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Il ricordo. Paolo Signorelli “di professione imputato” per amore della libertà

Pubblicato il 1 dicembre 2014 da Giampiero Mughini
Categorie : Scritti
Paolo Signorelli. "Il sole vince sempre".

Paolo Signorelli. “Il sole vince sempre”.

Ricordiamo Paolo Signorelli (1934-2010) e la sua milizia politica e intellettuale con questo ritratto scritto da Giampiero Mughini su Libero per ricordarne la scomparsa. ***

Ieri la mia giornata è cominciata nel segno del lutto. Quando alla mattina ho aperto il computer, era già arrivata la mail della mia amica Silvia Signorelli in cui mi annunciava che suo padre, Paolo Signorelli, era morto la sera prima. Aveva 76 anni. La lotta corpo a corpo con il tumore, lotta che da oltre quattro anni Paolo conduceva con grande coraggio e dignità personale, s’era conclusa. Scompare uno dei protagonisti più marcati della storia della destra italiana del dopoguerra, uno che a metà degli anni Ottanta venne indicato da alcuni magistrati d’accusa come il mostro dei mostri e che per questo s’è fatto dieci anni di cella: e non c’era ignominia della destra estrema che non gli fosse attribuita, dall’aver ideato la “strage di Bologna” all’essere stato mandante dell’assassinio di alcuni magistrati famosi. Tutte accuse da cui verrà definitivamente assolto.

Tra i Cinquanta e i Sessanta Paolo era stato uno dei fondatori e uno dei ragionatori principali del gruppo di estrema destra Ordine nuovo, una molecola che s’era staccata furiosamente dal corpo del Msi perché giudicato troppo accomodante e pantofolaio. Non è che Paolo avesse deciso di scherzare col fuoco, di più. Era un nemico frontale della democrazia di massa, era uno che non rinnegava nulla del “fascismo eroico”. Era uno che non si sarebbe messo i guanti bianchi ove avesse avuto di fronte quelli della sinistra. Al tempo della mia giovinezza politica, loro di Ordine nuovo agli occhi di noi studenti di sinistra erano dei “Démoni” in carne e ossa. Il capo dell’Ordine nuovo di Catania, la mia città natale, andava in giro con un pugno di ferro in tasca. Di tanto in tanto irrompevano nelle sedi nostre e non avevano l’aria di scherzare.

Quel capo catanese di Ordine nuovo diverrà poi uno dei consiglieri politici di Arnaldo Forlani. Era stato Paolo Signorelli a farlo espellere da Ordine nuovo perché estremista e inattendibile. Quanto a me, di Signorelli e della sua bellissima famiglia ero divenuto amico da una quindicina d’anni. Di quella storia che tanto mi appassiona sì che avrei voluto scriverci un libro, la storia prima dell’odio frontale e poi del riavvicinamento umano tra “noi” di sinistra e “loro” di destra, la vicenda di Signorelli è una pietra miliare. Mi spiego.

Paolo Signorelli, il Teorema, il Mostro, il Caso. Era il titolo di un quaderno edito nel 1988 dal “Comitato di Solidarietà pro Detenuti Politici” che aveva come prefatore una figura adamantina del mondo radicale, Mauro Mellini. Signorelli era divenuto “il Mostro” nel 1986, quando lo condannano a 12 anni perché corresponsabile della strage di Bologna. Più tardi gli appiopperanno una condanna all’ergastolo. Come scrive Mellini, il curriculum e la silhouette di Signorelli lo facevano «un personaggio fatto apposta per le stragi, il terrorismo, l’eversione sanguinosa». Uno più mostro di questo professore di Liceo che alla politica e all’ideologia la più furibonda dedicava ogni spasmo della sua vita e della sua passione? Impossibile. Un personaggio letterario, insomma: un mandante che era assieme “tenebroso” e perfettamente riconoscibile. Uno che ce l’aveva scritta in faccia la professione che gli era più congeniale: quella di imputato. Di professione imputato è il titolo del libro che Signorelli scrive quando tutte le accuse sono cadute, quando il professore di liceo non è più il “Mostro”, ma uno che s’è fatto ingiustamente dieci anni di cella. Una copia di quel suo libro Paolo me la mandò il 25 giugno 1996 con la dedica: «Forza Uomo!».

