0

Anniversari. Alberto Sordi icona di quell’italianità popolare, sognatrice e maldestra

Pubblicato il 16 febbraio 2013 da Silvia Quaranta
Categorie : Cinema Cultura

Alberto_Sordi_I_vitelloni_bisLa maglietta bianca attillata, il cappello da baseball, il bracciale di cuoio borchiato e lui, Alberto Sordi all’attacco di un piatto colmo di “maccheroni” è una delle icone più note del cinema italiano e forse, più in generale, di quell’italianità popolare, sognatrice quanto maldestra che rappresenta indiscutibilmente uno dei tanti volti della nostra nazione. Superati i confini dello spettacolo, Sordi è entrato di diritto, già in vita ma a maggior ragione dopo la scomparsa, nell’ambito del mito, diventando un’icona di romanità al pari di Belli e di Trilussa.

Una carriera, la sua, iniziata a soli 17 anni al fianco di una sedicenne Alida Valli e durata 155 film, 18 dei quali diretti da lui. Nel 1936 tentò la fortuna all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, dalla quale fu espulso per la forte inflessione romanesca. Non si diede per vinto e da questa prima sconfitta trasse una lezione di vita: se non puoi eliminare i tuoi difetti, sfruttali. La sua parlata inconfondibile, la voce allegra e un po’ sguaiata diventò così il punto di forza e l’origine della sua grande comicità. Fu consacrato al successo nel ’50, con “Lo Sceicco Bianco” di Fellini e poi, definitivamente, tre anni dopo,  con “I Vitelloni”. Ha lavorato al fianco di alcuni tra i più grandi del cinema Italiano, tra cui, oltre a Federico Fellini: Luigi Zampa, Mario Monicelli, Ettore Scola, Dino Risi, Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini e Vittorio De Sica.  Nel 1955 il presidente degli Stati Uniti Truman gli concesse le chiavi di Kansas City e la carica di Governatore onorario della città, per la propaganda favorevole all’America promossa dal personaggio di Nando Moriconi, protagonista di “Un Americano a Roma”.

Fu amato dai più e criticato da molti, che non lesinarono accuse: lui etichettato come antitaliano e i suoi personaggi, quasi sempre vili, spacconi, vigliacchi, pataccari e scrocconi venivano raccontati con una tale cattiveria da far sospettare una sorta di sotterraneo compiacimento. Marcello Veneziani, nel ’94, dalle colonne del Giornale incitava ad ammazzare il Sordi che è in noi, parlando di “sordido sordismo”. Ma lui, Sordi, non era uno che portasse rancore: “anti-italiano? – si difendeva – ma è una follia… Sono un patriottico vero. Non ho mai lasciato l’Italia, ho resistito a tutte le offerte americane”.  E i suoi personaggi “No, non li ho amati neanche io..Ma non capisco questa accusa: io, con quelli lì, non c’ entro niente, non ho mai interpretato me stesso, tra me e loro c’è soltanto un rapporto breve, temporaneo. Faccio l’attore, io”. “L’arma del ridicolo – aveva detto ancora Sordi nel corso di una premiazione – è l’arma più efficace, perciò molti miei film sono comici in superficie, ma nel fondo sono anche, talvolta, tragici”.

A dieci anni dalla sua scomparsa la città che gli ha dato i natali e che è stata l’amore più grande dell’attore che si definiva “non matrimoniabile”, si tinge del suo ricordo, con una ricchissima serie di iniziative.

Le celebrazioni, forse non a caso, hanno avuto inizio il 14 febbraio, con la mostra “Alberto Sordi e la sua Roma”, a cura di Gloria Satta, Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia. La rassegna, esposta al Vittoriano fino al 31 Marzo, ospita immagini, filmati, interviste, manifesti, sceneggiature, costumi di scena, documenti anche inediti messi a disposizione dalla sorella dell’attore, Aurelia. Tra i tanti cimeli, l’abito del marchese del Grillo, il salvadanaio in terracotta a forma di bufalo, dono del sindaco di Kansas City, il berretto “pieno di orgoglio” de “Il vigile” ed una foto che lo ritrae bambino, mentre gioca a calcio.

A Villa Borghese, proprio accanto alla Casa del Cinema, 16 febbraio alle 11.00, sarà inaugurato il viale che porterà il suo nome, mentre il 23, nello spazio della Pelanda a Macro Testaccio, ad essere protagonista sarò il Sordi doppiatore, indimenticabile voce di Oliver Hardy nelle comiche di Stanlio e Ollio. Alle ore 16.00, nella sala Cinema, verrà proiettato “I diavoli volanti”, diretto nel 1939 da Edward Sutherland.

Poche ore dopo, all’Auditorium Parco della Musica, le colonne sonore dei suoi film risuoneranno nella Sala Sinopoli, dove, alle 21.00, la Grande Orchestra di Gerardo Di Lella eseguirà le partiture originali scritte dal Maestro Piero Piccioni.

Seguiranno una serie di proiezioni: il 23 febbraio, al Teatro Tor Bella Monaca (alle 17.00 e alle 21.00) e il 24 febbraio al Teatro Biblioteca Quarticciolo (alle 17.00), sarà proiettato “Amore mio aiutami”, girato e interpretato da Sordi in coppia con Monica Vitti.

Sempre il 24 febbraio, alle 11.00, La Casa del Cinema ospiterà la proiezione del film “Bravissimo” e, in contemporanea, presso la Chiesa degli Artisti di piazza del Popolo, sarà celebrata la santa messa in sua memoria.

Il 25 febbraio, alle 20.30, alla Galleria Sordi, andrà in scena il già citato “Un americano a Roma”, mentre per tre giorni (dal 23 al 25), nelle stazioni metro e lungo la Galleria Sordi ci accompagnerà la voce di Sordi nel ruolo di speaker, in una carrellata sulle sue molteplici trasmissioni radiofoniche.

La commemorazione si concluderà in grande stile: la sera del 24 febbraio l’Albertone nazionale dominerà il cuore della città eterna, con le foto dei suoi film più celebri proiettate sul Colosseo.

Di Silvia Quaranta

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>