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Genova. Il ricordo di Don Gallo: che senso ha un canto partigiano in Chiesa?

Pubblicato il 9 dicembre 2014 da Mario Bozzi Sentieri
Categorie : Cronache

don-gallo-invasioni-barbarichePremessa doverosa. Visto da vicino Don Gallo era una “simpatica canaglia”, nel senso che era uno a cui piaceva “épater le bourgeois”, ma senza cattiveria. Paradossale, spregiudicato per partito preso, impegnato a stupire più che a catechizzare era il prete perfetto per assecondare quelli che stanno sempre “dalla parte giusta”. Era tanto spregiudicato che una volta, eravamo nel 1996, aveva accettato perfino di partecipare, in provincia di Genova, ad una Festa Tricolore, l’alternativa missina poi aennina alle ben più strutturate Feste dell’Unità. Ricordo di avere partecipato al confronto. Il tema era più o meno i giovani e la politica. Ed il Don – come al solito – le mandò a dire a tutti, a destra e a sinistra, invitando i giovani a prendere in mano il proprio destino, a “sporcarsi” nell’impegno, ad uscire fuori dagli schemi.

Lui si compiaceva, ma piaceva, per il suo stile tranchant, da vero “prete di strada”. Sentendolo parlare dal vivo e poi nell’immancabile tavolata seguente, certe sue staffilate mi ricordarono i “bassi-fondi” evocati nell’ “Omo Salvatico” di Papini-Giuliotti allorché, immaginando l’arrivo di Gesù Cristo in una metropoli moderna, il Dio “scandaloso e paradossale” – parole di Papini-Giuliotti – troverebbe i suoi: “La prostituta, il ladro, il lebbroso, il girovago, la rivendugliola, tutto l’umano brulichio seminudo dei vicoli ignominiosi, a poco a poco, lo riconoscerebbe. E allora quella doppia infinita miseria, che non ha più fiducia nell’uomo e ha smarrito Dio, stenderebbe i suoi stracci, come tappeti e arazzi di gran pregio, dinanzi ai piedi scalzi e forati del ritrovato Maestro. Ed egli, sorridente, come tra fiori di paradiso, vi camminerebbe sopra, benedicendo e guarendo”. Tutto questo provocherebbe grande scandalo nei ben pensanti del tempo, con il seguente arresto del Maestro, visto come un “sovversivo”, e la richiesta, da parte del giornale dei cattolici, di passarlo per le armi.

Non so se Don Gallo, che pure proveniva da una formazione cattolica robusta e tradizionale, qual era la Chiesa genovese degli Anni Quaranta, avesse letto Il Dizionario dell’Omo Salvatico. Sta di fatto che Papini e Giuliotti guardavano a Gesù Cristo come al Salvatore che benedice e “guarisce”. Don Gallo piuttosto assecondava e per questo piaceva ai salotti “impegnati” ( soprattutto quelli televisivi) della sinistra in cachemire.

Fu forse l’unica volta che Don Gallo partecipò ad un dibattito, organizzato dagli “ex fascisti”. In compenso si sprecarono le sue comparsate a sinistra, sinistra vecchia e sinistra nuova, Pd e Sel, Anpi ed Arci, compagni di una volta e gay del Terzo Millennio. Era preso nella parte e dava l’impressione di crederci veramente. Per questo, magari ricordando la sua trasgressione “tricolore”, potevamo guardarlo con simpatia, senza condividerne però il “messaggio”.

Diverso il discorso di quelli che, oggi, nel coltivarne la memoria, ne scimmiottano il ritualismo. Com’è successo, nel giorno dell’Immacolata, a Genova, in occasione di una Messa officiata per ricordare i 44 anni dalla nascita della Comunità di San Benedetto, fondata da Don Gallo.

Alla fine della messa, punteggiata da “La canzone del maggio” (quella di “…anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti”) e da altre liriche di De Andrè, padre Alex Zanotelli, officiante “d’onore”, ha intonato con gli altri fedeli “Bella Ciao”. A lato dell’altare la bandiera dell’Anpi, l’Associazione Partigiani.

Secondo la Dottrina Cattolica chiunque assiste alla Santa Messa è come se fosse dinnanzi alla crocefissione di Cristo e alla Sua Passione. Ha un senso – ci chiediamo – trasformare un Rito di passione e di condivisione, qual è appunto la Santa Messa, in uno spot “partigiano” cioè “di parte” ? Eppure basterebbe poco. “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” e lasciate riposare in pace – aggiungiamo noi – Don Gallo, autentico “prete di strada”.

@barbadilloit

Di Mario Bozzi Sentieri

3 risposte a Genova. Il ricordo di Don Gallo: che senso ha un canto partigiano in Chiesa?

  1. mi dispiace ma non sono d’accordo, ho conosciuto abbastanza bene il “Gallo” per dire, e non è inutile ripeterlo soprattutto per chi non l’ha capito, che l’amore, la fratellanza, la solidarietà, la giustizia, la legalità, la democrazia, la tolleranza, la condivisione, la pace la libertà che il “GALLO” aveva nel suo DNA di uomo, di partigiano, di prete e che manifestava in ogni suo gesto, parola o canto se fosse anche in una millesima parte del nostro DNA il mondo andrebbe a gonfie vele!!!! credimi e credetemi

  2. …. e penso che la chiesa sia proprio il posto più adatto dove esprimere anche attraverso un canto partigiano che richiama tutti quei valori che dicevo e il don Gallo a voluto semplicemente fare questo! inoltre mi pare del tutto evidente che il suo partigianato ha fatto parte delle sue radici di uomo di fede, e direi che dovrebbe essere alquanto significativo!)
    la canzone “bella ciao” (che non è una bestemmia) viene cantata ovunque, dovunque, “quantunque” e “qualunquemente”…per dirla all’Albanese dalla gente “qualunque, dalle persone, dal popolo, dagli studenti, dagli operai proprio per rivendicare uguaglianza e giustizia!! tutto questo non ti dice niente!?!
    ciao bella ciao baci e un sincero abbraccio patti AUGURI!!

  3. Hai ragione ma ampliamo la playlist dell’ammore. Da subito in chiesa vogliamo sentire “You’ll never walk alone, (Jesus)” Vola Colomba (della Pace)”, “Grazie dei fior” (ai funerali) e la superhit “Come on Jesus light my fire”. Saluti evoluzionistici, universali e antispecisti dal più profondo del Dna.

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