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Cultura. Giovanni Gentile, l’Anpi di Parigi (?) e una assurda polemica ideologica

Pubblicato il 22 febbraio 2013 da Adriano Scianca
Categorie : Cultura

giovanni gentileTra il 1974 e il ’75, all’università parigina di Vincennes, si svolse un seminario sul fascismo organizzato da Maria Antonietta Macciocchi, allora maoistissima scrittrice italiana che anni dopo sarebbe finita candidata nelle liste del Patto Segni. A rileggere oggi gli atti di quegli incontri sembra di aprire una feritoia su un passato remoto di infantile linguaggio ringhiante. Colpisce, in particolare, il testo dedicato a Giovanni Gentile, dove oltre a parlare di “retorica logorroica” e “astrazioni vuote” si legge pure che il fondatore dell’attualismo “fascista lo divenne nell’anima e fino alla fine con una perseveranza e una determinazione da mafioso”. Queste righe sono state vergate da Jean-Toussaint Desanti, uno che invece era un sincero libertario, tant’è che una delle sue frasi lasciate ai posteri recita: “I nuovi e moderni Galilei si chiamano Marx, Engels, Lenin e Stalin”.

Preistoria intellettuale? Non esattamente. È di questi giorni, infatti, la polemica a proposito di un convegno di studi gentiliani svoltosi il 2 febbraio 2013 presso i locali dell’Università della Sorbona di Parigi e sponsorizzato dall’Istituto italiano di cultura. L’occasione per l’incontro è data dalla  traduzione in francese di “Teoria dello spirito come atto puro” e de “La Rinascita dell’Idealismo” presso le Edizioni Hermann. La presentazione della conferenza sul sito dell’Istituto italiano di cultura di Parigi recita: “Il filosofo dell’idealismo che fu teorico dell’atto puro, rifondatore del liceo italiano e che finì tragicamente i suoi giorni, vittima della guerra civile del 1944, assassinato a Firenze da una banda di partigiani”. Apriti cielo.

Enrico Persico Licer, presidente della sezione Anpi di Parigi (?) invia subito una lettera di protesta alla direttrice dell’Istituto, Marina Valensise. Elio Rampino, presidente della Sezione Anpi della Repubblica Ceca (?) fa altrettanto. Scatta anche un firmatario promosso dai soliti Carneade con più titoli che capelli. Il 31 gennaio, cedendo alle pressioni – portate avanti avec une persévérance et une détermination de mafioso, verrebbe da dire citando le auree parole di cui sopra… –  il sito dell’Istituto corregge la nota biografica su Gentile in questi termini: “Rifondatore del liceo sotto il fascismo e che finì tragicamente i suoi giorni, pagando i suoi errori politici in favore della dittatura, all’epoca della guerra civile e di Liberazione”. Non soddisfatti, i vigilantes dell’ortografia politica braccano ancora oggi la Valensise per avere spiegazioni.

Ora, cosa turbava i questurini del pensiero nella presentazione originaria della figura di Gentile? Le espressioni “vittima” e “guerra civile”. Il che è sorprendente. Nel 2013, quindi, un filosofo ammazzato come un cane, con modalità che fecero inorridire persino molti antifascisti dell’epoca, fra cui Benedetto Croce, non può essere definito “vittima”. Meglio dire, magari, che inciampò su una pallottola. E per sicurezza dare anche solidarietà alla pallottola. Quanto alla guerra civile, poiché assassino e assassinato erano entrambi italiani non si capisce cosa si abbia da obiettare. O qualcuno pensa magari che Gentile fosse tedesco? Che dire poi della frase “pagando i suoi errori politici”: davvero un Istituto di cultura, per avere legittimità politica, deve giustificare apertis verbis l’omicidio politico? Insomma, c’è da restare allibiti di fronte all’inesausto attivismo degli ayatollah del pensiero unico. Con un’unica consolazione: tra trent’anni li vedremo tutti nel Patto Segni.

Di Adriano Scianca

3 risposte a Cultura. Giovanni Gentile, l’Anpi di Parigi (?) e una assurda polemica ideologica

  1. ……notare come ANPI oltretutto sia la sigla dell’Associazione Partigiani D’ITalia, I apppunto sta a significare Italia……quindi in Francia e in Repubblica Ceca sezione dell’ANPI non dovrebbero nemmeno esserci, almeno se consideriamo un’attenta etimologia della parola. Noto inoltre che questi dell’Anpi( ANPF, ANPRC che dir si voglia….)a parlar di guerra civile restan sempre sordi e non vogliono proprio sentir parlare Insomma che seicentomila persone si fossero schierate dalla parte dei vinti o “sbaglliata” come dicono loro ( che poi sicuramente sarebbe stata quella giusta se la guerra l’avessero vinta altri , visto il cambio di casacca fatto subito dopo l’otto settembre 1943 e anche oltre di taluni esponenti che militarono nelle formazioni partigiane)e’ qualosa che assolutamente ancora, nel 2013, non si puo’e Non si deve dire.
    Depuriamo pure il numero dei coscritti non convinti e non volontari, restarono pure sempre diverse centinaia di migliaia………un numero almeno doppio di quelli che si schierarono apertamente con le formazioni partigiane, che pure sapevano di stare dalla parte del vincitore. Cercare di farci un ragionamento e un’analisi storica pero’ e’ ancora arduo, anzi impossibile visto i veti “democratici”

  2. Ho mandato il seguente messaggio al sito”Community Petitions Contact” per smentire la mia sottoscrizione a una loro petizione contro Gentile. La sottoscrizione è stata carpita automaticamente da un loro link mentre sfogliavo i contenuti dello stesso sito.
    “Eugenio Garin, recensendo per il settimanale comunista Rinascita del 26 ottobre 1985 una mostra documentaria sulla Scuola di Filosofia di Roma negli anni Trenta , riconosceva «lo sforzo di Gentile di salvare la dignità e la libertà della scienza […], per aiutare sul terreno pratico anche studiosi in difficoltà per ragioni politiche. L’alta cultura italiana fu tutta chiamata a collaborare [alla redazione dell’Enciclopedia Italiana], gli studiosi affermati e i giovani promettenti, qualunque fosse il loro orientamento. […] Chi, domani, scriverà con mente pura sulla tragedia di Gentile, non potrà non ricordare spesso i documenti di questa mostra, anche se sono solo alcuni fra tanti, su un uomo che sembra quasi voler riscattare una scelta difendendo giorno per giorno la dignità della cultura, e cercando, senza risparmiarsi, di attenuare le conseguenze di un regime alla cui affermazione ha contribuito». Francesco D. Caridi, che ritiene la petizione contro Gentile puramente finalizzata alla perpetuazione dell’odio verso il più grande filosofo italiano del Novecento.”

  3. caro francesco, grazie dell’intervento. continua a seguirci

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