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Il passo indietro di Benedetto XVI, il pontefice che sfidò il materialismo e il mondo moderno

Pubblicato il 13 febbraio 2013 da Leonardo Petrocelli
Categorie : Scritti

papa-benedetto-XVIDiciamolo chiaramente. Il Pontificato di Benedetto XVI era già finito da anni, stroncato da una graduale quanto evidentissima resa a quelle forze avverse che, inizialmente, l’erede di Pietro si era affaticato a combattere. La sua stanchezza, quell’essere privo di “energie sufficienti per continuare la missione”, è da attribuirsi innanzitutto a questo: al logoramento di un Papa costantemente “sotto attacco” e mai sostenuto dalla massa della modernità liquida, ancora innamorata della Chiesa progressista e istrionica di Wojtyla. Un passaggio tragico, l’ennesimo consumatosi in un comunità religiosa allo sbando più totale, di cui non sarà inutile ripercorrere le tappe.

Il Ratzinger degli inizi aveva imbroccato un sentiero definito, metastorico, concepito per regalare a quel che resta della Chiesa un ruolo attivo e coerente nell’arena globale. Sono da leggersi in questa chiave le splendide encicliche contro i pericoli del delirio finanziario, il ripristino della messa in latino, la crociata contro il relativismo e il darwinismo, l’apertura al mondo ortodosso (la parte “politicamente” più sana della cristianità) in vista di una futura riunificazione e, nonostante qualche scivolone imprudente, la mano tesa al mondo islamico, arcinemico d’Occidente. Fra tutte le missioni diplomatiche, risalta il ricordo dello storico viaggio nella Turchia del primo ministro Tayyip Erdogan quando quest’ultimo esibiva ancora una certa lucidità e declinava la propria vena ottomana senza genuflessioni atlantiche.

Insomma, Benedetto XVI  sembrava aver chiara l’idea che per il Cristianesimo fosse giunta l’ora di superare il complesso di dipendenza dal mondo moderno, quella tentazione irresistibile di benedirlo, approvarlo, coccolarlo e inseguirlo in tutte le sue derive. Vivere i tempi doveva significare, nel pensiero del Pontefice, combatterne i nemici materiali e offrire una sponda altra, diversa dalla morale comune. Non sopravvivere, ma combattere. In un meraviglioso paradosso, il teologo reazionario si adoperava per scavalcare nei fatti il pensiero post-marxista e i suoi sodali: la sinistra parlamentare che incassa lodi dalla Goldman Sachs e dall’establishment americano, l’intellettuale salottiero che vuole “più Europa” e il giovane alternativo con la foto di Steve Jobs sul comodino.

Naturalmente, più gli intenti si facevano chiari più la morsa dei poteri avversi – che sempre si auto-difendono con destrezza – si stringeva. Il primo asso calato sul tavolo è stata la presunta adesione, in qualche forma, del giovane Ratzinger al nazismo. Un avvertimento, perché il peggio doveva ancora venire: dagli Stati Uniti (non casualmente) giunge nel 2008 lo tsunami dei preti pedofili ed è una mazzata senza ritorno. Le fucilate successive, dalle inchieste sullo Ior al caso Vatileaks, combinate a strani sommovimenti interni al potere ecclesiastico, completano il quadro. Benedetto XVI è costretto ad arretrare e il suo papato involve tragicamente. Scompare la dimensione anticapitalista ed, anzi, con i capitalisti si inizia ad andare a nozze: il Papa incontra Monti, gli sorride, gli telefona, mentre la base rumoreggia inutilmente per l’endorsement al “professore massone”. Si cerca di recuperare puntando tutto sull’attacco frontale alle unioni omosessuali ma, anche questa, non è una terra di nessuno. A presidiarla c’è l’intellighenzia borghese e laicista con tutta la sua potenza di fuoco. Piovono fischi e manca la forza per reggerli.

