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Politiche. Oscar Giannino folgorato sulla via di Chicago per il peccatuccio di vanità accademica

Pubblicato il 19 febbraio 2013 da Michele Chicco
Categorie : Politica

oscar gianninoFolgorato sulla via per Chicago, verrebbe da scrivere. Oscar Giannino rischia il pasticcio mediatico dopo aver mentito, in televisione e a RepubblicaTv, raccontando di aver conseguito un master in economia negli Stati Uniti d’America – alla Chicago Booth, appunto. Quella che sembrava una bugia sibillina, detta senza troppi pensieri per dar forza al suo liberalismo radicale, ha scatenato un putiferio tra i liberal italiani: uno dei fondatori di Fare per fermare il declino, l’economista Luigi Zingales, che a Chicago (proprio lì!) insegna, si è sentito ferito e urbi et facebook ha annunciato la fuga dal movimento.

Se le bugie hanno le gambe corte, dai bugiardi è bene scappare in fretta e così una delle menti celebri conquistate da Giannino ha preferito lasciare, soprattutto perché quello appena nato è – o era? – un partito che glorifica l’onestà, la meritocrazia e le competenze. A Zingales non sono bastate le spiegazioni di Oscar Giannino che ha negato la sua partecipazione al master e ha giurato di essere stato frainteso: «Ero a Chicago per studiare inglese e così via. Bastava chiederlo e avrei risposto». L’ha detto a Matera, domenica, e l’ha scritto sul sito di Fare, anche se, ha ammesso, «da quanto detto a Repubblica si capiva il contrario».

A pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale questa sembra essere una bella grana per il candidato premier di Fare: l’antipolitica vista da “destra” potrebbe rimanere con la sua guida acciaccata e con un economista di fama internazionale in meno. Djannino Unchained, l’eroe che vorrebbe liberare l’Italia dalla tassazione spasmodica, rischia di rimanere ingarbugliato nelle catene che lui stesso ha stretto con cura ai suoi polsi. Una sana bugia può costare caro e, in effetti, costerebbe cara nel Regno Unito e carissima in Germania dove, in passato, il delfino di Angela Merkel è stato costretto a salutare il governo tedesco per un peccato accademico commesso in gioventù.

Ma Oscar Giannino è pur sempre una fotografia dell’Italia, Paese pronto a perdonare le piccole bugie perché, alla fine, “son cose che capitano”. Berlusconi, ieri, ha provato ad attaccarlo, ma la boutade del Cav. non ha nemmeno fatto breccia nella platea festante che era lì per ascoltarlo: siamo troppo abituati alle furberie per poter mettere alle strette Oscar Giannino e quindi accettiamo, questo come il resto. I benaltristi – quelli secondi i quali nulla è importante perché c’è sempre un’altra questione da sistemare – potranno, poi, divertirsi ad elencare tutte le menzogne “peggiori” che sono state perdonate e, alla fine, Djannino diverrà un martire, crocifisso con cura da Zingales. E invece, un uomo che predica bene deve razzolare dieci volte meglio; un politico che si rivolge ai ragazzi che studiano non può basare la sua retorica sul falso; un eroe che promette un futuro degno deve essere untouchable.

Intoccabile, ora, Oscar Giannino non lo è più: si è lasciato sedurre dall’Italia dei Professori che vuole tutti laureati e con il curriculum luccicante, perché non ha avuto quel pizzico di coraggio in più che gli sarebbe servito per fare una vera confessione rivoluzionaria. Se avesse detto, come è vero, che parte di quello che sa l’ha studiato per sé, da autodidatta, avrebbe dato dignità a tutti quelli che nelle università – italiane e straniere – si sono sentiti piccoli-piccoli perché costretti a sgobbare sui testi del gauchismo accademico, ma che da autodidatti, come lui, hanno saputo costruire saperi. Avrebbe potuto dimostrare che non è il ‘titolo’ a fare cultura, ma la tenacia, unita a impegno e curiosità.

Questa storia, adesso, ha tutti i contorni dell’ennesima occasione sprecata: una chance persa da chi sarebbe potuto arrivare con stile al traguardo, ma ha preferito provare a ingannare il giudice di gara, cercando di barare poco prima della bandiera a scacchi.

Di Michele Chicco

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