Era successo difatti, ed era la prima volta nella storia del secondo dopoguerra, che un protagonista acerrimo della storia della destra la più risoluta divenisse l’oggetto di una campagna di solidarietà che metteva fianco a fianco uomini di sinistra e uomini di destra. C’è che nel processo contro Signorelli le accuse e i fatti non vanno d’accordo. C’è che agli occhi di molti le accuse contro di lui appaiono insussistenti. Una cosa è l’avere scherzato con il fuoco, e Signorelli lo ha fatto; tutt’altra cosa è avere detto a Pier Luigi Concutelli «Vai e uccidi il giudice Occorsio!», e di questo non c’è nessuna prova. Scatta la campagna in nome della verità e della giustizia. Entra in campo Amnesty International a denunciare che il detenuto Paolo Signorelli è stato privato dell’assistenza sanitaria di cui aveva bisogno. La moglie di Paolo, Claudia Signorelli, manda una lettera ai familiari delle vittime della bomba di Bologna dicendo che il loro dolore è interamente condiviso da lei e da suo marito. Signorelli denuncia «per calunnia» i magistrati di Bologna che lo accusano.

A metà del 1987 cominciano i digiunti congiunti di alcuni dei “nostri” e di alcuni dei “loro”. A far partire la sequenza dei digiuni è nientemeno che il futuro sindaco di Roma, Francesco Rutelli. Poi il deputato missino Tommaso Staiti, il deputato radicale Emilio Vesce e il giornalista Giorgio Pisanò, e quindi arrivano anche le adesioni di Enzo Tortora e dell’attrice Ilaria Occhini e di Sergio D’Elia, ex terrorista di Prima linea e in quel momento segretario federale del Partito radicale.

La prima volta nella storia d’Italia, che “noi” e “loro” fossimo l’uno accanto all’altro. Altro che avere scherzato con il fuoco, Paolo Signorelli verrà assolto da ogni cosa. “Noi” e “loro” lo festeggiammo in una sala attigua a Porta Portese, un pomeriggio di 14 anni fa. Paolo era sorridente, orgoglioso, uno che non rinnegava niente. Asperrimo com’era, io gli ho voluto bene come lo si deve a un avversario leale e umano. Addio, Paolo.

[Libero 3/12/2010]

 @barbadilloit

Di Giampiero Mughini

Una risposta a Il ricordo. Paolo Signorelli “di professione imputato” per amore della libertà

  1. Ho qui tra le mani, il suo libro ( FORZA UOMO ) di disegni in inchiostro di china , poesie e scritti vari, lettere , tutto composto quasi clandestinamente nei bracci di Rebibbia ed in altri carceri tra il 1982 ed il 1984. Da quel libro, con alcuni Camerati di Viterbo, tra cui i nipoti Carlo e Luigi , ricavammo dei poster su carta filigranata di pregio, che facemmo stampare con i suoi disegni e che distribuimmo a centinaia di copie in tutta Italia ( … altrettanto clandestinamente ) . Era il tempo in cui la destra “ sempre piu’ forcaiola e nazionale “ costruiva la propria fortuna di sopravvivenza elettorale con le campagne sulla doppia pena di morte per i cosidetti “ terroristi”, che traducendo erano le centinaia di prigionieri politici antagonisti non rassegnati all’occupazione militare, monetaria, politica e culturale.

    Per Noi, poveri adolescenti ottusi sfuggiti quasi per caso alle tempeste repressive, era l’unico modo che avevamo per contribuire alla lotta per la liberazione di Paolo, mentre sulle Sue spalle piovevano condanne all’ergastolo, e le procure inquisitrici di Bologna, Firenze e Roma si sbizzarrivano per avviarlo ad ulteriori pene, con figure penali di reato costruite ad hoc, come “ presunto mandante”, “ concorso morale” ispiratore ideologico ecc. ecc.

    Ricordo le veglie di fronte al carcere di Parma , i Solstizi incardinati e dedicati alla Sua detenzione con concerti e recitazioni delle Sue poesie, i manifesti siglati da tutte organizzazioni dell’antagonismo nazional-rivoluzionario , lo sciopero della fame del 1987 attuato insieme ai Radicali, gli interventi nelle assemblee pubbliche, tra gli sguardi increduli dei compagni, per cercare proprio con loro, “un dialogo” costruttivo sul tema della giustizia giusta.