É la fine: come ultimo atto Benedetto XVI si umilia armeggiando goffamente su Twitter, simbolica quanto definitiva resa ai tempi tristi che osò combattere, e stacca la spina ad un pontificato titanico ormai ridotto in larva, lasciando che il sipario cali sullo sguardo gentile del gigante sconfitto.

Di Leonardo Petrocelli

9 risposte a Il passo indietro di Benedetto XVI, il pontefice che sfidò il materialismo e il mondo moderno

  1. “e mai sostenuto dalla massa della modernità liquida, ancora innamorate della Chiesa progressista e istrionica di Wojtyla”.
    NO, sinceramente non credo Papa Woityla fosse per una Chiesa progressista. In lui vedo la rivitalizzazione della Dottrina sociale della Chiesa e l’innamoramento smodato che si nutriva da parte dei giovani per questa figura , forse un po’ moderna certo ma determinante nella sconfitta del comunismo e poi nel prevedere le piaghe e le ingiustizie di un capitalismo basato su ingiustizie e speculazioni.
    Forse non un reazionario, non un tradizionalista, non un amante della liturgia ortodossa, ma certamente sostenitore di valori forti e comunitari.
    Di certo non non uno che sottaceva le vacuita’ e le frivolezze del pensiero”liquido” o comunque relativista.

    Agostino

    Agostino

  2. Agostino, grazie per il tuo contributo.
    Il dibattito sul “progressismo” di Wojtyla è effettivamente ancora aperto. La sua figura è controversa e il suo lungo operato andrebbe analizzato con accuratezza in ben altra sede. Esisteva però in Lui una componente che tu definisci “un po’ moderna” e che io definirei “totalmente moderna”, principalmente nell’inclinazione a inseguire i modi e i linguaggi della contemporaneità. Per molti può essere una strategia positiva per riempire le Chiese (non importa di chi, l’importante è che siano in tanti) ma io non sono d’accordo. Per una semplicissima ragione: dal crollo del Muro è scaduto il tempo per le mediazioni. Il Papa era stato “arruolato” nella grande alleanza per abbattere il comunismo, caduto il quale la Chiesa ha dovuto interrogarsi su cosa fare da grande: accodarsi al mondo occidentalista, ormai “monopolare”, o combatterlo.
    Inutile dire che la seconda scelta è quella corretta. Ma, in questo caso, non si tratta più (solo) di concorrere alla sconfitta di un regime, bensì di contribuire attivamente alla squalifica di un modus vivendi iniziando dai suoi aspetti più quotidiani ed elementari. Se anche la Chiesa si lascia in qualche forma contagiare da essi, la guerra è persa in partenza.
    Ratzinger lo aveva capito e, finché ha potuto, si è immerso totalmente in questa dimensione utilizzando tutte le armi in suo possesso: l’ortodossia, i contenuti e, soprattutto, i modi austeri e distaccati, ultimi nell’elenco ma forse primi per importanza. Non è mai stato amato e questa, purtroppo, è la controprova della bontà della sua azione. Perché se la “massa della modernità liquida” ti venera fino allo strazio, significa che hai sbagliato qualcosa.

  3. caro Leonardo, pur impegnandomi a fondo mi sfugge davvero questo esasperato “progressismo” di Wojtyla: forse bisognerebbe distinguere tra capacità di empatia e sintonia con il popolo cattolico, arrivando con immediatezza ai cuori della gente dai “cedimenti” sulla Dottrina. La prima di queste, io non la trovo affatto negativa. La seconda, non credo proprio appartenga a Giovanni Paolo II, atteso che non ti sarà sfuggito che il Suo Prefetto per la Congregazione della Dottrina e della Fede era un certo Ratzinger, oltrechè suo grandissimo amico ed estimatore. Ma al netto di questo particolare storico, non mi ricordo in Wojtyla atti o cedimenti “progressisti”, nè aperture di nessun tipo sui temi “caldi” che stanno a cuore ai progressisti(poi proprio a Lui l’etichetta di “progressista” è davvero singolare, vista la sua avversione verso il materialismo ateo e comunista). Non riesco poi a capire il senso del tono sprezzante e dispregativo che hai nei confronti di quella che definisci una indistinta “massa di modernità liquida”, che in una prima versione avevi bollato addirittura come “sciocca”, colpevole di aver amato un Papa per la sua grande umanità. Mi sembra uno snobismo inaccettabile, che denota invece una incomprensibile avversione e timore che un Papa possa essere amato e venerato dalle masse e riceverne il consenso. Per te questo è sintomo e sinonimo di un sicuro compromesso con la modernità ed i poteri occulti e globalisti? Per me è una più forte sintonia e avvicinamento alla Fede anche da parte di chi magari si sentiva abbandonato o escluso da Essa. Non vedo cosa ci sia di negativo. Detto questo, credo che appiccicare etichette ideologiche ai Papi non sia un buon esercizio e la delicatezza e complessità delle dimissioni di Ratzinger, che io considero al pari di Wojtyla un altro Gigante della Cristianità, abbia bisogno di una riflessione approfondita senza necessariamente ritagliare teoremi politici o globalisti-finanziari o trame occulte.

