindacalismo Nazionale, che ancora vediamo incarnato, pur con le evidenti smagliature, dall’Ugl, tornasse ad interrogarsi e a dare risposte conseguenti e di ampio respiro.

E’ dalla consapevolezza dei limiti “di sistema”, con ciò collegando l’applicazione dei principi liberisti all’arretramento della rappresentanza degli interessi reali del Paese, che bisogna partire per dare una risposta complessiva alla crisi contemporanea. Solo se riuscirà a saldare risposta istituzionale e risposta sociale, protesta e proposta, conflittualità e nuova volontà di coesione sociale l’Ugl potrà dire di avere contribuito a rispondere in modo adeguato alla crisi attuale, alle domande dei lavoratori, delineando un realistico percorso di cambiamento, che non è retorico definire rivoluzionario e che tutto gli appartiene. In caso contrario continuerà ad occupare le seconde file (ed i secondi “tavoli”) del confronto sociale.

@barbadilloit

Di Mario Bozzi Sentieri

Una risposta a Lavoro. Ugl al bivio: riscoperta del sindacalismo nazionale o declino

  1. L’occupare le seconde fila e i secondi tavoli del confronto sociale lo deve anche ai vari polverini, larussa , alemanno , fini , storace , tatarella , bortone , gramazio (padre) , tedeschi , che hanno fatto per cambiare lo status quo in vent’anni di governo? E poi il modello di società non dovrebbero indicarla i sindacati ma i partiti politici sempre che a destra esista ancora qualcosa degno di questo nome – le smagliature!!!??? Basta leggere questi nomi e trarne le conseguenze
    Giuseppe Landi (1950-1964)
    Giovanni Roberti (1964-1977)
    Ivo Laghi (1977-1990)
    Fedele Pampo (1990-1991)
    Corrado Mannucci (1991-1992)
    Mauro Nobilia (1992-1999)
    Stefano Cetica (1999-2006)
    Renata Polverini (2006-2010)
    Giovanni Centrella (2010-2014)
    Geremia Mancini (28 luglio 2014-28 ottobre 2014)
    Paolo Capone (29 ottobre 2014-in carica)
    E ancora sul sindacalismo Nazionale :
    “ Sia il Capitale sia il Lavoro, devono essere disciplinati. L’appetito all’infinito è malefico e assurdo. Per queste ragioni il sindacalismo fascista è per la collaborazione ma con gli industriali che si impuntano e dicono comandiamo noi, occorre lottare decisamente per dare ai lavoratori il posto degno nella vita della nazione”
    -Edmondo Rossoni, adunata al Teatro Regio di Torino, 16 gennaio 1926-

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>