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Politica. La sintonia sovranista tra Fusaro e Salvini che scandalizza “Repubblica”

Pubblicato il 27 novembre 2014 da Gerardo Adami
Categorie : Scritti
Diego Fusaro, filosofo i cui scritti trovano punti in comune con le battaglie di Salvini

Diego Fusaro, filosofo i cui scritti trovano punti in comune con le battaglie di Salvini

Quando Repubblica rinuncia ad essere un quotidiano pregno dello spirito del tempo e si rifugia nelle categorie della propaganda, sottovaluta le evoluzioni in corso nel panorama politico culturale. Tutto nasce da una intervista pubblicata nelle pagine culturali al filosofo Diego Fusaro, autore del prezioso saggio “Il futuro è nostro”: il dialogo con il giornalista è volto a evidenziare la vicinanza (stranota) tra le speculazioni del pensatore torinese e le critiche anti-establishment del leader della Lega Matteo Salvini.

No euro e immigrati sradicati dal capitale

Per Repubblica è sorprendente che Salvini apprezzi Fusaro. Il filosofo replica così: “Con Matteo ci siamo trovati d’accordo sulla questione dell’euro. Penso sia un dispositivo mediante cui le classi dominanti combattono una “rivoluzione passiva” per rinsaldare l’ordine neoliberista”. Stessa sintonia sull’immigrazione (dove rilevante è l’influenza del pensiero di Alain de Benoist e Costanzo Preve): “E’ il capitale a frazionare i legami sociali e a mettere gli italiani contro gli immigrati e viceversa. Oggi c’è una rabbia gravida di buone ragioni, che in altri tempi sarebbe bastata a far esplodere dieci rivoluzioni russe o venti rivoluzioni francesi, ma purtroppo resta frazionata fra gli ultimi anziché salire verso l’alto”.

Le nuove categorie

Destra e sinistra non sono utili per comprendere gli orientamenti e gli umori del popolo al tempo dell’austerity. La contrapposizione è tra alto e basso, tra élite e nomenclature da un lato e popolo dall’altro, tra lobby internazionali e l’insorgere di una neoribellione comunitaria. In questo quadro la riflessione di Fusaro incontra la critica antimercatista dei non allineati delle destre, perché – come puntualizza il filosofo piemontese – “oggi la situazione è tragica e gli offesi non hanno coscienza di classe ma vivono totalmente all’interno dell’ideologia dominante”. E conclude così: “La vera utopia è tentare di sconfiggere la finanza su scala globale, ci vuole più Stato per imporrre di nuovo il primato della politica sull’economia, quello dei diritti sociali sul mercato. Occorre ripartire dalla comunità”. Temi così rilevanti determineranno il futuro dei popoli nei prossimi decenni e l’attenzione che Salvini dedica a questi scenari non è un particolare secondario. Al tempo della dittatura soft del pensiero unico.

@barbadilloit

Di Gerardo Adami

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