  4. Quoto Erio specificando che non Mi sembra L’articolista Leonardo Petrocelli abbia voluto essere offensivo o volgare verso Giovanni Paolo II. Aggiungo inoltre che numerose furono le sue esortazioni verso i governi occidentali a capire le storture di un capitalismo che produce solo diseguaglianze e una societa’ industriale malata appunto di”modernismo”. e anche nei confronti di un certo uso smodato delle tecnologie mi risulta che anche qui Giovanni Paolo II non si sia affatto risparmiato o tirato indietro.
    In sostanza la” massa liquida della modernita’ esiste eccome, ma non mi sembra fosse tra i sostenitori di Woitila. Se anzi i giovani hanno riscoperto passioni e voglia di ” Comunita” lo dobbiamo proprio a Giovanni Paolo II!!
    Tutto qua.
    UN caro saluto a tutti Voi per il dibattito innestato.
    Agostino

  5. Erio, ti ricordo un’immagine. Quella di Wojtyla con indosso gli occhiali da sole di Bono Vox che, detto fra parentesi, io non oserei mai portare nemmeno in spiaggia. Eppure il Papa lo fece, in omaggio ad una comunicatività simpatica, fresca, giovane. In una parola “moderna” che ti piaccia o meno. Ora, questa trovata – che io pesco dal mazzo a titolo di esempio – la si può trovare geniale, spiritosa, furbissima nello strappare un sorriso al pubblico più scanzonato. Io la trovo tragicamente patetica. Lo direi per un politico e, a maggior ragione, per una guida spirituale. Ma riconosco che funziona proprio perché intercetta l’attenzione delle masse della modernità liquida, quelle che hanno adorato Wojtyla proprio in virtù di alcuni riferimenti esteriori: i giovani, i concerti, il “se sbalio mi corrigerete”. Perché tanto basta agli sciocchi (a proposito di questo aggettivo, lo confermo pienamente. E pregherei chi ha messo mano al pezzo, modificandolo, di sincerarsi almeno che il proprio intervento non scombussoli la correttezza grammaticale della frase).
    È curiosa l’accusa di provare timore verso un Papa. La lascio cadere nella sua totale inspiegabilità, ma sottolineo come fosse invece Ratzinger a fare paura. E tanta. Ma non certo a me, bensì a quelli che tu definisci – con un gergo banalizzante e un po’ canzonatorio, alla maniera di “Repubblica”- “poteri occulti e globalisti”. Ebbene, sono esattamente i potentati contro cui Benedetto XVI ha lottato per il suo intero pontificato e da cui è stato massacrato con attacchi, strumentali e velenosi, di ogni sorta. Ho tentato di documentarlo dipingendone la lenta deriva “forzata”, evidente controprova di una spinta incalzante ricevuta da fuori. Chiaramente sono molte le ragioni alla base del ritiro: la stanchezza fisica, la vecchiaia, i movimenti di potere interno e quel desiderio di farsi più in là per lasciare sotto i riflettori l’evidenza del disastro. Ma nessuna di tali concause, ed è questa la mia opinione, è decisiva quanto la guerra che gli è stata mossa.
    Non comprendere il passaggio in questione significa non avere la minima idea della portata, dell’azione e dell’influenza dei nemici contro cui il Papa ha dovuto lottare per anni. E servono a poco le invocazioni alla delicatezza e alla complessità quando sfugge l’essenziale storico e metastorico. Ratzinger, più puntualmente di Wojtyla, ha indicato ai cristiani (e non solo) un cammino, una meta, un’opera e un avversario. Purtroppo, parlava alle masse sciocche della modernità liquida che, ahìnoi, non smettono mai di allargarsi.

