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Editoria. Dopo l’Unità ed Europa, chiude La Padania. Le colpe degli elettori

Pubblicato il 10 novembre 2014 da Augusto Grandi
Categorie : Cronache

giornaliDopo l’Unita’ ed Europa, anche la Padania chiude. E aveva chiuso anche il Secolo d’Italia (l’edizione cartacea ndr). E pure Linea. I giornali di partito non riescono a sopravvivere. Certo, i tagli dei finanziamenti all’editoria sono stati determinanti, ma il vero problema e’ che mancavano i lettori. Non ha senso mantenere – a spese pubbliche – giornali che non si leggono. Perché il pluralismo e’ una gran bella cosa, ma non significa limitarsi a pubblicare tesi diverse: occorrerebbe che qualcuno le leggesse, queste tesi. Non era più così.

In alcuni casi la responsabilità era dei partiti che investivano poco. La stessa situazione che caratterizza buona parte dell’imprenditoria italiana: si preferiscono i tagli agli investimenti e poi ci si stupisce se la qualità crolla ed i clienti fuggono. Ma nel caso dei giornali esiste anche una grande, grandissima responsabilità degli elettori. Che si lamentano, protestano, si indignano, ma poi evitano accuratamente di metter mano al portafoglio per tirar fuori 1 euro o 1 euro e qualcosa per acquistare un quotidiano che spieghi il perché ed il percome di certe scelte, di certe posizioni. Che spieghi le porcate di un governo che gode dell’appoggio dei grandi media al servizio dei poteri forti.

I compagni dell’ex Pci non compravano più l’Unita’, ma i banchieri e gli industriali che appoggiano il burattino han tirato fuori mille euro a cranio per il privilegio di cenare con lui ed entrare a far parte della sua corte. Legittimo, certo. D’altronde il burattino li sta ripagando con misure che massacrano il ceto medio e quello medio basso, pur di favorire i poteri forti e fortissimi. Ma ha il diritto di indignarsi chi non vuole spendere 1 euro per un’informazione alternativa? Per sostenere un partito, un movimento, una qualsiasi iniziativa alternativa? Si disertano i convegni perché fa freddo o perché c’è la partita in Tv. “Tanto non cambia nulla, tanto son tutti uguali”. Liberi di pensarlo. Ma allora perché protestare?

@barbadilloit

Di Augusto Grandi

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