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L’intervista. Buttafuoco: “La destra destrutta, CasaPound, il declino dell’Occidente e l’Eurasia”

Pubblicato il 22 febbraio 2013 da Federico Callegaro
Categorie : Cultura Le interviste Politica

Pietrangelo ButtafuocoPietrangelo Buttafuoco ha uno di quei cognomi profetici che un po’ avvertono già sul tipo di risposte che ti verranno date quando gli rivolgerai delle domande. Qui, racconta il tramonto di una comunità politica e umana, quella degli eredi del Movimento Sociale Italiano, in cui è cresciuto e nella quale aveva riposto delle speranze. Delineando sullo sfondo cosa crede stia succedendo in Europa e quale pensa sia il futuro dell’Occidente. Giornalista, dal Foglio a Repubblica, a Panorama, scrittore di romanzi in cui si mischiano l’esoterico al politicamente scorretto, interprete critico della politica nazionale, Buttafuoco, ci racconta la frustrazione di una destra che “sarebbe potuta essere” ma non è stata.

Con una sua lettera a Veneziani aveva suggerito la possibilità di una piattaforma destinata a radunare tutto il “mondo” politico della destra identitaria. Che fine ha fatto il progetto e che fine ha fatto quel “mondo”?

Veneziani ha voluto chiudere l’ipotesi di un “viaggio verso Itaca” e  quello che vedo oggi è il frantumarsi di tutto quel mondo di uomini, donne, storie, famiglie, destini, che hanno superato una guerra, un dopoguerra, una guerra civile, una guerra fredda. Hanno superato l’ostracismo, l’arco costituzionale, la teologia azionista per cui “uccidere un fascista non è reato”, hanno superato un intero cimitero di cuori neri e hanno superato la persecuzione a tutti i livelli, per poi ritrovarsi senza nemmeno con un pugno di mosche in mano. E tutto ciò, nonostante molti di loro abbiano avuto il potere in Italia negli ultimi anni. Io non posso che rammaricarmene perché si tratta della storia di una comunità intera e oggi ci si deve interrogare sul perché di questo disastro. Si tratta di una catastrofe politico/culturale inimmaginabile.

Nonostante tutto, le sigle di un certo tipo di destra identitaria paiono moltiplicarsi. Ultima in ordine cronologico è Fratelli d’Italia, di Giorgia Meloni e Ignazio La Russa. Cosa ne pensa?

Hanno avuto l’Italia in mano per 20 anni e ci troviamo in questa situazione…

E della candidatura di Casa Pound?

Questa invece è una storia interessante e ha la possibilità di evolversi in un’altra prospettiva. Riguarda ragazzi, e i ragazzi hanno necessità di essere raccontati e descritti al di fuori di certi schemi. Hanno modo di costruirsi un bell’avvenire e poi Casa Pound non ha le banalità elettoralistiche di altre sigle. E’ una cosa raffinata e persino chic rispetto alle volgarità di altri tipi di destra occidentalista.

Sembrerebbe che la politica sia entrata nell’epoca della tecnica perdendo la bussola della sua funzione. Cosa sta succedendo?

Non siamo certo alla teoretica ma in una fase molto più provinciale. Sicuramente meno interessante rispetto alla casistica prevista dall’hegelismo. E ci troviamo in una fase ovvia se consideriamo che l’Italia è priva di sovranità politica. Quello che abbiamo davanti è solo un meccanismo stanco, prevedibile e risibile di quella che sarebbe dovuta essere una grande storia d’Europa immaginata nei protocolli del dopoguerra e che in realtà è diventato solo il luogo dove riecheggiano gli echi delle trasformazioni di ciò che è importante.

Non è quindi il caso di scomodare Gadamer?

No, né Gadamer, né Weber, né tanto meno ci troviamo di fronte alla tenaglia stretta tra Unione Sovietica e America preconizzata da Heidegger. Quella che stiamo vivendo è una vicenda regionale gestita alla bene e meglio dai banchieri.

E i politici cosa fanno?

Essendo io, in politica, un viandante di bassifondi, posso dire che tutto ciò che vedo è affidato a dei mestieranti. E soprattutto viene a mancare l’elemento fondamentale di qualsiasi progetto degno di tale nome: la grandezza. L’orizzonte stesso a cui fare riferimento.

Di fronte a una situazione internazionale così confusa è possibile tentare una previsione sulle evoluzioni future del concetto di Occidente?

Tra dieci anni ridiscuteremo la visione dell’Occidente. Oggi la tecnologia ha assunto un’altra immagine, un altro contorno, che è questa Babele eterna, continua, che ha fatto si che tutto proceda con un ritmo a noi sconosciuto. Abbiamo digerito in un modo l’Ottocento e il passaggio al Novecento e invece questo primo ventennio del Duemila ha una velocità di tutt’altro tipo, impensabile per noi. Una volta quello che si apprendeva alla scuola elementare restava ben saldo fino agli anni della pensione invece adesso quello che abbiamo studiato al liceo è già stano contraddetto all’Università e nei primi anni del nostro lavoro. Per questo motivo non abbiamo modo di capire quello che potrà accadere domani e questo, a maggior ragione, sarà in futuro ancora più forte. Abbiamo girato le spalle che l’interlocutore erano gli Stati Uniti e oggi, se guardiamo in faccia la realtà, non c’è più l’Occidente. Ci sarà la Cina e una grande distesa di futuro che è rappresentato dal continente eurasiatico e faremo i conti con questo domani facendoci forti dell’altro nostro ieri.

Quale, tra i molteplici “ieri” dell’Occidente, ci sarà utile?

Quello che si radica nella nostra identità più profonda. Perché noi sapremo affrontare il futuro forti di Omero, della grande cultura della civiltà eurasiatica, ben più forte di quello liberal occidentalista. Di quest’ultimo non sapremo che farcene perché sarà inutilizzabile.

Ci dobbiamo aspettare anche forti cambiamenti geopolitici?

Potremmo dire che il futuro sarà una sfida tra la Cina e l’India. A noi Europei toccherà in sorte di essere protetti dall’India, giusto per una affinità di sangue, di storia, di civiltà. Ma sappiamo perfettamente che tutto si dipana secondo una logica di volontà di potenza, di volontà di volontà e di volontà di verità. E, in questa triade nietzschiana, è ovvio che noi non potremo fare altro che ritornare ai nostri progenitori, ovvero gli indiani.

E’ noto un suo interesse verso le culture orientali e quella islamica in particolare…ma Buttafuoco si è convertito?

Non si parla di conversione all’Islam ma di ritorno (ride). Ma come dice Wittgenstein “di quello di cui non si può parlare si deve tacere”.

@fedecallas

Di Federico Callegaro

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