  6. Dunque mi confermi che è solo l’istrionismo e le trovare “mediatiche” a fare di un Papa l’oggetto dei tuoi strali, sui cedimenti alla dottrina non ne fai parola e mi fa piacere. Per inciso non sottovaluto e non canzono i poteri “globalisti e finanziari”, so che esistono e che blandiscono, dico solo che l’atto di Ratzinger credo sia di una portata ancora ignota che andrebbe attesa, forse, un pò più di chiarezza prima di azzardare ipotesi di quel tipo. Ritornando a Giovanni Paolo II credo che l’opportunità o meno della singola trovata spiritosa è un conto, ma che tu possa ritenere che chiunque lo abbia amato e considerato un punto di riferimento, e sia a Lui devoto, al netto di “giovani, concerti e occhiali da sole” come automaticamente annnoverabile come sciocco moderno e liquido, lo trovo inaccettabile ed offensivo. Spero davvero non sia così. Significherebbe che chiunque non faccia la tua stessa analisi, rientra naturaliter in quella categoria. Me per primo, devo dedurne, visto che la platea “non smette di allargarsi”.

  7. Erio facciamo un po’ di chiarezza.
    Il modernismo di Wojtyla è per me da riferirsi alla sua strategia comunicativa esteriore. Non alla dottrina che non cito e che, come ho già scritto, richiederebbe una trattazione a parte e ben più ampia. Ritengo, parallelamente, che il successo di massa – e cioé quello ottenuto su numeri giganteschi e anche presso i non cattolici – sia dovuto in buona parte al suo modo di porsi. Ne rimango convinto. Così come, al contrario, la freddezza mostrata da tanti verso Ratzinger non la si deve al contenuto delle sue encicliche (che in pochi avranno letto) ma alla sua austerità e a quell’insieme di sciocchezze che sono state diffuse sul suo conto, ad iniziare dai presunti trascorsi “nazisti”. Il mondo moderno vive di percezioni, purtroppo.
    Andando oltre, sono lieto di vedere cha anche tu registi la presenza dei cosiddetti poteri “globalisti e finanziari” e della loro tragica influenza. Non sembrava dal tuo iniziale commento. Di certo, è evidente che le analisi saranno sempre più precise con il trascorrere del tempo perché molti nuovi elementi giungeranno all’attenzione di tutti. Ma io non sono uno storico e non scrivo libri due anni dopo gli eventi. Sono un giornalista e scrivo articoli di 3000 battute, possibilmente con tempestività quasi immediata, a beneficio del pubblico.
    E ho voluto fornire una chiave di lettura asciutta, la mia, che non sottovaluta la complessità del fenomeno e non chiude la porta all’aggiungersi di altre riflessioni.
    Sono comunque felice del dibattito, anche duro, che può svilupparsi dopo la lettura di uno scritto su un tema così delicato. Siamo qui per questo. Come diceva Agostino che ringrazio per il suo garbo.

  8. Giusto. per inciso, Ratzinger era sbarcato anche su Twitter…più moderno di così…

  9. Assolutamente sì. Infatti quello è l’atto ultimo – forse il più simbolico – del cammino regressivo e della “riconversione” cui è stato costretto, proprio lui che era partito da ben altre premesse (e dunque non può trattarsi di un percorso spontaneo).
    In questo c’è la sconfitta del gigante, esattamente come scritto nel pezzo.

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