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Se quella di Monti è la destra che passa il convento, fonderemo una nuova polis

Pubblicato il 9 febbraio 2012 da Pietro Vierchowod
Categorie : Politica

Mariomonti è di destra. L’ha detto Niki Vendola. E non ci vuole molto per capire che ha ragione in toto: la propaganda in stile Cortina che ha infiammato il cuore di qualche distratto nostalgico dell’addavennì baffone (il Pd intero), ha in realtà edulcorato un profilo tipicamente e apertamente liberista. Salari bassi, precarietà, privatizzazione, fine del pubblico, della sovranità e dei diritti. Insomma roba da ‘800.

Ma che vi aspettavate da un uomo dell’alta finanza global? Le 35 ore? Credevate davvero al salario minimo garantito? Poveri noi! Vendola è simpatico e colto, ma come tutti gli orfani di Althusser, di Foucault e Habermas, corre ingenuamente dietro all’eterna carota progressista del capitalismo. Il succo sta in quel manifesto di Sel, ve lo ricordate?, con la mela smangiata a lutto per la morte del I-padrone.

Insomma sì, Monti è un capitalista. Ed è di destra. L’unica destra presente. Va a messa. Crede nel profitto, nella concorrenza e nel mercato. E se ci fossero ancora dei dubbi, urca, la donna più di destra-destra del paese, la signora Santanchè, si è recentemente sperticata di lodi e applausi al governo tecnico. Basta?

Sì, e avanza. Perché ora viene il peggio. Perché se il Pd è di destra, il Pdl è di destra, il Terzo polo è di destra, la Lega è di destra e Di Pietro pure…essendolo nei fatti, ontologicamente direbbe Niki, insomma, ragazzi, noi che siamo? Noi, usciti davvero dal novecento, dopo attenta riflessione, conti in tasca, fermi sulla riva opposta della globalizzazione turbocapital del Gordon Gekko diventato maoista. Chi siamo?

E’ una domanda legittima a cui dovremmo cominciare a rispondere, abbandonando una volta per tutte quelle anguste categorie dell’anti-fascismo e dell’anti-comunismo che la fine della concorrenza sul terreno del populismo ideologico ha reso caricature farsesche, non più soltanto stantie, sulle quali nemmeno gli algoritmi di Facebook potrebbero ricavare un profitto.

E allora, finito l’equivoco della destra e della sinistra, finita la follia di chi ha voluto vedere Mattei in Berlusconi, Keynes in Prodi e Marcuse in Bertinotti, mentre inizia il peggio per la nostra generazione di sfigati, precari e bamboccioni, divertiamoci! Leggiamo, scriviamo. Sperimentiamo.

Alla faccia loro. Immaginiamo quella primavera sacra, fatta di giovialità e speranza, attraverso cui le comunità di giovani affamati del mediterraneo fondarono nei secoli nuove polis, nuove comunità, nuove idee.

Di Pietro Vierchowod

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