    Poi ricordo la Sua Liberazione, le cene a casa di Claudia, e Paolo piu’ giovane e ardito che mai, ributtarsi giù nella battaglia, nella mischia pronto a ridarci idee, speranza, e rettitudine ; 9 anni di carcere non lo avevano scalfito di un centimetro. Lo ricordo aggirarsi curioso tra gli stand della Festa del Fronte della Gioventù a Siracusa dove era stato invitato per un convegno sulla Giustizia, Lui che faceva per professione l’ Imputato ma né sapeva molto piu’ di Avv.ti e Magistrati presenti e della distorsione del diritto o della legge piegata alle trame dei Mutanti del potere. Lo ricordo agguerrito e tagliente nelle conferenze dei circoli culturali di area , nelle presentazioni di libri in tutti Italia, nei ripetuti ed inutili tentativi di natura ” partitica “.

    La casa di Marta, (…là dove la Terra è Rossa), è stata per anni meta di pellegrinaggi di almeno due-tre generazioni, per andare a parlare con il ” Signor Ideologo ” il Professore Nero, e farci dare sempre qualche buon consiglio. E tutto finiva tra risate , canti e vino a volontà , perché per Paolo, alla fine , l’unico vero progetto era solo nel Radicamento della Comunità, nella Sua Gente.

    Ricordo ancora la presentazione di un libro su Drieu la Rochelle organizzato dal gruppo di AR a Roma , e Freda l’Editore, vedendo entrare Paolo , si alzò, lo saluto e gli diede in modo gentile e signorile il posto centrale del tavolo degli oratori. Gesti eloquenti e semplici, ma che ti rimangono scolpiti come roccia incandescente nella memoria. In sala presenti Giano Accame e il Prof. Giuliano Borghi.
    Insieme a Benevento nel 2006, concepimmo una serata sui nuovi strumenti e metodi di comunicazione, perché non solo non si doveva restare indietro, ma i veri Ribelli dovevano essere avanti, anche nella conoscenza tecnologica e nei metodi di Resistenza avanzati.

    Non da ultimo il ricordo personale e gradito, di quando Paolo ha bruciato l’alloro in segno propiziatorio, alla mia Festa ” Pagana ” di pre-matrimonio, in una serata magica ed indimenticabile tra i monti cimini, laddove la presenza degli Dei e del Genus Loci a cui apparteniamo non per scelta ma per “Destino” si fa sentire, ed aleggia ancora gioioso e fugace nelle notti d’estate.

    Non ha mai mollato un momento , neanche durante la sua malattia, ed ha sempre vissuto con “il lieto disincanto ” adamantino della Sua Forza Indomita, di natura quasi sovraumana , sbeffeggiando la consuetudine ….. e così è andato avanti fino a due-tre giorni prima della morte …. ad allertare, ad incazzarsi, ad indicare a tutti una Perfetta Via di compimento, di Realizzazione , di Vittoriosa Lotta.
    Fino alla fine.

    Riporto per chiudere la Sua invocazione finale tratta dal libro “Forza Uomo” …

    Speriamo nelle battaglie che ci attendono di poter esser almeno degni delle Sue parole.

    ” .. Non puoi avvertire imbarazzo dinanzi ad alcuni miei scritti che rappresentano una proiezione impoverita di taluni stati d’animo che sono umani , Claudia.
    Nessun limite è stato travalicato.
    La riappropiazione dell’Umano costituisce la meta che si vuole raggiungere, una riappropiazione dovuta, dopo la devastazione disumanizzante operata dagli adoratori del vitello d’oro….Il Viaggio è al termine ? No, Claudia, non vedo dietro alle mie spalle ciò che un tempo vedevo: sono sul ciglio dell’Abisso, ma non c’è in me vertigine, non c’è pericolo di precipitare.
    Posso guardare al cielo e al sole senza timore alcuno per la tenebra che è in fondo al precipizio.
    Io vedo ormai, come Tu vedi, solo ” riflessi luminosi “. E questo, come Tu dici è il segno della Vittoria.
    …. No, non si possono imprigionare il sole e l’aria ed il vento.
    Lo si gridi con forza, senza timore, con determinazione fideistica, cosicché l’eco ampli il grido affidandolo alla Storia …

    CIAO PROFESSORE !!

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