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Calcio. La folle corsa di Bruno Peres e il sogno della Viola di non finire “matata”

Pubblicato il 3 dicembre 2014 da Mario De Fazio
Categorie : Sport/identità/passioni

twitter_bruno-peres-5bCorri Bruno, corri. Quando il brasiliano Peres ha riconquistato palla nella sua area di rigore, nel derby della Mole vinto per l’ennesima volta dalla Juventus grazie a quel dio del calcio che ha preso le fattezze di Andrea Pirlo per albergare tra i comuni mortali, nessuno immaginava cosa potesse combinare quel Carneade carioca contro i giganti in bianconero. Eppure non s’è fermato, come un treno dei desideri che non va all’incontrario ma punta dritto al cuore della sua gente. Dopo, a due secondi dalla fine, sarebbe arrivata la freccia di Pirlo, non quella di Cupido, a trafiggere sogni e mortificare ambizioni. Ma l’esaltante corsa – coast to caost, direbbero gli anglofoni – per 80 metri di Bruno Peres, conclusa con quel destro potente alle spalle di Buffon, non s’è ancora fermata.

Poche storie: quando c’è di mezzo la Juve, esistono solo colpi sotto la cintura. Colpi “gobbi”. Perché la Juve è così: o si ama o si odia. La metà granata del cielo di Torino pensava di illuminarsi dopo oltre un decennio di digiuno forzato di gol e vittorie. E quando quel toro di Peres ha abbassato la testa e iniziato la sua rincorsa nell’arena dello Juventus stadium, è difficile che qualche romantico non di fede juventina abbia invocato un matador dalle fattezze di un Chiellini o di un Vidal. Fosse stato in tribuna, Hemingway  avrebbe forse scritto il seguito di “Morte nel pomeriggio”: la corrida come il calcio, emblema di rituali con i quali si punta a conquistare l’immortalità. Magari sarebbe stato dalla parte del torero. Ma non avrebbe potuto non apprezzare un toro che si fa 80 metri, inarrestabile, perché non vuole essere matato.

Classe 1990, originario di San Paolo, il brasiliano Bruno Peres è arrivato direttamente dal Santos. Uno che fa un gol così può essere considerato un terzino solo in un Paese dove pure i portieri sono più bravi coi piedi che con le mani. Con quel suo primo gol in serie A s’è ritagliato un posticino nella storia del Torino. Ma quel folle scatto di Bruno Peres è un toccasana anche per gli juventini. Non è derby se non c’è rivalità, non è stracittadina senza la sospensione dei normali rapporti di forza, senza che siano messi in discussioni gerarchie e consuetudini, come in un Carnevale da centottanta minuti l’anno. E poi vincere così, ogni tifoso lo sa, è una goduria ancora maggiore.

Ma la cavalcata del toro brasiliano non s’è ancora fermata. Dopo l’ubriacatura del derby e prima dell’appuntamento decisivo di Champions con l’Atletico, la corazzata di Allegri sarà ospite della Fiorentina in una partita che dalle parti di Firenze è più sentita delle faide tra guelfi e ghibellini. Altro giro, altro derby. Almeno lo considerano così i tifosi della Viola, pronti a sognare lo sgarbo a una Vecchia Signora mai così in forma. Come accadde lo scorso anno, in quell’epica rimonta che portò la Fiorentina a sconfiggere i bianconeri  sotto lo sguardo estasiato della Fiesole. Magari sarà Cuadrado e non Peres, a correre come un toro. Da Torino a Firenze, il maratoneta entrato nel cuore della curva Maratona continuerà a correre, per lasciare la speranza, a chi parte sconfitto, che c’è sempre un altro derby per sognare una vittoria.

@barbadilloit

@mariodefazio

Di Mario De Fazio

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