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Calcio. Il destino di Delio Rossi tra reazioni plateali, Zeman e il mito di Oronzo Canà

Pubblicato il 13 febbraio 2013 da Giovanni Vasso
Categorie : Pallone mon amour

delio rossiDelio Rossi, un allenatore nel pallone. Chi lo avrebbe mai detto che proprio lui, impassibile, distaccato, degno ‘figlio’ del maestro Zdenek Zeman sarebbe diventato più vulcanico di Oronzo Canà, il mitico allenatore della sgangherata Longobarda di Aristoteles interpretato da Lino Banfi negli anni ’80.

A pensarci bene, tra Rossi e Canà ci sono delle coincidenze impressionanti, sintomo che anche tra realtà e finzione il sottile filo che divide gli irriducibili opposti non è così invalicabile. Tanto per cominciare sono stati, da calciatori, entrambi mediani. Poi tutti e due hanno qualcosa a che fare con Foggia: la ‘jena del Tavoliere’ per ovvie ragioni meta-cinematografiche, Delio Rossi invece in Puglia ha iniziato ad allenare – all’inizio degli anni ’90 -, la ‘primavera’ dei satanelli dell’era di Zemanlandia. Entrambi hanno un oracolo cui sono devotissimi: Oronzo Canà venera l’algido barone Niels Liedhom, Delio Rossi è stato per anni un ‘fedayn’ del gelido boemo Zdenek Zeman.

Entrambi hanno gli stessi, irriducibili avversari: i narcisi del pallone e un’irruenza insospettabile (ma questo vale solo per Rossi, ovviamente).

Il trainer della Longobarda doveva guardarsi le spalle dalla ‘bandiera’ Speroni, campione sì ma nel letto della ‘presidentessa’, che non solo gli azzoppa Aristoteles in pieno campionato ma poi, in combutta con il presidente Borlotti, tenta di combinare la partita decisiva per la salvezza della squadra.

Delio Rossi, invece, a Firenze ha preso a pugni – in diretta televisiva – un ragazzetto sboccato che lo aveva pesantemente insolentito e poi a Genova, al timone della Sampdoria, si è trovato di nuovo nell’occhio del ciclone perché ha mostrato il dito medio ai calciatori della Roma per questioni di ‘rigore’. Forse quello di Rossi è stato un gesto di vendetta dell’allievo nei confronti dei carnefici del loro maestro (e torna Zeman..) ed in questo caso sarebbe curioso osservare che tra i censori del gesto del tecnico riminese ci sia stato proprio Daniele De Rossi, l’eterno capitan Futuro simbolo dello scontro insanabile tra la Roma a stelle, strisce e merletti e il suo ex allenatore.

Adesso è fatta, due turni di squalifica (niente Daspo, almeno per lui..), pipponi ‘rieducativi’ da sorbire tutti insieme e multa da donare in beneficenza. Tutto sommato, a Delio Rossi gli è andata pure bene: quando Oronzo Canà litigò con l’arbitro nella partita contro la Juve gli rifilarono otto giornate di squalifica…

Di Giovanni Vasso

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