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Esteri. Sergio Romano: “Rouhani e gli errori dell’Occidente in Afghanistan e Libia”

Pubblicato il 29 settembre 2014 da Redazione
Categorie : Esteri

rohaniPubblichiamo la rubrica di Sergio Romano sul Corriere della Sera, dedicata alle parole del presidente dell’Iran Rouhani: si tratta di una analisi che evidenzia gli errori dell’intelligence d’Occidente nel maneggiare il fattore religioso in contesti di guerra e conflitti regionali.

“Qual è il suo parere sull’intervento all’Onu di Hassan Rouhani, presidente dell’Iran, che ha chiesto agli Usa e ai Paesi arabi di scusarsi per i loro errori, che hanno portato all’ascesa del terrorismo? Non credo che sia così lontano dalla realtà, considerando il fallimento dell’intervento armato in Iraq, del bombardamento della Libia, del caos siriano, tutti senza un progetto per il dopo. Senza dimenticare i finanziamenti agli estremisti, da parte di Paesi arabi, oggi preoccupati di spegnere il fuoco che avevano concorso in modo determinante ad accendere ed alimentare”.

Daniele Tellino

La risposta dell’ambasciatore Sergio Romano

Il discorso del presidente iraniano all’Assemblea delle Nazioni Unite è stato letto e commentato in modi opposti.

Per coloro che diffidano dell’Iran e desiderano il fallimento dei negoziati sulla politica nucleare di Teheran, il discorso ripete schemi già noti da tempo. Sul fronte opposto (quello di coloro che sostengono la politica di Barak Obama e sperano nel successo dei negoziati), Rouhani si è dimostrato ancora una volta l’uomo del regime iraniano che meglio riesce a navigare pragmaticamente tra la vecchia guardia della rivoluzione e la voglia di riforme manifestata da coloro che lo hanno votato nelle ultime elezioni presidenziali. Nell’agenda della sua visita a New York, l’evento più interessante è stato un incontro con David Cameron, il primo colloquio con un capo del governo britannico dallo scoppio della grande crisi fra i due Paesi dopo la rivoluzione del 1979.

Per comprendere l’importanza di questo incontro, caro Tellini, vale la pena di ricordare che il colpo di Stato del 1953, organizzato per defenestrare un Primo ministro (Mohammad Mossadeq) «colpevole» di avere nazionalizzato il petrolio contro la tenace resistenza della Anglo-Iranian Oil Company, fu eseguito dagli americani ma voluto e ispirato dalla Gran Bretagna. La grande maggioranza degli iraniani non dimentica che Londra, fra l’Ottocento e il Novecento, trattò spesso l’Iran, con una sorta di supponenza imperiale, come uno Stato vassallo.

Quanto alle responsabilità dei servizi d’intelligence dell’Occidente («hanno messo le spade nelle mani di folli che ora non risparmiano nessuno »), l’affermazione del presidente iraniano è difficilmente contestabile. Il caso più noto è quello degli aiuti forniti dalla Cia negli anni Ottanta ai resistenti afghani che stavano combattendo l’Armata Rossa. Molti di quei resistenti finiranno qualche anno dopo nelle milizie talebane e nei ranghi di Al Qaeda. Ma esistono altri casi analoghi, anche in tempi più recenti, soprattutto in Libia.

La mia sola obiezione è che la stessa accusa può essere mossa agli iraniani. Anche l’Iran ha finanziato e armato organizzazioni (Hezbollah, Hamas) che sono poi sfuggite al suo controllo.

@barbadilloit

Di Redazione

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