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Effemeridi. Roy Campbell il poeta-soldato che ispirò a Tolkien il personaggio di Aragorn

Pubblicato il 2 ottobre 2014 da Amerino Griffini
Categorie : Cultura

Il 2 ottobre 1901 a Durban (nella provincia del Natal in Sud Africa) nacque Roy Campbell. Frequentò l’Università di Durban, nel suo Paese, per poi laurearsi ad Oxford. Il suo primo libro di poesia lo pubblicò a 23 anni, “The Flaming Terrapin”. Tornato in Sud Africa fu fondatore e redattore capo di una rivista letteraria afrikaans: “Voorslag”.

Come evidenzierà Alastair Hamilton nel suo studio dedicato agli intellettuali e i loro rapporti con il Fascismo tra le due guerre, la maggior parte degli autori di lingua inglese attratti da esso e in polemica con il liberalismoaragorn non erano inglesi: William Butler Yeats e George Bernard Shaw erano irlandesi, Ezra Pound americano, Wyndham Lewis e Thomas S. Eliot erano nati negli USA, Hilaire Belloc era di padre francese e infine Roy Campbell, in questo gruppo, era sudafricano.

E nel mondo letterario londinese che detestava, Campbell lanciò le sue provocazioni con ironia, con sulle spalle il bagaglio dei suoi autori preferiti, Paul Verlaine, Charles Baudelaire e Arthur Rimbaud. Poeta maudit egli stesso, dalla vita errabonda, si trovava meglio tra gli zingari della Camargue che tra gli intellettuali contigui alla City, “amava le montagne e le pianure dell’Europa meridionale più che le fumerie d’oppio cittadine” e sognava una “società arcaica e feudale”. Nonostante il valore dei suoi scritti fosse riconosciuto e apprezzato negli ambienti letterari inglesi, fu detestato dai perbenisti degli stessi ambienti per la sua libertà sessuale, le bevute smodate, gli atteggiamenti anticristiani e, in definitiva, per le sue provocazioni e il suo continuo farsi beffe del loro mondo.

Alla fine degli anni ‘20 Campbell e la moglie Mary non sopportando più l’ambiente intellettuale inglese, si trasferirono in Francia, in Provenza. Fu un periodo fecondo dal punto di vista della produzione poetica; pubblicò vari libri e la coppia intraprese un percorso religioso che portò ambedue verso la conversione al cattolicesimo.

Nel 1935 si traferirono in Spagna, attratti dal mondo iberico così lontano dal laicismo inglese. Campbell fece i lavori più disparati continuando però a scrivere e nel 1936 pubblicò “Mithraic Georgiad”.

Faceva il domatore di cavalli a Toledo quando la Spagna fu travolta dalla guerra civile. I frati di un convento carmelitano a Toledo, destinati al martirio, gli affidarono i manoscritti di San Juan de la Cruz perché li portasse in salvo; compito che svolse rocambolescamente mentre la biblioteca del monastero era data alle fiamme e i 15 frati massacrati.

Sfuggito a stento alla cattura, raggiunse la zona nazionalista e si arruolò tra los Novios de la muerte, i fidanzati della morte, “il miglior reggimento in Europa” – ebbe a scrivere – “il reggimento di Cervantes, Lopez e Garcilaso: solo pochi stranieri vi sono ammessi”. Fu anche corrispondente di guerra per “The Tablet”.

La sua esperienza nella Guerra civile la tradusse in poesia in “Flowering Rifle: A Poem from the Battlefield of Spain” e nell’autobiografico “Broken Record” nel quale l’aperta affermazione di essere un “fascista” certo non contribuì a renderlo gradito agli ambienti intellettuali londinesi che colsero l’occasione della sua apologia del fascismo per metterlo definitivamente all’indice. Al termine del conflitto si stabilì nella Spagna di Franco dove ebbe modo di partecipare anche ai congressi di poesia di Segovia e Salamanca.

All’inizio della Seconda guerra mondiale tornò in Gran Bretagna e fu impiegato nella Difesa antiaerea a Londra. Non che l’ostracismo nei suoi confronti fosse finito; l’amicizia da parte degli Inglesi in quel periodo si ridusse all’alcoolizzato poeta Dylan Thomas.

Nel 1942 chiese di arruolarsi nel King’s African Rifles, reparto militare formato con personale proveniente dalle Colonie britanniche d’Africa. L’anno successivo, con il grado di Sergente divenne operativo e inviato in Kenya, tappa verso la destinazione finale: essere impiegato contro i giapponesi in Estremo Oriente. Una brutta caduta in moto a Nairobi lo rese inabile, fu messo a riposo nel 1944 e riportato in Inghilterra. Nonostante gli fosse riconosciuto il suo impegno bellico fu comunque tenuto “sotto osservazione” perché non aveva affatto mutato le sue idee a proposito del fascismo.

Non gli pesò più di tanto l’emarginazione che continuò ad essergli riservata. Fu invece accolto amichevolmente in qualche serata trascorsa ad Oxford, dagli Inklings, il sodalizio di docenti universitari legati da amicizia i cui esponenti più famosi saranno Clives S. Lewis e John Ronald Reule Tolkien.

E proprio sull’autore del “Signore degli Anelli”, Campbell esercitò un notevole fascino. Mentre Lewis, tra un bicchiere di porto e l’altro, lo inquadrò come “loud fool”, il cui comportamento era speculare a quello dei suoi nemici di sinistra, Tolkien ne fu conquistato e lo scrisse al figlio Christopher, tracciando un ritratto di questo soldato-poeta che pare sia all’origine del personaggio di Aragorn nel “Signore degli Anelli”.

Nei primi anni ’50 scrisse articoli per “The European”, la rivista (alla quale collaborarono anche Ezra Pound e Henry Williamson) diretta da Diana Mitford, una delle scapestrate sorelle Mitford, le ragazze aristocratiche inglesi impegnatissime a far politica su fronti estremi (Nancy, scrittrice e combattente tra gli anarchici nella Guerra civile spagnola; Unity, nazionalsocialista e amica intima di Hitler che allo scoppio della guerra tentò il suicidio e Diana che aveva sposato Bryan Guinnes, il miliardario della birra e, in seconde nozze, sir Oswald Mosley, il leader del più importante dei fascismi inglesi, la British Union of Fascists). Ovviamente in Inghilterra ripresero le polemiche politiche nei suoi confronti ma ormai Campbell aveva scelto una terra accogliente per vivere con la moglie e i due figli, il Portogallo di Salazar.

Nel 1952 gli fu assegnato un Premio letterario per la traduzione delle poesie di San Juan de la Cruz, proprio nell’anno in cui il mistico fu proclamato patrono dei poeti spagnoli. Ottimo linguista, a fianco dell’attività di poeta e scrittore aveva posto quella di traduttore – Jorge Luis Borges sostenne che la sua traduzione di San Juan de la Cruz era più bella dell’originale. Un giro di conferenze in Canada e negli USA fu accompagnato dai soliti attacchi alle sue opinioni “fasciste”.

Morì in Portogallo, nei pressi di Setùbal, in un incidente stradale, il 22 aprile 1957, lunedì di Pasqua. E’ considerato uno dei maggiori poeti contemporanei di lingua inglese ma….. non tradotto in italiano!

@barbadilloit

Di Amerino Griffini

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