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Il caso. L’ala “destra” della Lega non decolla

Pubblicato il 1 agosto 2014 da Eric Cantona
Categorie : Politica

Tanti elettori postfascisti hanno scelto alle ultime europee la Lega Nord versione Matteo Salvini, attratti dal lessico antimondialista e dalla sfrontatezza nello sfidare il politicamente corretto, ma l’auspicabile costituzione di un’area sovranista all’interno del partito non si è ancora realizzata. E all’orizzonte ci sono divisioni tra gli ex missini che hanno sostenuto le battaglie No Euro.

Il movimento fondato da Umberto Bossi, con il nuovo segretario, ha mostrato una rilevante attenzione per i temi delle destre non allineate. Ha promosso convegni con intellettuali liberi comesalvini le pen Massimo Fini, Pietrangelo Buttafuoco e Alain de Benoist: parte delle sollecitazioni culturali giunte da questi autori sono state raccolte, altre (purtroppo) ancora no (come nel caso del mancato rispetto delle libertà religiose degli islamici da parte del sindaco di Padova). A Strasburgo, inoltre, la Lega è parte integrante della coalizione dell’Alleanza europea per la libertà con Marine Le Pen.

Durante la campagna per le europee è sorto il cartello associativo di Patriae, nome perfetto per aggregare il mondo sovranistae federalista che non più una soggettività riconoscibile dopo il declino dei partiti di destra radicale e l’evoluzione di Fratelli d’Italia: questo asse ha portato Salvini a prendere migliaia di preferenze anche nel collegio centrale e sotto Roma. Lo stesso segretario aveva annunciato la costituzione di un contenitore per questo arcipelago che guarda con attenzione alla Lega in Puglia, Sicilia o Campania, sotto le insegne autonomiste. Di questo processo gli ex An potevano essere protagonisti ma per consolidare una presenza “differente” sarebbe necessaria unità d’intenti e la scelta condivisa di una classe dirigente in grado di rendere visibile il progetto.

Le ultime cronache, invece, registrano la polemica, raccontata da Marzio Brusini sull’Huffington Post, nell’ambito dell’associazione Patriae e un possibile commissariamento con l’arrivo di Mario Borghezio, soluzione esclusa invece da Alberto Arrighi, ex deputato di An, e tra i fondatori del sodalizio. Resta, infine, attivo il gruppo legato al progetto della rivista “Il Talebano”, che ha prodotto un documento per il congresso della Lega, senza però fare alcun intervento nell’assise.

Per evitare il fallimento di questo esperimento sarebbe necessario che l’arcipelago postfascista facesse una volta per tutte i conti con la strutturazione nei partiti, non passando da vecchi schemi, ma dalla costruzione di una presenza autentica nei territori.

Di Eric Cantona

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